Giordano Bruno/ 420 anni dopo il rogo: la sua polemica contro i “servi del potere”

- Silvana Palazzo

Giordano Bruno, il 17 febbraio di 420 anni fa fu bruciato vivo. La sua polemica contro i “servi del potere” resta attuale: l’eco del pensiero del filosofo non si è spenta

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Giordano Bruno (Foto: Wikipedia)

Giordano Bruno, il filosofo “impertinente, ostinato e impenitente”. Così lo ha definito il tribunale dell’Inquisizione nel lontano 1600. E proprio il 17 febbraio venne arso vivo in Piazza de’ Fiori a Roma, dove oggi c’è la statua eretta in suo ricordo nel 1989. E quindi oggi ricorre il 420esimo anniversario della sua morte. Sono tante le iniziative in Italia per ricordare colui che è considerato uno dei simboli del libero pensiero. Il suo pensiero è vivo come non mai perché attuale: c’era il richiamo a costruire libertà e giustizia, la polemica contro il potere che si intreccia nella rete della corruzione. Con la filosofia dell’infinito divenire, Giordano Bruno rimise al centro la materia e prospettò la possibile uscita da ogni soggezione, etica ed economica, ma anche sociale. Se la materia è finita, infinite sono le possibilità di conoscere e agire. E quindi ognuno può costruire la sua storia, modificarla, perché ognuno ha nelle proprie mani le chiavi della sua vita. E quindi invitava a costruire un mondo oltre la religione della soggezione per puntare su una fratellanza basata sulla libertà e il rispetto reciproco.

GIORDANO BRUNO, 420 ANNI DOPO IL ROGO: L’ECO DEL SUO PENSIERO

Giordano Bruno fu bruciato vivo il 17 febbraio 1600 in seguito alla sentenza di un processo durato otto anni. La “colpa” del filosofo era l’eresia: le sue idee audaci erano contrarie alla dottrina della chiesa cattolica. Si uccise il suo corpo, ma non il suo pensiero, la cui traccia ha resistito al trascorrere dei secoli e ha segnato la storia. L’eco della sua vita, del processo e del rogo si è spenta per oltre due secoli, ma con la presa di Roma da parte delle truppe di Napoleone furono aperti gli archivi del Vaticano e la sua storia venne alla luce. Giordano Bruno è ricordato soprattutto per il “torto” subito anziché per il pensiero filosofico che aveva concepito. E quando si ritrovò ad ascoltare il verdetto atroce, dopo otto anni di detenzione e sevizie, ebbe la forza di rivolgersi ai suoi accusatori con una frase memorabile che in quanto tale è rimasta nella storia: «Forse voi giudici pronunciate la sentenza contro di me con più paura di quanto io ne abbia nell’ascoltarla».

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