Giovanni Ciacci come Pamela Prati?/ Rivelazione choc: “Un ragazzo in carcere…”

- Valentina Gambino

Giovanni Ciacci, ecco la sua confessione choc: anche lui come Pamela Prati, ingannato da un eterosessuale chiuso in prigione, tutti i dettagli.

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Giovanni Ciacci a Detto fatto

Giovanni Ciacci come Pamela Prati? Questo il racconto dell’esperto di moda, intervistato tra le pagine di Novella 2000. E così, mentre si vanno delineando i contorni della vicenda che vede protagonista la showgirl sarda, promessa sposa di Mark Caltagirone (che non esiste, come da lei stessa ammesso a Verissimo), altri personaggi del mondo dello spettacolo, confidano di avere vissuto delle situazione analoghe. Tra i principali vip che hanno raccontato di avere subìto delle “truffe d’amore”, citiamo: Alfonso Signorini, direttore di Chi, i fratelli Arcuri, Manuela e Sergio, Sara Varone, e Giovanni Ciacci, storico costumista di Detto fatto. Nel caso di Ciacci, la favola poteva trasformarsi in un vero incubo. “Lo ricordo come fosse ieri, anche se sono passati tre anni: ero a Milano, stavo traslocando, ero molto impegnato. In quel periodo non ero solito leggere tutti i commenti che mi arrivavano sui social, ma un messaggio privato su Facebook ha catturato la mia attenzione”. Un ragazzo bellissimo, che ricordava vagamente Fabrizio Corona, aveva scritto un messaggio a lui indirizzato.

Giovanni Ciacci, confessione choc: “Un ragazzo in galera mi corteggiava…”

“Mi ha corteggiato a lungo. – continua Giovanni Ciacci – lo, stupidamente, ho creduto alle sue promesse. Ingenuità? Forse. Lui si chiamava Antonio, ma credo fosse un nome di fantasia. Era rumeno, Mi scrisse che aveva vissuto a lungo in Italia e in quel momento era in Austria. La corrispondenza è andata avanti per due o tre mesi, oltre ai suoi messaggi mi mandava foto, anche intime e molto spinte. Pur essendo eterosessuale, diceva di voler provare un’esperienza con un uomo e aveva scelto me (…) Mi chiedeva foto mie, grazie al cielo non avere assecondato le sue richieste è stata la mia salvezza”. Ciacci aveva voglia d’incontrarlo, specie dopo tre mesi di fitta corrispondenza online. “Magari l’avrei raggiunto a Vienna o potevamo incontrarci a metà strada, in Trentino. A quel punto lui mi ha confessato che era un detenuto e che mi scriveva da un cellulare entrato in carcere clandestinamente. Io non gli ho creduto, pensavo fosse una scusa per evitare l’appuntamento, ma lui mi ha inviato le sue foto dentro la cella. Io ero sconvolto. Lui ha rilanciato invitandomi in carcere per fare sesso dentro la cella. Avremmo dovuto corrompere delle guardie carcerarie con del denaro, diceva che era una cosa di routine”.



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