Accumulatori compulsivi di mail e foto digitali/ Nuova patologia legata all’era moderna

Gli accumulatori compulsivi di mail e foto digitali sono lo schermo di una nuova patologia che appartiene all’età moderna. Ad affermarlo sono due ricercatori della Monash University

10.01.2019 - Matteo Fantozzi
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Accumulatori compulsivi di mail e foto digitali (Pixabay)

Gli accumulatori compulsivi di mail e foto digitali sono lo schermo di una nuova patologia che appartiene all’età moderna. Ad affermarlo sono due ricercatori della Monash University in Australia, presentato all’International Conference on Information System a San Francisco. Secondo questi il “digital hoarding” è una vera e propria patologia. Per arrivare a questa specifica sono stati analizzati 850 pazienti, cercando di verificare il livello di stress causato dal solo pensiero di dover cancellare alcuni contenuti. La fascia d’età più colpita dal seguente problema è quella tra i venti e i trenta e sono soggette più le donne degli uomini. Viene specificato inoltre come lo stress risulta indipendente anche da quantità di memoria a disposizione nei dispositivi in questione o anche a problemi che si possono arrecare con file da considerare totalmente inutili. Questa è di certo una nuova pagina che si mostra nell’ambito della medicina internazionale.

Accumulatori compulsivi di mail e foto digitali: le parole dei ricercatori

Sono due i ricercatori che si sono occupati degli accumulatori compulsivi di mail e foto digitali. A scendere in campo sono Darshana Sedera e Sachithra Lokuge della Monash University in Australia. Come riportato da Ansa queste hanno specificato: “L’analisi ha rivelato che l’accumulo seriale digitale, simile a quello tradizionale, può anche causare livelli di stress personale molto alti”. Si tratta sicuramente di situazioni molto particolari, in merito alle quali non abbiamo coordinate chiare. Questo soprattutto perché ci troviamo di fronte a una patologia ancora non riconosciuta dalla comunità scientifica e della quale non sappiamo ancora molto. Dall’Australia al momento non arrivano ulteriori informazioni, anche se è chiaro che servirà del tempo per trovare dei risultati concreti.



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