FINANZA/ La vera “beffa” di Tom Hayes, il manipolatore del Libor

- Paolo Annoni

Lo scandalo della manipolazione del Libor ha portato alla prima condanna con una pena di 14 anni di carcere per Tom Hayes. Il commento di PAOLO ANNONI

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Lo scandalo della manipolazione del Libor ha portato alla prima condanna con una pena di 14 anni di carcere per l’ex trader inglese di Ubs e Citigroup Tom Hayes. Come il più noto Euribor (probabilmente conosciuto, per esempio, da chi ha o vuole ottenere un mutuo a tasso variabile), il Libor influenza un numero enorme di debiti emessi a livello globale e si stima incida su circa 350 trilioni di dollari di debito, tra cui, appunto, mutui, prestiti personali, passando per derivati più o meno esotici. Hayes dagli uffici di Citigroup ha manipolato il Libor per massimizzare i profitti della propria attività di trading. E sarebbe uno o il burattinaio di uno scandalo che ha condotto a multe per centinaia di milioni di dollari per alcune delle banche coinvolte. Si potrebbe concludere che il messaggio alla finanza corrotta sia finalmente arrivato e che a certe latitudini chi sgarra alla fine paghi per davvero. Purtroppo la vicenda è un po’ più complicata.

È stato abbastanza divertente per chi ha seguito la vicenda leggere alcuni “spaccati” della vita di questa sorta di “diavolo” dei mercati. Abbiamo così appreso che Tom Hayes veniva soprannominato “rainman” (dal film con Dustin Hoffman) o “Tommy Chocolate” perché nelle abituali escursioni al pub con i colleghi al posto di una pinta chiedeva una cioccolata calda oppure che a 20 anni dormiva ancora con la trapunta con l’immagine del supereroe preferito che aveva alle elementari; oppure ancora che evitava ristoranti e vestiti costosi optando per fast food e jeans. Insomma, Tommy Chocolate difficilmente rientra nell’immagine tipo del criminale o persino in quella del trader particolarmente “sveglio”. Autorevolissimi commentatori hanno attribuito una sconfitta processuale così cocente alla strategia difensiva scelta da Hayes che ha deciso di non dichiararsi colpevole.

Tom Hayes si è difeso dicendo che voleva solamente fare un buon lavoro per la banca, che le prassi seguite erano assolutamente comuni e che la banca per cui lavorava era assolutamente al corrente di quello che avveniva e di come avveniva. Durante le prime indagini interne a Citigroup, il buon Hayes non sapeva nemmeno dire quale fossero le accuse che gli venivano rivolte. Per rendere l’idea del clima si può citare questa affermazione fatta da Hayes: “Anche Madre Teresa avrebbe manipolato il Libor se l’avesse tradato”.

Si calcola che in tre anni Hayes abbia generato circa 260 milioni di dollari di ricavi per la banca per cui lavorava e sia Goldman Sachs che Lehman Brothers avevano provato ad assumerlo. Hayes prendeva 1,8 milioni di sterline pre-tasse a Ubs diventati 3,5 milioni a Citigroup: solo pochissimi amministratori delegati in Italia prendono più di queste cifre. È abbastanza chiaro quali fossero gli interessi coinvolti, così come il fatto che quei 260 milioni generati in tre anni avessero attirato l’attenzione di colossi globali come Citigroup, Goldman Sachs e Lehman Brothers.

Hayes è il primo dei trader ad aver avuto la sentenza, ma altri processi partiranno a settembre coinvolgendo operatori di Jp Morgan, Hsbc, Royal Bank of Scotland, Ubs, Citigroup, Deutsche Bank e Rabobank; ci sono poi altri broker ancora senza nome. In pratica, la crème della crème della finanza globale.

È difficile insomma circoscrivere le responsabilità “morali” a Hayes o anche a un manipolo di trader truffaldini. Il quadro sostanziale che emerge è quello di una delle tantissime aree grigie della finanza in cui i confini tra lecito e illecito sono molto sfuocati e in cui i guadagni aziendali si misurano con l’unità di misura delle centinaia di milioni e quelli personali in milioni; nel caso specifico questa area era probabilmente grigia scura, anche se tracciare una linea di demarcazione rimane comunque molto difficile. Stiamo scoprendo in questi mesi che non c’è stata solo la manipolazione del Libor, ma anche quella del prezzo dell’oro, quella delle valute e probabilmente altro ancora. Tommy Chocolate si farà 14 anni di galera, ma i ricavi generati dalla sua attività hanno alimentato tanti bonus milionari di tante persone a cui non verrà mai chiesto niente.

A conclusione di questa vicenda si possono forse trarre due amare conclusioni: la prima è che per anni ci siamo dovuti sorbire tonnellate di paternali sui limiti e le magagne di popolari, fondazioni bancarie, ecc., espressione della bassissima moralità italiana, mentre nel frattempo nel cuore della finanza globale “anglosassone” (il Libor lo è sicuramente) succedeva questo in un sistema e in un modus operandi sostanziale che di certo non è stato scalfito dalla vicenda Lehman Brothers. La seconda è che le mitiche “punizioni” degli altri, quelle dei paesi “seri” che danno per davvero le punizioni vere non come “da noi”, alla fine non toccano mai i presupposti del sistema perché tutte le banche di cui sopra oggi sono più in salute che mai; Jp Morgan, per esempio ha chiuso il secondo trimestre con 6,3 miliardi di dollari di utile al netto dei costi legali. Ma non è una novità. L’amministratore delegato di Citigroup dal 2001 al 2007, una banca che ha pagato 75 milioni di dollari di multa nel 2010 per aver dichiarato nel 2007 un’esposizione a mutui subprime di un terzo rispetto a quella reale, ha lasciato con 12,5 milioni di dollari di bonus, più 68 milioni in stock option, più 1,7 milioni di pensione.

Si deve sempre mettere quello che si legge “in prospettiva” e certi complessi di inferiorità non hanno davvero ragione di esistere.

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