RCS/ La doppia sfida di Corriere e co. e i “sogni” (con Cairo) del mercato

- Paolo Annoni

Ieri Rcs ha chiuso una giornata in Borsa con un rialzo a doppia cifra grazie alla presentazione del nuovo piano industriale. Il commento di PAOLO ANNONI

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La performance di ieri di Rcs,+12,06%, è di quelle che non passano inosservate soprattutto in una giornata non particolarmente esaltante per il mercato a meno di una settimana dalla fine dell’anno quando la liquidità è ai minimi. L’exploit di ieri arriva a conclusione di un 2015 che non ha portato particolari gioie agli azionisti della società editoriale dato che l’azione viaggiava ieri a circa la metà dei prezzi di inizio anno contro un mercato italiano che invece segna una performance annuale di circa il 10%. La ragione della performance a doppia cifra di ieri è facilmente rintracciabile nell’annuncio e presentazione del nuovo piano industriale, che evidentemente è riuscito s smuovere qualche preoccupazione degli investitori. 

La prima preoccupazione era sulla possibile necessità di un ulteriore aumento di capitale che non solo l’ad ha dichiarato non essere previsto dal piano, ma che sembra “evitabile” alla luce dei nuovi target economico-finanziari. La preoccupazione non era completamente peregrina perché Rcs chiuderà il 2015 con un Ebitda ricorrente di 70 milioni di euro e un debito netto di circa 500 milioni. 

È sempre molto antipatico, e decisamente poco “politically correct”, ripescare a distanza di anni i vecchi piani industriali, soprattutto se presentati da altri manager; questo antipaticissimo esercizio è però utile per capire quale possa essere l’approccio del “mercato” e degli investitori. Nel piano industriale 2013-2015, presentato all’inizio di aprile 2013, Rcs prevedeva il raggiungimento di un Ebitda di 150 milioni nel 2015; anche considerando le cessioni effettuate negli ultimi anni non tutto è andato come previsto se il 2015 si concluderà con un Ebitda ricorrente di appena 70 milioni. Lo spettro di un ulteriore aumento di capitale dopo i 400 milioni raccolti nel 2013 contribuisce probabilmente a consolidare la sensazione che Rcs debba ancora affrontare alcuni nodi strutturali per ritornare a una redditività sostenibile nel medio lungo termine. 

Fatte queste premesse si possono sottolineare due aspetti del piano presentato ieri. Il primo è l’ennesima conferma di andamenti molto diversi all’interno del settore media. Il consumo dei media digitali è atteso in crescita nel periodo 2015-2018 del 9% all’anno mentre quello dei media tradizionali in decremento dell’1% all’anno; gli investimenti pubblicitari nei due segmenti seguiranno sostanzialmente lo stesso andamento. La divergenza ha lo stesso segno anche per la televisione digitale e quella analogica. Rcs a questo riguardo vuole fare leva sui propri marchi e sviluppare ulteriormente la parte sport (Gazzetta e Marca). 

Il secondo aspetto è relativo alle modalità con cui si costruirà l’aumento di reddito operativo previsto nel corso del piano. Il contributo più importante al miglioramento della redditività va sotto il nome di “net efficiencies”; si tratta di riduzione dei costi e non servirà aspettare il 2018 per vedere i risultati perché la maggior parte delle “efficienze” è prevista già nel 2016. Il taglio dei costi riguarderà contratti di fornitura, costi operativi e anche costo del lavoro. È su questo aspetto, non esogeno e controllabile dalla società, che si concentrerà l’attenzione del mercato in un anno che si preannuncia di transizione.

La sfida è quindi doppia: da un lato aumentare i ricavi, in particolare sull’online, dall’altro tagliare i costi per rendere la struttura più sostenibile. Il mancato raggiungimento degli obiettivi significherebbe probabilmente il rischio di un altro aumento di capitale; rimane da vedere se la società sarà in grado di vincere questa sfida imprenditoriale dopo anni di risultati non particolarmente brillanti. 

Nel frattempo rimangono sul tavolo opzioni su cui il mercato continua a costruire scenari; il più gettonato tra gli operatori è quello di un maggiore coinvolgimento, manageriale e azionario, di Urbano Cairo forte, sicuramente agli occhi del mercato, di una gestione di successo delle sue società in una fase complicata dalla crisi economica. Per il momento le sfide sono chiare e sono chiari anche i numeri su cui misurarne l’esito: l’appuntamento è tra meno di dodici mesi. 

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