GUERRA IN UCRAINA/ “Russia-Cina, è svolta sulla Nord Corea. E tra Varsavia e Kiev…”

- int. Fabio Mini

Il Governo Zelensky prosegue l'epurazione targata Cia. Attriti tra Ucraina-Polonia: gli uomini della Transcarpazia mandati a morire da Kiev?

ucraina guerra soldati 16 lapresse1280 640x300 Carristi ucraini nei pressi di Bakhmut (LaPresse)

L’alleanza pericolosa tra Russia e Corea del Nord benedetta dalla Cina. Ma anche il tentativo degli Usa di ingraziarsi i Paesi dell’Asia centrale. La guerra in Ucraina sta modificando le alleanze gepolitiche a livello mondiale. E mentre la tela diplomatica tessuta dal Vaticano con la missione di pace del cardinale Matteo Zuppi sta creando un clima più favorevole al confronto tra le parti in causa, la guerra continua e rischia, secondo l’eco di rumors e dichiarazioni in arrivo da Washington, di continuare per molto.

Zelensky, per parte sua, ha rimosso sei viceministri della Difesa, segno che, alla luce degli altri cambiamenti nello staff governativo che si sono succeduti nell’ultimo mese, la situazione interna del suo esecutivo non è proprio idilliaca. Ma sugli ucraini – come spiega Fabio Mini, generale già capo di Stato maggiore per il comando Nato del Sud Europa e comandante delle operazioni di pace Nato in Kosovo – incombe un’altra scomoda verità, quella dei soldati di regioni vicine a Polonia e Ungheria mandati a morire al fronte in maniera così massiccia da far ipotizzare addirittura a un modo per allontanare certe popolazioni dalle zone di confine. Un altro motivo di attrito con la Polonia, dopo quello del grano ucraino rifiutato dai polacchi, che si scontra con il sostegno incondizionato a Kiev dichiarato a più riprese da Varsavia.

Generale, la Russia si allea con la Corea del Nord e gli Usa vogliono incontrare i Paesi dell’Asia centrale: come la guerra sta cambiando gli equilibri geopolitici?

Biden avrà il suo da fare a dialogare con i Paesi dell’Asia centrale, legati a filo doppio con la Russia e la Cina. Non ci ricaverà niente di buono. Alla Russia l’incontro non dà fastidio più di tanto e alla Cina interessa solo la Sco, l’organizzazione per la cooperazione di Shanghai di cui fanno parte i Paesi dell’Asia centrale. La vedo dura per gli americani: non credo che questo summit cambierà qualcosa. Tutte le nazioni dell’Asia centrale hanno interesse che si sblocchi il canale terrestre della Via della Seta, soprattutto quelle che hanno ricevuto un sacco di soldi per progetti relativi a questa iniziativa. Gli americani fanno sempre così: credono che basti parlare, dare quattro pacche sulla spalla, per convincere i Paesi a fare come vogliono loro. In Asia per fare opera di convincimento devi fermati a parlare e solo dopo molti convenevoli puoi iniziare a ottenere qualcosa.

Sul fronte Corea del Nord invece Russia e Cina parrebbero orientate a togliere le sanzioni contro Pyongyang. Quale sono le conseguenze di questo nuovo atteggiamento?

Questa è una mossa importante. Si afferma che anche un Paese definito canaglia può avere diritto ad esistere. Questa proposta a Kim è un grande segnale per tutti quei Paesi che si sentono i piedi sulla testa  da parte degli occidentali.

La missione di pace di Zuppi a Pechino, preceduta da quelle in Russia, Usa e Ucraina, sta contribuendo almeno a ridare dignità al tema di un possibile negoziato di pace, finora snobbato quasi da tutti?

Il Vaticano sta facendo una grande operazione di apertura di molti canali diplomatici che sembravano chiusi, in politica estera questi sono grandi segnali. La Santa Sede che si muove e che non ha pregiudiziali nei confronti della Cina, dell’Ucraina e neanche nei confronti della Russia crea le condizioni affinché gli ambasciatori, i ministri, si sentano legittimati a parlarsi.

Secondo la Casa Bianca però non ci sarebbero le condizioni per chiudere il conflitto, la guerra andrà avanti. È così?

