GREEN PASS/ Le 5 criticità per le imprese che puntano all’obbligo

- Luca Pirola

Alcune aziende stanno cominciando a imporre l’obbligo del green pass ai propri dipendenti. Ci sono però alcune problematicità di cui tenere conto

Mascherina a lavoro
Pixabay

Al tema delle vaccinazioni, del green pass obbligatorio e delle aperture solo per i vaccinati, indubbiamente uno dei più caldi di questi giorni, si aggiunge un tassello molto importante che riguarda le limitazioni all’accesso ai luoghi di lavoro, per i dipendenti non vaccinati. Molti sono i vantaggi per i datori di lavoro ad avere dipendenti vaccinati, e riprova di questo la disponibilità data da molti di essi a marzo 2021 a organizzare le vaccinazioni sul luogo di lavoro assumendosene i costi: meno contagiati, e contagiati meno gravi, significa molte meno ore di malattia e di quarantena per i dipendenti, la cui retribuzione è in parte a carico del datore di lavoro, significa meno rischi in caso di contagio avvenuto in azienda (che è equiparato all’infortunio sul lavoro con le conseguenti possibili responsabilità per il datore di lavoro) e significa personale più pronto a lavorare alla ripresa economica che tutti noi speriamo.

Per queste ragioni alcune importanti aziende, e altre che seguiranno, hanno iniziato ad aggiornare i protocolli anti-contagio (obbligatori in azienda dalla primavera 2020) imponendo ai lavoratori il green pass e riservandosi il diritto di trasferire o sospendere senza diritto alla retribuzione i dipendenti non in grado di dimostrare la propria immunizzazione. Nello specifico, alla luce del Testo Unico sulla sicurezza del lavoro, il datore di lavoro ha non solo il potere ma anche il dovere di pretendere dai dipendenti il rispetto di qualsiasi tipo di misura finalizzata a rendere il lavoro più sicuro. 

Intervenendo su un caso riguardante però due operatori sanitari, il tribunale di Modena ha con una ordinanza ritenuto legittima la sospensione senza diritto alla retribuzione in quanto «il datore di lavoro si pone come garante della salute e della sicurezza dei dipendenti e dei terzi che per diverse ragioni si trovano all’interno dei locali aziendali e ha quindi l’obbligo ai sensi dell’art. 2087 del Codice civile di adottare tutte quelle misure di prevenzione e protezione che sono necessarie a tutelare l’integrità fisica dei lavoratori». Molti importanti giuristi, non ultimo Pietro Ichino sul Corriere della Sera di mercoledì 28 luglio, affermano che “ora che la vaccinazione anti-Covid è disponibile per tutti, dunque, gli imprenditori fanno bene ad adottarla come misura di sicurezza, anche prima che arrivi una legge che lo preveda in modo generalizzato”.

L’applicazione dell’obbligo del green pass per accedere ai locali aziendali crea tuttavia alcune problematicità che è suggeribile vengano affrontate con particolare cautela dalle aziende, specialmente in attesa di un intervento normativo:

La privacy dei dipendenti. È necessario trattare con particolare riservatezza le informazioni sullo stato di salute (contagiato guarito, vaccinato con una o due dosi, non vaccinabile, soggetto a rischio, ecc.) del lavoratore. Identificando con particolare attenzione i soggetti deputati a effettuare i controlli.

La concertazione con le organizzazioni sindacali. Pur non essendo obbligatorio potrebbe essere opportuno includere il protocollo anti-contagio, che prevede l’obbligo del green pass, in una contrattazione collettiva. Negli Stati Uniti Richard Trumka, presidente del più grande sindacato dei lavoratori americano (AFL_CIO) si è già detto favorevole. In Italia le organizzazioni sindacali paiono per ora poco disponibili a imporre obblighi ai lavoratori.

L’informazione e le tempistiche di attivazione per i lavoratori. I dipendenti devono essere chiaramente informati di quali saranno i loro obblighi e gli dovrà essere dato un tempo adeguato per prenotare la vaccinazione. È poi opportuno dare la possibilità di un colloquio con il medico del lavoro per valutare eventuali perplessità.

I lavoratori non vaccinabili. Seppur non moltissimi, ci sono diversi cittadini italiani a cui, per patologie pregresse o allergie particolari, i medici sconsigliano per il momento la vaccinazione. Va trovato un modo per affrontare queste figure.

L’effettiva attività svolta dal lavoratore. Ci sono attività lavorative nelle quali i dipendenti, pur non operatori sanitari, sono molto più esposti al contagio di altri, che ad esempio lavorano all’aperto o in smart working. Queste aziende saranno le prime a dover far protocolli più stringenti e a valutare l’opzione del green pass.

Affrontando con cautela le problematiche sopra accennate, i datori di lavoro potranno non solo ridurre i contagi in azienda e i rischi per i propri dipendenti ma dare un contributo, forse decisivo, alla campagna vaccinale italiana, strumento essenziale per uscire dalla pandemia.

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