Giorgio Gaber era di destra o di sinistra?/ La sua libertà di ‘smontare’ l’ideologia

- Niccolò Magnani

Giorgio Gaber era di destra o di sinistra? Il dilemma sciolto dallo stesso cantante con l’irriducibile cifra della libertà per “smontare” l’ideologia politica.

Gaber
Giorgio Gaber (LaPresse)

GIORGIO GABER ERA DI SINISTRA? DI DESTRA? NESSUNO DELLE DUE?

Se per caso qualcuno questa sera, davanti al “Canta Gaber” proposto da Techetecheté di Rai 1 (ore 20.30 su Rai 1, in streaming su RaiPlay) si ponesse per un attimo la domanda “ma Giorgio Gaber… era di destra o di sinistra?”, ecco la risposta potrebbe deluderlo. O forse, se intelligente, potrebbe sorprenderlo e in alcuni casi anche commuoverlo. Dopo “La Libertà”, di certo la canzone più nota del vasto repertorio di questo genio musicale e culturale italiano era “Destra-Sinistra”: nel passaggio forse più famoso del testo, il duo Gaber-Luporini scriveva «Tutti noi ce la prendiamo con la storia; Ma io dico che la colpa è nostra; È evidente che la gente è poco seria; Quando parla di sinistra o destra; Ma cos’è la destra cos’è la sinistra…». In molti, anche oggi, citano quella canzone di Gaber come sorta di “esemplificazione” del disastro della politica, come una “decostruzione” addirittura nichilista sul fatto che nella cultura e società di oggi non esistono più gli schemi politici di una volta.

È vero senz’altro, come riconosceva lo stesso Gaber nei decenni di Teatro Canzone portati in giro per tutto il Paese: eppure quel testo dice qualcosa di più, qualcosa che può aiutarci nella nostra “ricerca” per capire dove batteva politicamente il cuore di Giorgio Gaber. Prendiamo la premessa iniziale, parlata, a “Destra-Sinistra”: l’amico fraterno di Enzo Jannacci infatti introduceva il brano dicendo «Le parole, definiscono il mondo, se non ci fossero le parole, non avemmo la possibilità di parlare, di niente. Ma il mondo gira, e le parole stanno ferme, le parole si logorano invecchiano, perdono di senso, e tutti noi continuiamo ad usarle, senza accorgerci di parlare, di niente». Il punto centrale non è l’ideologia di destra o quella di sinistra, il punto sono “le parole”, ovvero noi. Gaber parlava alle masse reduci dagli anni difficili post-ideologici, dove il fallimento tanto della destra quanto della sinistra era davanti agli occhi di tutti: il suo “Basta!” finale al brano in questione poteva rappresentare una sorta di mossa anti-sistema, un po’ snob e demagogico. E invece era un “basta” rivolto all’individuo così incastrato nella propria ideologia da non riuscire più a vedere la “carnalità” della realtà, come racconta sempre Giorgio Gaber nella meravigliosa “Chiedo scusa se parlo di Maria”.

LA LIBERTÀ DI GIORGIO GABER NELLO SMONTARE L’IDEOLOGIA DESTRA/SINISTRA

L’intera cifra della composizione gaberiana si incentra non sulla politica e nemmeno sulla satira, ma sul racconto della persona davanti alla politica, davanti all’ideologia, davanti alla libertà. Proprio la libertà – non quella politica, arci abusata da sinistre e collettivi che citano spesso a sproposito il “loro Gaber” in quanto non colgono pienamente l’intensa umanità del genio inventore del teatro-canzone – è sempre astata la cifra della carriera di Giorgio Gaber. Negli anni del ’68 e successivi, Gaber si trovava certamente più “prossimo” agli ambienti di sinistra che non a quelli di destra eppure questo non tolse l’irriducibilità del personaggio: «Molti amici di sinistra non mi perdonavano la scelta di Forza Italia e non la perdonavano neppure a Giorgio! Secondo loro avrebbe dovuto lasciarmi per questo», raccontava Ombretta Colli nel suo libro sul rapporto e la storia con il marito Giorgio Gaber. Ancora la moglie, che più di tutte ha colto da vicino il valore “politico” ampio dell’uomo prima ancora dell’artista: «L’ho amato molto e ho imparato tantissimo da lui, dal suo buon senso e dalla sua acutezza di analisi, dal suo sospetto verso estremismi, dietrologie e idee in voga. Perché la verità è che Giorgio non amava essere anti conformista ma semplicemente non conformista. Era contro il pensiero massificato».

Eccoci quasi giunto alla “soluzione” del mistero: Gaber non voleva essere né di destra né di sinistra, ma non per “snobismo” ma perché il suo obiettivo era altro, era più in alto. Gaber non votava dal ‘75, eppure quanto Colli scende in politica va a votare per sua moglie: «Un grande gesto d’amore. Crede in lei e nelle sue doti. In molti non glielo perdonano», spiegava il “Corriere” nel riportare le confessioni della moglie Ombretta. Le prese in giro del regime destrorso, come lo sbertucciare la “narrazione ideologica comunista” in “Chissà nel socialismo” o ancora meglio in “Al Bar Casablanca” sono tutti indizi disseminati da Giorgio Gaber per farci capire quanto sia fuori asse la domanda “sei di destra o di sinistra”. In un’intervista anni fa a Vincenzo Mollica, Gaber risponde così: «Con Destra-Sinistra cosa volevo dire? La polemica è su questo apparente fortissimo antagonismo delle due parti. Io sono convinto che in questo momento la politica ha poche possibilità di risolvere i nostri problemi e che esasperare questi contrasti fa bene solo alla politica e non al Paese. Quindi la canzone nasce per smontare questo dualismo così violento e riportare tutto alle cose che riguardano la gente e che interessano al Paese». Prima della politica e dentro la politica, prima ancora del pre-giudizio, vi stava il pensiero: anzi, la libertà di pensiero.







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