Giuseppe Graviano/ “Stragi mafia? Imprenditori milanesi non volevano si fermassero”

- Emanuela Longo

Giuseppe Graviano, il boss delle stragi di mafia rompe il silenzio dopo 26 anni: “Imprenditori di Milano non volevano si fermassero”

giuseppe graviano
Giuseppe Graviano

Dopo 26 anni di carcere duro, Giuseppe Graviano rompe il silenzio. Lui è il boss delle stragi considerato l’uomo che custodisce i segreti dei rapporti tra mafia e politica durante il periodo più delicato e cupo del nostro Paese, tra il 1993 ed il 1994. A quasi un trentennio, per la prima volta accetta di rispondere all’interrogatorio del pm e dei giudici, durante il quale, come racconta Corriere della Sera, ha lanciato messaggi di avvertimento. “Se volete scoprire i veri mandanti delle stragi indagate sul mio arresto”, ha rivelato al pm Giuseppe Lombardo nell’ambito del processo che lo vede imputato insieme al boss della ‘ndrangheta Rocco Filippone. Entrambi sono accusati dell’uccisione di due carabinieri, omicidi avvenuti a Reggio Calabria del gennaio 1994 e del ferimento di altri quattro militari dell’Arma. I delitti sarebbero collegati agli attentati del ’93 di Firenze, Roma e Milano per costringere, stando all’accusa, lo Stato e Forza Italia a scendere a patti con la mafia. Era il 27 gennaio del 1994 quando Graviano fu arrestato, insieme al fratello Filippo, anche lui condannato all’ergastolo, e al palermitano Giuseppe D’Agostino, padre dell’ex calciatore Gaetano.

GIUSEPPE GRAVIANO, PARLA IL BOSS DELLE STRAGI

Oggi Giuseppe Graviano ha ammesso che D’Agostino “è stato coinvolto a sua insaputa”. In merito ha spiegato: “era la prima volta che veniva a Milano, l’ hanno avvicinato con la storia che doveva far fare al figlio un provino con il Milan Se indagate su questo arriverete ai mandanti delle stragi”. Come emerse nel corso dei processi a suo carico, a segnalare al Milan Gaetano D’Agostino fu proprio Dell’Utri, e questo lo va a collegare in qualche modo al boss. “Durante la detenzione mi è stato riferito che c’ erano degli imprenditori di Milano a cui interessava che le stragi non si fermassero, e che bisognava eliminare un ministro dell’ Interno affinché non intervenisse per bloccare questa situazione…”, ha aggiunto Graviano, facendo così pensare a Berlusconi, il cui nome non è emerso dall’interrogatorio ma è stato spesso pronunciato dallo stesso in carcere con il compagno di cella Umberto Adinolfi, come emerso da intercettazioni del 2016. In quelle intercettazioni Graviano parlava di “cortesia chiesa da Berlusca” che poi “fece il traditore”, mai smentite dallo stesso che ritiene anzi che sia l’unico elemento di verità rispetto alle carte che lo accusano degli omicidi. Ad accusarlo era stato Spatuzza ma lui oggi lo smentisce asserendo di non essere mai stato con lui in via Veneto. Il suo interrogatorio non è ancora finito ma a quanto pare proseguirà il prossimo 7 febbraio quando dovrà rispondere delle parole dallo stesso pronunciato su Berlusconi e sui presunti tradimenti.



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