Giacomo Sartori, troupe Storie Italiane derubata/ C’è correlazione con la sua morte?

- Alessandro Nidi

Giacomo Sartori, derubata troupe televisiva della trasmissione di Rai Uno “Storie Italiane”: indagini in corso, rilevata un’impronta

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Troupe Storie Italiane derubata

La morte di Giacomo Sartori, tecnico informatico di 29 anni e ritrovato privo di vita accanto a una quercia nel Pavese, è tornata a rivestire un ruolo centrale nella puntata di “Storie Italiane” andata in onda oggi, martedì 28 settembre 2021. Intanto, come vi accennavamo ieri, la troupe del programma di Rai Uno condotto da Eleonora Daniele ha subìto un furto giovedì scorso, con il vetro oscurato dell’automobile mandato in frantumi e il materiale utile all’effettuazione delle dirette trafugato da ignoti.

Un danno da 30mila euro circa, tanto che ci si chiede se ci possa essere correlazione tra questo episodio e la dipartita di Sartori. L’inviato Edoardo Lucarelli ha asserito intanto che è stata repertata dai Ris di Parma “una traccia dattiloscopica e ben visibile, un’impronta digitale, che potrebbe darci novità. Nel caso in cui quella traccia sia importante, quando sarà inserita all’interno di un sistema delle forze dell’ordine, se la persona che ne è proprietaria ha dei precedenti penali, è chiaro che sarà facile risalire alla sua identità”.

GIACOMO SARTORI: OGGI L’ESAME IRRIPETIBILE SUL SUO TELEFONINO

Nel frattempo, come asserito dal giornalista, quella di oggi sarà una giornata importante per provare a fare luce sulla dipartita di Giacomo Sartori, in quanto verrà aperto e analizzato il suo telefonino, ritrovato alla base della quercia. Si tratterà di un esame irripetibile e dunque si capirà se effettivamente ci saranno stati dei rapporti con altri soggetti non conosciuti. “Giacomo – ha sottolineato l’inviato di ‘Storie Italiane’ – è arrivato nel Pavese in piena notte e la sua automobile ha fatto diversi giri su se stessa, come se lui stesse cercando questo luogo senza sapere bene dove potesse essere”.

Roberto Alessi, direttore di Novella 2000 e direttore editoriale del settimanale “Visto”, ha affermato che in quella zona ci sono diversi rustici utilizzati da bande criminali per nascondere il bottino o per favorire lo spaccio, tanto che i contadini proprietari di casolari sono costretti a murare porte e finestre al fine di impedire la loro occupazione.

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