Giovanni Malagò indagato per falso/ Per l’elezione di Miccichè a presidente Lega A

- Claudio Franceschini

Giovanni Malagò indagato per falso: al centro dell’inchiesta dei pm di Milano le presunte irregolarità sull’elezione di Gaetano Miccichè a presidente di Lega Serie A, nel marzo 2018.

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Gaetano Miccichè con Giovanni Malagò (Foto LaPresse)

Giovanni Malagò è indagato per falso: i pm di Milano Paolo Filippini e Giovanni Polizzi hanno acquisito già lo scorso gennaio la registrazione e le “plurime irregolarità” che il procuratore vicario della FIGC, Giuseppe Chinè, aveva adottato in una istruttoria sportiva comunque archiviata. Adesso i pm, insieme all’aggiunto Maurizio Romanelli, hanno chiesto al notaio Giuseppe Calafiori che i voti iniziali, avvenuti a scrutinio segreto, siano resi pubblici. Di cosa si sta parlando? Della votazione con la quale il 19 marzo 2018 le 20 società di Serie A avevano eletto Gaetano Miccichè presidente di Lega. Lo stesso si sarebbe poi dimesso dopo 20 mesi, per avere ritenuto inaccettabili le prime polemiche; all’epoca dei fatti Malagò era commissario dopo le dimissioni di Carlo Tavecchio, che era comunque rimasto in carica fino all’assemblea direttiva.

MALAGO’ INDAGATO PER FALSO: I FATTI DELL’ASSEMBLEA

Secondo la ricostruzione del Corriere della Sera, nasce tutto dalla necessità di affrontare conflitti di interessi di candidati alla presidenza di Lega, che in precedenza avessero ricoperto incarichi in istituzioni private di rilevanza nazionale in rapporto con le squadre o i loro gruppi. Ora, Miccichè fa parte del CdA del gruppo Rcs ma già qualche giorno prima era certo di avere la maggioranza utile per essere eletto; così, il 9 marzo la Lega aveva approvato una modifica dello statuto portando alla necessità di avere l’unanimità per l’elezione. Il voto, secondo l’articolo 9 dello statuto, sarebbe dovuto rimanere segreto. Statuto ricordato da Ezio Maria Simonelli (presidente dei revisori) e Gerardo Mastrandrea (giudice sportivo), a seguito della proposta di Andrea Agnelli di procedere all’acclamazione e l’assenso di Malagò, che aveva detto di voler procedere in quel modo “se no salta tutto”.

A quel punto si era proceduto al voto, ma subito erano sorti i dubbi; dalla registrazione si sente una voce chiedere cosa succederebbe se qualcuno avesse votato contro Miccichè, e qualcun altro che risponde “famo sparire il seggio”. Era così intervenuto Mauro Baldissoni, che aveva proposto la rinuncia al voto segreto invitando i contrari ad uscire allo scoperto. “Sarei in imbarazzo se, aprendo le buste, non ci fosse l’unanimità necessaria anche ai fini della modifica statutaria”. A quel punto, Malagò avrebbe appoggiato la proposta chiedendo anche di esplicitare eventuali dichiarazioni di voto contrarie a Miccichè per una “questione di buon senso. Tutti apparentemente favorevoli, e così l’allora commissario aveva disposto che le schede non fossero scrutinate, ma “inserite in un plico sigillato in cassaforte” come risulta dal verbale della riunione firmato da Ruggero Stincardini (segretario) e dal già citato Mastrandrea. “Sono tranquillo” ha già commentato Malagò. “Tutti sono sempre stati a conoscenza dei fatti che si sono svolti nell’assoluta trasparenza”.

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