I NUMERI DEL TURISMO/ Il primato del settore si vede anche dal lavoro

- Alberto Beggiolini

Anche guardando i dati relativi al lavoro, il turismo si conferma campione resiliente e volano del nuovo sprint dell’economia italiana

hotel albergo porta pixabay1280 640x300 (Pixabay)

In più occasioni, su queste pagine, s’era accertato il primato dell’industria del turismo sugli altri comparti della creazione valoriale italiana. Quel 13% di Pil accreditato alla catena produttiva del turismo sembra oggi già obsoleto e destinato a traguardi maggiori, e il primato si conferma anche rispetto al settore nazionale tradizionalmente più attivo, e additato quale record maker europeo: la manifattura. A valori proporzionalmente pesati, c’è un demarcatore che non può confondere, ed è il lavoro.

Un recente report combinato tra dati previdenziali e camerali ha dimostrato come il ranking delle attività che assumono di più vede al primo posto proprio il turismo. A seguire trasporti, logistica, costruzioni (legate all’andamento dei vari sostegni), servizi e manifattura. È questo il termometro ponderato della ripresa, che vede il turismo campione resiliente e volano del nuovo sprint: post lockdown gli addetti del settore sono aumentati del 19,8% e quasi 8 imprese su 10 del comparto crescono a doppia cifra. Per trasporti e logistica la crescita degli addetti (7,1%) è poco sopra le media, benino anche la grande distribuzione, per le costruzioni (vale l’effetto bonus, che ha motivato la nascita di molte imprese individuali) crescita all’8,8%. E la manifattura (che poggia sul 38,7% in termini di imprese) ferma la crescita al 2,8%.

Questi i dati a livello nazionale. Ma un focus centrato sul Veneto, la regione più turistica d’Italia, conferma il trend. Lo scorso ottobre il saldo tra assunzioni e cessazioni dei rapporti di lavoro a tempo indeterminato, a tempo determinato e di apprendistato è stato (come di consueto per il periodo) negativo per circa -22.000 posizioni, lievemente peggiore rispetto all’anno scorso anno (-20 mila). In calo anche le assunzioni, complessivamente 49.400 nel mese (-4%). Il bilancio occupazionale negativo è determinato prevalentemente dai contratti a tempo determinato (-26.003), mentre il tempo indeterminato continua a crescere e registra un saldo positivo per 4.794 contratti. L’incremento dell’occupazione stabile è trainato dalle trasformazioni, che a ottobre sono state 8.500, con un aumento del +26% rispetto all’anno prima, e che confermano la crescita già osservata nei mesi precedenti. Si tratta in parte dell’effetto della stabilizzazione di quel bacino occupazionale precario che è andato a ricostituirsi a seguito del crollo vissuto in periodo di pandemia.

A fronte del lieve peggioramento osservato nell’ultimo mese, l’andamento occupazionale dell’intero 2022 si conferma però positivo, sia sul fronte dei saldi che delle assunzioni. Il saldo dei primi dieci mesi dell’anno è positivo per +48.926 posizioni lavorative; le assunzioni, complessivamente 538.718, mostrano una crescita del +16% e volumi superiori anche a quelli del 2019 per tutte le categorie di lavoratori. Il 2022 è stato finora caratterizzato dai primi cinque mesi in cui è proseguito il rimbalzo iniziato nel 2021, per poi mostrare un lieve e progressivo ridimensionamento della domanda di lavoro, nonostante la dinamica estremamente positiva del settore turistico.

Le cessazioni di rapporti di lavoro ammontano complessivamente a 71.369 nel mese e 490 mila da inizio anno. La causa più comune di conclusione del rapporto di lavoro è la scadenza dei termini previsti dal contratto, che interessa circa la metà delle cessazioni, seguita dalle dimissioni (35%), in attenuazione nell’ultimo mese, e dai licenziamenti, che pesano appena per il 6% sul totale delle cessazioni. Quelli per motivi economici sono cresciuti del 63% rispetto al 2021, quando però ancora vigeva il divieto di licenziamento introdotto per attenuare le conseguenze occupazionali della pandemia.

Il saldo mensile, condizionato dalla ciclicità stagionale del mercato del lavoro, è negativo in quasi tutte le province, con l’eccezione di Padova (+802) e Vicenza (+52). Quello euganeo è anche l’unico territorio che a ottobre, oltre a un saldo positivo, riporta anche una stabilità delle assunzioni, mentre nelle altre aree il volume di nuovi contratti è risultato inferiore rispetto a un anno fa. Nell’arco dell’intero 2022, invece, l’andamento è positivo ovunque tranne che a Belluno (-2.809).

L’analisi settoriale rivela che i servizi registrano nell’anno 21.500 posizioni di lavoro in più e un aumento delle assunzioni pari al +22%, mentre il bilancio mensile è inferiore a quello degli anni precedenti. E a trainare il settore sono commercio e turismo (+35%). Continua invece, da oltre un anno, la flessione dell’agricoltura e la tenuta del manifatturiero veneto, in cui le posizioni lavorative, ridottesi in modo contenuto durante la pandemia, si sono poi ricostituite arrivando a un bilancio di +10.000 posti di lavoro.

Nel 2022 l’industria fa segnare un aumento della domanda di lavoro pari al +15%, con un saldo positivo per 19.700 posti, e ottobre conferma questa tendenza, seppure in misura più contenuta. La crescita è sostenuta dall’industria chimica, plastica e farmaceutica (+25%), metalmeccanica (+18%) e dal Made in Italy (+17%), mentre risulta più contenuta nelle costruzioni (+10%).

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