Le elezioni si avvicinano, Biden non può permettersi di cambiare idea, perderebbe voti. La politica, tra l’altro, in questo campo la fa il Dipartimento di Stato con Blinken, che non ha mai avuto una flessione da questo punto di vista. La guerra deve continuare fino all’ultimo ucraino. Quello che vedo io, comunque, è che i russi stanno cedendo pochissimo terreno. Mosca vorrebbe che gli ucraini riconoscessero che gli oblast conquistati sono ormai parte della Russia: questo diranno a un eventuale tavolo di negoziato come prima proposta. Il problema è che se si va ai negoziati solo con la lista delle cose che si vogliono e non di quelle che si è disposti a concedere, non si va da nessuna parte. Anche i russi, comunque, non hanno intenzione di finire la guerra senza avere preso tutto quello che volevano prendere: continueranno.

Zelensky ha cambiato sei viceministri della Difesa: esiste un problema di tenuta interna del suo governo?

Il capo della Cia qualche mese fa aveva dato una lista di 33 personaggi che dovevano essere messi fuori perché non fosse messa in discussione la credibilità dell’Ucraina. Zelensky ne aveva mandati via 11. Un po’ alla volta manda via anche gli altri. È in atto un cambio diretto dagli Usa per impedire che l’Ucraina passi per un Paese retto da una minoranza estremista, neonazista e corrotta.

Il Pentagono ha creato una squadra speciale per monitorare gli aiuti all’Ucraina, dopo che un gruppo di repubblicani aveva chiesto conto a Biden delle spese per la guerra. Un’iniziativa presa sempre nel solco di un controllo dell’operato degli ucraini?

In America è un tema dibattuto già da un po’: da tempo qualcuno instilla il dubbio che i soldi vadano a finire nelle tasche di qualcuno e non nelle armi.

C’è un tema che divide Europa (almeno una parte di essa) e Ucraina: quello del grano. La Ue non ha rinnovato l’embargo sulla vendita del grano ucraino, pensato per non danneggiare i coltivatori dei Paesi limitrofi. Ma Polonia, Ungheria e Slovacchia lo avrebbero prorogato unilateralmente. Quanto conta questo motivo di divisione?

C’è un rapporto che comincia a sgretolarsi ed è quello tra ucraini e polacchi. Per capire la storia dei rapporti fra questi due Paesi bisogna andare indietro di 300 anni: ci sono territori che sono passato dall’uno o all’altro Paese. Sono rimasto sorpreso quando ho visto una statistica indipendente sui morti in guerra realizzata con i necrologi: a parte i residenti nelle zone del Donbass c’è un numero abnorme di deceduti, a partire da settembre 2022, di persone della Transacarpazia, che con la guerra c’entrano molto meno e che sono stati polacchi fino “all’altra mattina”. Da loro non è mai arrivata una bomba, ma il numero dei morti sarebbe 54mila su una popolazione di poche centinaia di migliaia di persone.

Come si spiegano questi numeri?

Ho chiesto per cercare di capire il motivo di questa circostanza e mi hanno detto che gli ucraini hanno fatto arruolamento forzato. Ai polacchi non va tanto bene che le popolazioni che hanno dei legami con la Polonia vengano mandate a morire per diminuire la loro incidenza nell’ambito di un riordinamento dell’Ucraina. Sono iniziative di ingegneria demografica che purtroppo vengono fatte.

Polonia e Ucraina apparentemente grandi alleate in realtà hanno gravi motivi di attrito fra di loro?

Basta pensare ai profughi: all’inizio sembrava che la Polonia dovesse diventare premio Nobel per la pace perché aveva dato asilo. Adesso hanno cominciato a dire: “Fermi un attimo”. Insomma, un po’ per il grano, un po’ per queste rivendicazioni latenti che hanno radici storiche i rapporti non sono così buoni. Dall’Ungheria mi hanno detto che anche 150mila ungheresi ucraini sono stati mandati a combattere. L’ho visto anche nei Balcani: mi sa tanto di pulizia etnica. Approfittano della guerra per cambiare faccia a un territorio dal punto di vista demografico: in questo caso lo fanno mandando a morire le persone. Mi chiedo, perché proprio loro, perché non ci sono abbastanza ucraini? Allora non fai la guerra.

(Paolo Rossetti)

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