FINANZA E POLITICA/ I “dubbi” del Financial Times sui piani di Renzi

- Paolo Annoni

Per PAOLO ANNONI, le aspettative che in questo momento i mercati nutrono sull’Italia sono enormi; manca però un miglioramento che avvicini la realtà all’immaginazione dei mercati

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Era del tutto prevedibile che il discorso di Matteo Renzi sarebbe stato vivisezionato anche sulla stampa estera e in particolare quella economica. L’Italia non è solo la terza economia dell’area euro con il debito più grande, ma è anche il Paese su cui da qualche settimana e mese si concentrano le attenzioni degli investitori che, a torto o a ragione, hanno deciso che l’Italia è il mercato più interessante d’Europa. La scommessa si basa sul fatto che i margini di miglioramento per l’economia italiana sarebbero enormi, sia perché l’economia arriva da un crollo drammatico senza sostanzialmente alcuna ripresa da 5 anni, sia perché non è stata fatta alcuna riforma e la spesa pubblica è tuttora senza controllo.

Non sfugge nemmeno, anche se per ora questo scenario è completamente accantonato, che in caso di mancata ripresa e fallimento politico le conseguenze economiche per l’Italia e le turbolenze finanziarie sui mercati globali non sarebbero affatto contenute. Da qui l’attenzione che si riserva alle nostre vicende nazionali.

Il Financial Times ha riservato uno dei suoi editoriali a Renzi e al discorso di lunedì; posto l’incipit quasi scontato in cui si sottolineano le enormi aspettative che si concentrano sul più giovane premier italiano, l’articolo affronta subito l’enormità del compito che si è proposto e le sfide difficili che occorre affrontare per rilanciare l’economia italiana, sostanzialmente immutata dopo anni di crisi durissima. Meno scontato appare un certo “scetticismo” con cui il quotidiano inglese affronta l’inizio dell’attività di primo ministro di Renzi, a cominciare dalla vecchia “manovra di palazzo” con cui il sindaco di Firenze ha sostituito Letta passando alla mancanza di dettagli con cui sono stati illustrati il programma di rilancio economico e le riforme che ha reso il discorso iniziale “scialbo”.

Il secondo punto affrontato dal Financial Times riguarda i difficili rapporti tra Italia ed Europa che appaiono all’orizzonte nei prossimi mesi. Secondo il FT, una delle domande principali che ci si chiede a Bruxelles è se Renzi proverà a dare una scossa all’economia italiana negoziando un alleggerimento delle regole fiscali europee, anche perché il neo-premier è sembrato voler essere più aggressivo dei suoi due predecessori in sede europea. Gli ostacoli saranno importanti e Bruxelles si chiederà perché l’Italia meriti un trattamento di favore, rispetto a Irlanda, Portogallo e Spagna quando i suoi leader politici hanno spesso fatto proclami ritardando le riforme.

Nonostante questo, il quotidiano suggerisce all’Europa di consentire all’Italia di deviare brevemente dai target fiscali a patto che le regole siano rigide e che l’extra-spesa sia a favore di infrastrutture e non di spesa corrente. La conclusione dell’articolo non sembra particolarmente ottimistica: “Renzi potrebbe essere il leader italiano che comincerà a mettere fine ad anni di stagnazione economica, ma occorre che espliciti subito come intende raggiungere questo (obiettivo)”.

Le aspettative che in questo momento i mercati nutrono sull’Italia sono enormi; la performance del mercato testimonia quanto la scommessa sia stata decisa su una robusta ripresa economica. Quello che manca, finora, è una dose consistente di dati in miglioramento che avvicini anche solo un minimo la realtà alla “immaginazione” dei mercati e degli investitori. Immaginare che l’Italia ritorni a crescere non costa nulla, soprattutto se la liquidità è abbondante e se qualche crepa si è manifestata sui paesi emergenti. Tutto è andato male all’Italia in questi 5 anni, politicamente ed economicamente, e niente è stato fatto perché ci sia un’inversione del trend: questo basta per solleticare la fantasia di investitori che stanno dall’altra parte del globo alla ricerca di una nuova storia per il 2014 per la performance del fondo e il bonus.

Performance e bonus che non sono mancati a chi guardava l’Italia quando lo spread era a 500, le banche schiantate e il listino pure; non si è obbligati a comprare per guadagnare e, anzi, vendere al momento giusto è forse meglio. Le mode sul mercato hanno durata imprevedibile e i mercati possono anche vivere qualche turbolenza. Meglio davvero, come dice il FT, che la distanza tra realtà e aspettative si riduca con le riforme e la ripresa economica, altrimenti, aggiungiamo noi, ci penserà il mercato ad annullarla sottoforma di cali da prima pagina.

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