POLEMICHE/ Perché a Monti piace vincere “facile”?

- Paolo Annoni

Ieri il Premier Mario Monti ha rilasciato alcune dichiarazioni sugli effetti economici provocati dall’azione del suo governo degli ultimi mesi. Il commento di PAOLO ANNONI

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Mario Monti (Infophoto)

Ieri il presidente del consiglio, Mario Monti, nel discorso per l’inaugurazione del salone italiano del tessile “Milano unica” ha rilasciato alcune dichiarazioni “interpretative” sull’azione economica del governo degli ultimi mesi: “Quando leggo titoli che dicono ‘Monti ha contribuito alla recessione’ io rispondo ‘Certo’: solo uno stolto può pensare di incidere su elementi strutturali che pesano da decenni senza provocare, almeno nel breve periodo, un rallentamento dovuto al calo della domanda” e ancora “il governo ha contribuito ad aggravare la congiuntura economica già difficile con i suoi provvedimenti, che però serviranno ad un risanamento e ad una crescita duratura”.

Prima di entrare nel merito delle dichiarazioni è impossibile non chiedersi se queste affermazioni sarebbero state possibili anche un mese fa con lo spread a 550 e la borsa ai minimi di sempre o se, per caso, il clima da scampato pericolo e da “il peggio è passato” che si respira, complice Draghi, non renda tutti un po’ più audaci; nel senso che oggi presentare alcuni provvedimenti antipatici come sacrifici necessari per la ripresa è un bel po più facile di quanto lo fosse qualche settimana quando gli scenari economici sembravano solo pessimi.

In ogni caso è opportuno fare alcune puntualizzazioni. La prima è che ormai oltre ogni evidenza a determinare lo spread italiano non è l’azione economica del governo; dall’arrivo di Monti per due volte lo spread italiano è arrivato alla drammatica cifra di 550 e per due volte è stata la Bce di Draghi a risolvere la situazione. Il mercato sapeva di Monti e dei suoi provvedimenti sia febbraio che a luglio ma le vendite sui titoli di stato si sono fermate solo davanti agli acquisti, fatti o promessi, della Bce. I fatti a questo riguardo sono incontestabili. Non sono questi i mercati in cui ci si mette a riflettere sugli effetti di medio, lungo o lunghissimo termine delle riforme quando il dibattito per mesi è stato se domani l’euro sarebbe esistito ancora o meno. E se anche fosse questo il mercato, ma non lo è, disposto a fare certe considerazioni rimarrebbe il problema di capire se la situazione permette o meno che certi effetti possano manifestarsi, perchè con spread greci dibattere sulla bontà o meno delle riforme diventa un esercizio poco utile.

I meriti di Monti possono essere a questo punto di due tipi. Il primo può essere relativo a una maggiore fiducia che i mercati nutrono nei suoi confronti, o a una maggiore “benevolenza” o “vicinanza” che istituzioni europee, investitori e partner poltici possono avere verso l’attuale presidente del consiglio. Se la sola presenza di Monti garantisce uno scudo all’Italia dalla speculazione più cattiva e una collaborazione dei soggetti in grado di aiutare allora i meriti sono indubbi; perchè negoziare un periodo di grazia in cui si ha il tempo di fare quello che serve per “sistemare l’economia” è un passaggio imprescindibile qualsiasi sia il governo in carica. Se invece, come sembra, quello che sta accadendo è il tentativo, della Bce e degli “amici della Bce”, di evitare che la situazione precipiti in maniera irrecuperabile perchè si pongano le condizioni per un risanamento allora i meriti sono altri e devono essere valutati con un altro metro. La questione diventa se il tempo concesso dalla Bce, dai “mercati” e dalla politica “internazionale” sia usato bene o male e il problema diventa capire se le riforme di Monti siano in grado o meno di rilanciare l’economia italiana. L’innalzamento dell’Iva, l’aumento delle accise sulla benzina e l’introduzione dell’Imu se sono servite per garantirsi lo scudo di cui sopra possono anche essere valutate “positivamemte” come parte di un pacchetto complessivo ma se l’obiettivo vero è porre le basi per una ripresa economica duratura allora bisogna “dimenticarsi” di queste azioni e valutare il resto in un’altra ottica.

Sembra che i problemi veri dell’economia italiana, dal carico fiscale, alla burocrazia asfissiante all’eccessivo peso dello stato passando per una legislazione sul lavoro discutibile e un sistema scolastico e universitario con più di una pecca richiedano ancora tanto lavoro, non molto inferiore, per intendersi, a quello che era richiesto a dicembre. Illudersi che i problemi siano risolti perchè la Bce ricomincerà a comprare bond statali è un errore mortale perchè i debiti restano e non se li dimentica nessuno così come i numeri sulla crescita, nel caso italiano decrescita, del pil. Se i provvedimenti peggiorano la situazione ma contribuiscono a risanare l’economia allora sono benvenuti altrimenti sono solo inutili. L’impressione è che rimanga tantissimo da fare e che si sia appena iniziato ma il periodo di grazia concesso non è infinito e per rimanere nel club dei migliori serve molto di più. 

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