Hong Kong e Piazza Tienanmen/ 31 anni dopo, la Cina vieta il ricordo: ecco perché

- Mauro Mantegazza

Hong Kong e Piazza Tienanmen: 31 anni dopo, ecco perché la Cina vieta il ricordo dei morti nella repressione della protesta di Pechino anche nella ex colonia britannica.

Piazza Tienanmen
Piazza Tienanmen nel 1989 (da video YouTube Rai Storia)

La polizia di Hong Kong ha vietato una veglia di commemorazione della repressione in Piazza Tienanmen: è la prima volta che succede in 30 anni. Le autorità giustificano la decisione con preoccupazioni per la salute legate al Coronavirus, ma visto che la Cina ormai sta riaprendo tutto si teme che ci sia invece la volontà di reprimere la memoria di quanto successo nel 1989 a Pechino proprio mentre le autorità cercando di soffocare l’attuale protesta a Hong Kong.

Le similitudini fra 31 anni fa e oggi sono notevoli: è bene ricordare che in Cina ancora oggi solamente a Hong Kong e Macao si possono tenere libere commemorazioni dei morti nelle proteste di allora in Piazza Tienanmen a Pechino, grazie allo statuto autonomo della ex colonia britannica e della ex colonia portoghese, tornate alla Cina rispettivamente nel 1997 e nel 1999.

Adesso però la Cina ha messo nel mirino l’autonomia dei due territori e guarda caso proprio quest’anno a Hong Kong sarà per la prima volta vietato il ricordo dei fatti di Piazza Tienanmen – ecco perché molti pensano che il Coronavirus sia solo un pretesto per questo divieto. In tutto il resto della Repubblica Popolare Cinese è vietata qualsiasi commemorazione che ricordi anche in modo indiretto quanto successe allora in Piazza Tienanmen, una protesta sulla quale il regime ha imposto la più rigorosa ‘damnatio memoriae‘.

HONG KONG CONTRO LA NUOVA LEGGE IMPOSTA DA PECHINO

Gli oppositori del regime comunista sottolineano che dall’anno prossimo il divieto di ricordare Tienanmen potrebbe diventare definitivo anche a Hong Kong, dal momento che la tanto contestata nuova legge punta a soffocare “terrorismo e sovversione” nel territorio dell’ex colonia britannica, dove dunque potrebbe calare il silenzio su Tienanmen come nel resto della Cina.

Il Regno Unito si è schierato al fianco della sua ex colonia per tutelare la libertà di Hong Kong: sette ex ministri degli Esteri di Sua Maestà hanno esortato l’attuale primo ministro Boris Johnson a formare un’alleanza globale per coordinare la risposta a quella che hanno chiamato “flagrante violazione” degli accordi tra la Cina e la Gran Bretagna mediante i quali Hong Kong era stata restituita a Pechino nel 1997 dopo circa un secolo e mezzo di dominio britannico, con il modello “un paese, due sistemi“, per cui almeno nei propri affari interni Hong Kong avrebbe mantenuto una certa autonomia, pur sotto la sovranità della Cina comunista.

Lee Cheuk Yan, presidente dell’Alleanza di Hong Kong, ha affermato che il divieto “irragionevole” della veglia di quest’anno significa la fine del modello-Hong Kong. Essa è un grande evento, al quale l’anno scorso avevano partecipato 180.000 persone a Victoria Park. L’Alleanza chiede che siano autorizzati gruppi di otto persone – come previsto dalle norme anti-Coronavirus – e tenere candele osservando le distanze sociali e organizzerà anche un evento online in tutto il mondo.

PIAZZA TIENANMEN: LE PROTESTE DEL 1989

Resta dunque da ricordare che cosa era successo a Piazza Tiananmen nel 1989? Nell’anno dei grandi fermenti democratici in tutto il mondo allora comunista, manifestanti pro-democrazia occuparono la principale piazza di Pechino (proprio davanti alla Città Proibita) nel mese di aprile e iniziarono le più grandi manifestazioni politiche per la libertà nella storia della Cina comunista. Esse durarono sei settimane e si stima che vi presero parte oltre un milione di persone.

La notte fra il 3 e il 4 giugno tuttavia l’esercito fu mandato a reprimere la protesta, i carri armati entrarono in Piazza Tienanmen e aprirono il fuoco, uccidendo e ferendo molte persone disarmate dentro e intorno a Piazza Tiananmen – celebre ancora oggi è la foto che ritrae un rivoltoso disarmato, che restò da solo a opporsi all’avanzata dei carri armati dell’esercito.

Le autorità cinesi ufficialmente hanno affermato che nessuno era stato ucciso a colpi di arma da fuoco in Piazza Tienanmen, ma le stime dei morti dovuti al giro di vite che pose fine alle proteste sono comprese tra alcune centinaia e diverse migliaia. La Cina non ha mai dato una cifra ufficiale sul numero di morti, anzi come sappiamo vieta ancora oggi ogni ricordo – anche a Hong Kong la dittatura imporrà il silenzio?

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