GIOVANI E LAVORO/ La scommessa del Recovery passa dagli Its

- Claudio Quintano

Gli Its possono essere i pivot del piano Draghi per realizzare l’Obiettivo 4.4 dedicato all’Istruzione di qualità terziaria professionale per i giovani

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Emerge chiaramente che la realizzazione del Pnrr di Draghi rilancia il Paese mettendo al centro il lavoro dei giovani italiani. Quindi il dato statistico dei Neet (giovani che non studiano e non sono occupati) da una parte e quello della Tsl (durata della transizione scuola-lavoro), dall’altra, sono cruciali e assorbono l’attenzione di tutte le componenti economiche e sociali del Paese, non solo per la realizzazione del Piano ma anche per creare un focus sulle istituzioni artefici che sono in gioco.

Il Pnrr mette in campo, con una certa probabilità, ad un livello da definire, caso per caso, l’universitarizzazione dell’istruzione professionalizzante per riproporre quest’ultima in contesti mutati, spingendosi sullo sfondo di livelli più alti dell’istruzione.

L’istruzione professionalizzante, nel corso degli anni, sia ai livelli bassi che intermedi, non ha assolto funzioni e ruoli, come ci si aspettava.

L’istruzione professionale, che multifattoriale è considerata subalterna all’istruzione dei licei, va inquadrata a seconda del ramo di attività economica, dei livelli di maturazione tecnologica dell’apparato produttivo del tempo in cui viene messa a frutto, e quindi al contributo all’evoluzione della società.

Le sue modalità di organizzazione hanno risposto variamente a normative ministeriale, regionali o di altro tipo che insistono sul territorio, spessissimo in presenza dell’intermediazione sindacale e/o industriale.

La numerosità delle determinazioni di ciascuna variabile (scuole, alunni iscritti, promossi, tempo di transizione dalla scuola al lavoro) è cambiato nel tempo senza   poter consegnare al futuro una legge comportamentale ottenibile, invece se l’ambiente fenomenico fosse stato significativamente consistente.

Il Pnrr, tuttavia, passerà sicuramente alla storia per gli Istituti tecnici superiori (Its) quali pivot del Piano Draghi nell’ambito di un particolare tipo di istruzione professionalizzante, terziaria, nonostante siano ancora insufficienti, specialmente al Sud, riconoscendo un notevole potenziale per l’adattabilità alle esigenze quantitative e qualitative dello sviluppo delle tecnologie delle attuali attività produttive alle quali saranno strumentali.

Gli Its rappresentano in primis uno sbocco naturale, per i diplomati degli istituti tecnici e professionali, desiderosi di un’istruzione terziaria pur essendo privi di un adeguato background accademico, ma qui con gli Its possono essere chiamati a costruire un processo educativo più pregiato, dagli effetti di maggiore efficacia sulle nuove tendenze del mercato del lavoro.

Per entrare in argomento si fa riferimento al terzo Seminario della serie del Gruppo Unimi 2040, tenutosi prima che venisse redatto il Pnrr. In quella occasione hanno relazionato Andrea Gavosto, Alessandro Mele, Marino Regini, mentre le discussioni, sul tema, pertinenti, serrate e convincenti, sono state affidate a Luciano Modica, ex sottosegretario all’Istruzione, e a Francesco Pastore, Economista dell’Università Vanvitelli, leader sul tema delle transizioni Scuola-Lavoro dell’Iza Institute for the Study of Labor e autore di diversi editoriali. Autori, questi ultimi, presenti sull’argomento da moltissimi anni.

E’ il sistema che secondo il Piano Draghi può essere rilanciato con i fondi del Recovery e trova un giudizio dell’Asvis (del 27 maggio 2021), definibile degno di attenzione, in corrispondenza della Colonna Target Indicatori “4 Goal, Istruzione di qualità. 4 Missione”, dello schema che ospita il riepilogo del quadro degli interventi e i Commenti:

Riforma 1.1: Riforma degli istituti tecnici e professionali

Riforma 1.2: Riforma del sistema Its Investimento

Riforma 1.5: Sviluppo del sistema di formazione professionale e terziaria

Riforma 1.6: Riforma delle Lauree abilitanti per determinate professioni

Stanziamento nel Pnrr – 1,5 miliardi di euro.

Ecco il Commento dell’Asvis: “Aumento degli iscritti a percorsi Its dai livelli attuali (18.750 frequentanti e 5.250 diplomati l’anno) ad almeno il 100% in più; tuttavia, auspicabilmente il target dovrebbe essere sensibilmente rivisto al rialzo, anche per rispondere alla fortissima domanda di tecnici delle imprese. Inoltre, l’investimento su Its, economicamente piuttosto rilevante (1,5 miliardi), risulta poco trasversale: non è affatto evidente che favorisca il riequilibrio di genere e dei divari territoriali (insieme alle politiche giovanili, le altre due priorità trasversali). Anche la riforma delle lauree abilitanti contribuisce ad accelerare l’ingresso dei giovani nella vita attiva. Sarebbe opportuna, inoltre una struttura interdipartimentale tra ministeri e Regioni competenti, aperta alle associazioni di imprese più rappresentative, una razionalizzazione della governance delle Fondazioni Its e una stabilizzazione dei finanziamenti”.

