GUITAR HERO/ Jimmy Page, dallo Skiffle a Stairway To Heaven

- Walter Muto

Lo stile e la carriera di James Page, per tutti Jimmy, iniziata nella Londra anni Sessanta. I compagni di viaggio, da Jeff Beck e Eric Clapton, fino ai Led Zeppelin. WALTER MUTO

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Jimmy Page (Infophoto)

Chi sa cos’è lo Skiffle, alzi la mano! Non so quanti fra amatori, appassionati o semplici ascoltatori di musica saprebbero rispondere. Eppure c’è stato un breve periodo in cui lo Skiffle era forse il genere più suonato dalle band giovanili, soprattutto nel Regno Unito. Gli stessi Beatles evolsero in un certo senso da un gruppo Skiffle, i Quarrymen. E alla fine della loro straordinaria carriera vollero donare un tributo al genere includendo un classico skiffle, Maggie Mae, all’interno del loro ultimo album, Let it be.

Beh, se volete saperne ancora di più, guardatevi la voce di Wiki: in definitiva, si trattava di un mix di Blues, Jazz e Folk, divenuto molto popolare in Gran Bretagna per un breve periodo, e poi travolto ed inglobato nel grande cratere generato dall’esplosione del Rock’n’roll.

Ma non abbiamo ancora parlato dell’artista di cui ci vogliamo occupare. E non ne parleremo in questo primo blocco, ma lo vedremo subito in azione, a 14 anni, nel gruppo skiffle in cui  mosse i primi passi e a cui offriva il salotto di casa per le prove. Signori: ecco a voi James Page, a cui dopo la scuola piacerebbe studiare Biologia, nel 1957 in uno special televisivo – due brani che incastonano una singolare intervista.

Evidentemente il suo destino doveva portarlo altrove. James, che tutti chiamano Jimmy, comincia a suonare come Session Man in quella Londra dove intorno alla metà degli anni Sessanta succedeva davvero di tutto.
Così Jimmy si trova a suonare occasionalmente con altri grandi chitarristi, come per esempio Jeff Beck e Eric Clapton. Tutti e tre questi grandi chitarristi che, a differenti riprese, militarono negli Yardbirds, band inglese che sfornò una serie di grandi successi.

Nel video che segue, vediamo Page, agghindato con una mise gotico-piratesca, che sfoggia già nel 1968 alcuni dei numeri che diventeranno tipici del suo repertorio negli anni a venire, come per esempio l’assolo suonato con un archetto da contrabbasso sfregato sulle corde dell’amata Fender Telecaster. Nella parte immediatamente seguente il numero dell’archetto, cominciamo a cogliere ed apprezzare i tratti caratteristici del suo fraseggio: essenzialmente un rock-blues ispido e ferrigno, suonato con convinzione e velocità. E se vorrete, potrete gustarvi l’incredibile trasformazione che lo stesso brano subì, a solo un anno di distanza, passato nelle mani dei neonati Led Zeppelin. Ecco le due versioni di Dazed and Confused.

 

Ma si può parlare di Jimmy Page senza citare “il” pezzo, “il” riff, “il” solo? Certo, stiamo parlando dell’arpeggio che i negozianti di strumenti musicali si sono stancati di sentire; che tutti i chitarristi in erba vogliono suonare; la pietra miliare dell’Hard Rock. Narrano che in un negozio di chitarre di New York ci sia un cartello: “NO SMOKE ON THE WATER – NO STAIRWAY TO HEAVEN”. Ma ci sarà un motivo per cui questi due brani continuano a cavalcare gli anni restando inossidabili. Ed allora non possiamo che chiudere così. Eccone la celeberrima versione tratta dal film The Song Remains the same. Lunga vita a Jimmy Page, lunga vita alla scalinata per il cielo.







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