GUERRA IN SIRIA/ “Biden sfida Putin, mentre l’Isis rialza la testa”

- int. Marco Bertolini

Imboscata in Siria ai danni dell'esercito governativo da parte di miliziani dell'Isis. E d’ora in avanti la tensione nel paese coinvolgerà anche Stati Uniti e Russia

guerra_isis_terrorismo_medio_oriente_yemen_qatar_guerra_lapresse_2017 Terroristi islamici, foto LaPresse

Una trentina di soldati dell’esercito governativo arabo-siriano sono stati uccisi nel corso di una imboscata dai miliziani dell’Isis nella regione orientale della Siria. Secondo il comando militare americano in Siria, sarebbero almeno 10mila i miliziani dell’ex Stato islamico tornati attivi nel paese. “Lo scontro – ci ha detto in questa intervista il generale Marco Bertolini,  già comandante del Comando Operativo di Vertice Interforze e della Brigata Folgore in molte missioni internazionali, dai Balcani all’Afghanistan – è avvenuto in quella zona dell’Eufrate dove, da una parte, si trovano le milizie curde supportate dai soldati americani e, dall’altra, quelle arabo-siriane con i russi che proprio per questo dispiegamento di forze opposte non hanno mai potuto superare il fiume, lasciando ampi territori in mano ai miliziani dell’Isis”. Con il ritorno dei democratici, ci ha detto ancora Bertolini, “il livello dello scontro e della tensione americana con i russi è destinato ad aumentare, il tutto a discapito del popolo siriano”.

Un’imboscata sanguinosa da parte dell’Isis, mentre il comando americano denuncia la presenza di migliaia di miliziani islamisti pronti a colpire. L’Isis è tornato?

Non c’è ombra di dubbio che l’Isis in Siria continui a esistere. Era stato bloccato per un certo periodo, ma ora sta tornando ad alzare la testa. Va detto che il territorio dove è accaduta l’imboscata è un’area nella quale si confrontano, da una parte dell’Eufrate, le forze siriane e russe, dall’altra curde e americane, un’area poco stabile.

Un’area dove i miliziani dell’Isis trovarono rifugio dopo la caduta dello Stato islamico, giusto?

Sì, non c’è mai stato un pieno controllo siriano. Secondo Trump le forze americane si sarebbero dovute ritirare, poi ha fatto in parte marcia indietro, probabilmente l’establishment contrario al ritiro dalla Siria si era fatto sentire. Resta il fatto che le forze siriane e russe non hanno potuto attraversare l’Eufrate e bonificare l’altra zona.

Il comando americano si è anche espresso duramente contro i russi, denunciando “una sfida contro la presenza statunitense”. Che cosa significa? Gli americani avevano lasciato la guerra in Siria completamente in mani russe, adesso ci ripensano?

Vedremo altre situazioni di questo genere. I democratici sono stati l’innesco delle Primavere arabe che in Siria sono arrivate al massimo della loro violenza, partendo dalla Tunisia, passando poi per il linciaggio di Gheddafi, fino ai vari colpi di Stato in Egitto e infine ai dieci anni di guerra in Siria.

Obama ha sempre cercato di eliminare Assad…

Sì, ricordiamo che nel 2013 Obama voleva intervenire militarmente contro di lui, fu l’intervento della flotta russa del Mar Nero che impedì questo intervento, oltre alla Giornata mondiale di preghiera indetta dal Papa. Tre mesi dopo, non a caso, ci fu l’invasione della Crimea per non perdere la flotta del Mar Nero. Il ritorno dei democratici porterà a un ritorno delle tensioni con la Russia, perché Mosca sta cercando di mantenere i suoi spazi anche in Siria. Assad è sempre stato avversato da una coalizione con una presenza occidentale non indifferente, tra cui la Turchia, che ha appoggiato sia le formazioni qaediste sia quelle dello Stato islamico.

Tra l’altro proprio in questi giorni gli Usa hanno dispiegato una formazione militare aerea in Norvegia proprio in funzione anti russa.

Gli Usa, quando Obama è stato sconfitto nel 2016, nel periodo che intercorse fino all’insediamento di Trump schierarono una formazione corazzata in Norvegia. Non c’è ombra di dubbio che i democratici hanno un atteggiamento estremamente conflittuale nei confronti della Russia: non accettano che possa proporsi come entità europea.

Tutto questa tensione sarà a discapito del popolo siriano?

Sì. Popolo siriano di cui noi occidentali ci dimentichiamo. Il popolo siriano è composto da sunniti, sciiti e cristiani, l’esercito arabo siriano è composto da sunniti, sciiti e cristiani, così come dimentichiamo le comunità cristiane antichissime, nelle quali furono abbattuti i simboli cristiani ristrutturati dall’esercito arabo siriano. I cristiani appoggiano Assad, che ha liberato Aleppo, Oms e Palmira.

Con Assad in Siria c’è sempre stata libertà religiosa per tutti, non è vero?

Assad ha sempre dichiarato che i cristiani fanno parte del popolo siriano. La ristrutturazione delle chiese di Aleppo è stata fatta da lui, proprio lì dove dominavano i tagliagole dell’Isis.

(Paolo Vites)

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