FINANZA/ Fusione Atlantia-Gemina? Qualcosa si muove nel trasporto…

- Paolo Annoni

Il mercato non dorme mai, specie sotto le elezioni. Questa volta i rumors parlano di una maxi operazione tra Atlantia e Gemina. A cosa potrebbe portare? Ne parla PAOLO ANNONI

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Immagine di archivio

Gli ultimi rumour di mercato, piuttosto consistenti e concordanti, mostrano come più che probabile una fusione a breve (che potrebbe essere deliberata dai bord a febbraio se non fine gennaio) tra Atlantia, titolare della principale concessione autostradale italiana (Autostrade per l’Italia) e Gemina, proprietaria di Aeroporti di Roma (Fiumicino e Ciampino). L’operazione è comprensibilmente al centro delle riflessioni degli investitori date le dimensioni dei due gruppi quotati; con i circa 9 miliardi di euro di capitalizzazione per Atlantia e i circa 1,5 per Gemina un’eventuale operazione non passerebbe di certo inosservata sul mercato italiano. Il comune denominatore delle due società, oltre alla contiguità settoriale, è il principale azionista con Sintonia (famiglia Benetton maggior azionista al 66.4%) proprietaria del 46.4% di Atlantia e del 35.9% di Gemina. Oltre gli aspetti finanziari, di certo non secondari, ci sono poi quelli industriali e di sistema dato che si tratta pur sempre di due infrastrutture strategiche per l’Italia, la sua economia e il suo sviluppo.
È per questo che qualsiasi operazione avente ad oggetto le società di cui sopra merita un’attenzione speciale e soprattutto non può essere lasciata esclusivamente alle analisi degli investitori. Il primo tema riguarda la scelta del “timing” e del momento dell’operazione. È impossibile non far coincidere la scelta del momento con la stipula del contratto di programma per la determinazione delle tariffe di Aeroporti di Roma (posseduta da Gemina) avvenuta a fine dicembre 2012; la firma ha cambiato radicalmente le prospettive di Gemina al punto che il titolo in tre settimane ha messo a segno un rialzo del 50% e ha cambiato radicalmente, in meglio, le prospettive della società. Se prima era problematico fondere una società “sana”, Atlantia, con una con incerte prospettive economiche e un debito considerevole, Gemina, da fine dicembre il problema si può ritenere sorpassato e la fusione molto più praticabile.
Se si eslcude un gigantesco abbaglio del mercato e degli investitori occorre allora capire cosa renda Gemina così interessante. È molto ragionevole ipotizzare che l’elemento chiave sia da ricercare nella remunerazione con cui verranno retribuiti gli investimenti di Aeroporti di Roma; a pagina 18 della presentazione con cui Gemina ha illustrato i termini dell’accordo si legge che per il primo periodo tariffario il ritorno sarà pari all’11.91% reale pre-tasse e che il rendimento sugli investimenti strategici sarà superiore. Considerato che oggi sui mercati ci si fa la guerra per rendimenti di molto inferiori con il mercato obbligazionario in bolla, il decennale italiano ben al di sotto del 5% e che la remunerazione degli investimenti regolata da un contratto appare non particolarmente rischiosa si può facilmente comprendere quale sia l’origine dell’entusiasmo dei mercati. Trovare un settore poco rischioso che offra certi rendimenti oggi è un’impresa estremamente difficile, tanto più se sui mercati si aggira una massa di liquidità in cerca di remunerazione dopo gli interventi di Bce, Fed e dintorni.
Ci sono almeno due generi di motivazioni che si intrecciano per la scelta del “timing”. La prima è “politica”, nel senso che data l’importanza del settore è impensabile sperare che qualsiasi governo guidato da qualsiasi coalizione non voglia e non decida di guardare da vicino la vicenda; anche perchè Atlantia ha, anche per lentezza nell’approvazione dei progetti, diversi miliardi di euro di investimenti, previsti dai piani tariffari passati ancora da effettuare. In questo senso un gruppo più grande ha probabilmente più potere contrattuale e più capacità di resistere a eventuali cambi di regole. In assenza di un governo eletto l’operazione potrebbe ricevere meno ostacoli.

Ma sinceramente è più ragionevole ipotizzare che le motivazioni siano di natura economica e finanziaria. Una fusione infatti permetterebbe di incrementare la percentuale di controllo di Gemina avvicinandola a quella attuale in Atlantia (sarebbe sostanzialmente una media ponderata per la capitalizzazione delle due società); il che rafforzerebbe il controllo, di fatto blindandolo, su un oggetto interessante come Gemina (che ha tra i propri azionisti il gestore dell’aeroporto di Singapore Changi) tanto più in vista di una possibile uscita dall’azionariato di alcuni soci finanziari di Sintonia (Mediobanca al 5.94%, Goldman Sachs al 9.98%, il governo di Singapore al 17.68% oltre a Edizione dei Benetton al 66.4%). 
Tutto questo però importa ai mercati; quello che importa al sistema Italia è che gli investimenti vengano fatti e che si possa discutere anche solo per non ripetere eventuali errori dei tassi di rendimento che si concedono su certi investimenti e che difficilmente non possono apparire molto generosi, soprattutto in fasi difficili e complicate come l’attuale: un sicuro argomento di studio per il prossimo governo.



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