C’è molto interesse e fretta a che il problema della nodale professionalizzazione della formazione, diventato ormai ineludibile, sia ormai da risolvere. Sono consapevole, soprattutto nella mia esperienza di docente, per aver vissuto, insieme agli studenti, periodi di titubanze istituzionali, inconcludenti di risultati che vedessero ridotta la transizione scuola-lavoro, qualunque fossero i transeunti ordinamenti scolastici.

Sono d’accordo nel condividere l’ambito delle soluzioni enunciate dal Pnrr, suggerendo rinforzi, raddoppi di alcune cifre e proponendo, tra l’altro la “riorganizzazione di una struttura interdipartimentale tra ministeri e Regioni aperte alle associazioni di imprese più rappresentative… e con le Fondazioni Its”.

Andando indietro nel tempo sono state sperimentate più combinazioni organizzative tra gli organi della Pubblica amministrazione. Ad esempio, con il ministro Letizia Moratti l’istruzione professionale venne affidata alle Regioni, dando luogo ad un meccanismo che consentiva di drenare, a parità di altre condizioni, più risorse in proporzione al peso delle tipologie delle corrispondenti attività produttive.

Invece, con il ministro Fioroni sia l’istruzione universitaria sia quella professionale furono concentrate al ministero dell’Istruzione. Nella maggior parte dei casi, durante i diversi Governi, c’è stata una partecipazione regionale più massiccia, rinforzata per gli Its da apposite Fondazioni e consorzi imprenditoriali.

L’Istituto nazionale di documentazione, innovazione e ricerche educative (Indire), che rappresenta l’istruzione universitaria superiore, nella pubblicazione relativa al Monitoraggio nazionale 2021 ha analizzato gli Esiti della valutazione dei percorsi Its a partire dal 2010. Essi si ispirano a modelli consolidati in altri Paesi europei, Germania, Svizzera e Francia. Ciascun diploma corrisponde a figure nazionali, a piani di studi definiti con le imprese e a competenze sviluppate nei luoghi di lavoro. Di durata biennale o triennale, lo stage relativo è obbligatorio per il 30% delle ore complessive e, almeno il 50% dei docenti deve provenire dal mondo del lavoro.

L’Indire del Miur sta seguendo sin dalla nascita questo segmento formativo di alta tecnologia.

Il Pnrr inaugurerà questo segmento professionalizzante di istruzione ad alta tecnologia e sin dall’inizio partirà dai dati qui sopra indicati e sarà amministrata, per la prima volta da un’apposita (unica) struttura interdipartimentale Università-Regioni-Fondazioni Its.

Nel passato, il processo di professionalizzazione degli apprendimenti si manifestava ai livelli più bassi delle competenze e della scala di preparazione educativa dei soggetti destinatari dei servizi di istruzione. Le tecnologie ed i processi produttivi di allora richiedevano che si concentrassero proprio sui saperi più semplici. La professionalizzazione di quel tipo era ormai un problema fisso, ma non nella tipologia delle soluzioni, che continuavano comunque a segnalare la permanenza del grave problema di una lunga transizione scuola-lavoro.

Purtroppo questi obiettivi non furono raggiunti, impedendo la formazione di una classe professionalizzata di popolazione alla quale far condividere la responsabilità di associare ad essa una parte del ruolo di classe dirigente e non unificare l’attenzione, dandone tutto il peso alla classe intellettuale (di impostazione gentiliana).

Se ciò fosse avvenuto, oggi avremmo fruito almeno di un forse utile copia-incolla di collegamento della pregressa esperienza della professionalizzazione a quella oggi nuova, in via di realizzazione, che avrebbe potuto dare maggiore tenuta al progetto di assecondare le “curvature” dei curricula Stem (Scienza, tecnologia, ingegneria e matematica) e delle soft-skills (competenze trasversali, complete e altamente sviluppate, che possono essere preziose per il successo aziendale partendo dal versante delle doti personali) nella canalizzazione universitaria e in tutto o in parte, anche gli Its.

Nell’epoca in cui si punta sul progresso dei popoli, attraverso il “credo” della   sostenibilità, più che sul “credo” del benessere materiale, si ha bisogno di processi educativi impregnati di professionalizzazione ai massimi livelli delle competenze nei “percorsi” didattici universitari e ai massimi livelli della scala di preparazione educativa dei soggetti destinatari dei servizi di istruzione (inseribili anch’essi nei “corridoi” universitari).

Per concludere, il Pnrr promette di portarci verso un sistema di strutture superiori e universitarie di tipo misto. Allo scopo si rilevano raccordi importanti e ben funzionanti, come la maggiore collaborazione tra Anpal (Agenzia nazionale per le politiche attive del lavoro) e Cpi (Centri per l’Impiego), con l’Inps che rende più efficaci le politiche attive del lavoro eccetera.

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