FINANZA & MERCATI/ Il “film” horror che mette in crisi le banche italiane (e Renzi)

- Paolo Annoni

Per PAOLO ANNONI, il governo italiano si dimentica e si rifiuta di affrontare la questione bancaria trovando un modo di seppellire le scorie lasciate sui bilanci dagli anni di crisi

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Lunedì due banche italiane, Monte Paschi e Carige, hanno perso sostanzialmente senza motivi specifici apparenti più del 10% (-11.3% per Monte Paschi e -13.6% per Carige). La performance borsistica è stata talmente particolare che ieri il primo ministro Renzi è dovuto intervenire a mercati aperti dichiarando che Monte Paschi e Carige hanno “un futuro davanti a loro molto importante”. È anche per questo che le due banche ieri hanno rimbalzato in modo deciso seppur senza recuperare completamente quanto perso nella giornata di lunedì. Ci sarebbe un’altra dichiarazione del primo ministro da registrare; a proposito dei cali di lunedì delle due banche Renzi ieri ha anche detto di non credere che stia al governo intervenire. Vale la pena approfondire questa dichiarazione di intenti.

Che due banche italiane quotate di grande e media dimensione sprofondino sul mercato in un movimento che non ha corrispondenza nel resto del settore e senza motivi chiari è indice, quanto meno, che il nervosismo dei “mercati” sul sistema bancario italiano è particolarmente alto. Se poi in giornata girano “rumors” di ulteriori richieste in sede europea per alzare le coperture sui crediti deteriorati e magari nuove tensioni patrimoniali allora forse è il caso di interrogarsi su quale sia “il film” che si può fare un anonimo investitore di Londra sul sistema bancario italiano. Nella prima parte del film le banche italiane vengono messe in croce da una recessione che non ha eguali dalla seconda guerra mondiale; nella seconda parte del film le banche italiane fanno gli aumenti di capitale ma l’economia continua ad andare male alimentando un circolo vizioso che si riflette ancora e inevitabilmente sulle banche; sempre in questa seconda parte il governo italiano si dimentica e si rifiuta di affrontare la questione bancaria trovando un modo di seppellire le scorie lasciate sui bilanci dagli anni di crisi, scorie che impediscono il rilancio del credito (e quindi dell’economia). Nella terza parte del film l’Italia si fa imporre dall’Europa regole secondo cui i correntisti e gli obbligazionisti di una banca sono chiamati a rispondere con i propri risparmi dei fallimenti. L’Italia si fa imporre queste regole con un sistema bancario in cui sono presenti elementi di criticità non risolti, a causa innanzitutto e soprattutto della crisi, e alla vigilia di una tornata di forte volatilità sui mercati.

Nell’ultima parte il governo italiano continua a credere che non serva fare niente di sistemico e continua a non voler sottoporre all’Europa un progetto di bad bank. Questo è il film che si può fare il mercato. È un film in cui un mese fa si è assistito alla vicenda Etruria & C. in cui i risparmiatori hanno imparato che non tutte le banche sono uguali e che le banche possono fallire; dopo questa lezione come si comporteranno i risparmiatori leggendo di una banca in difficoltà? Cercheranno di capire se è solo speculazione interessata? La reazione sarà inevitabilmente la corsa alla prossima banca “sicura” in un mondo in cui chi ha soldi può spostarli da una banca all’altra con un “click” dalla poltrona della propria scrivania. In questo film si è assistito a un’altra vicenda che non è stata neanche lontanamente commentata a sufficienza: Barclays è uscita dall’Italia non solo regalando le proprie filiali a Mediobanca ma dando al “compratore” (Mediobanca) anche un paio di centinaia di milioni di euro. In un mondo di soldi che si spostano con un click, investiti magari in Btp o quote di fondi, una banca che non ha un modello valido non può più nemmeno vendere l’avviamento di una clientela fedele.

La prossima parte di questo film non è quella dei clienti e dei loro soldi che si spostano nelle banche percepite come più sane. Questo sarebbe un film di fantascienza spinta perché una dinamica di questo tipo conduce molto più rapidamente di quello che ci si aspetterebbe alla crisi di tutto il sistema. I danni della sola, piccola, regionale e locale popolare Etruria in questo senso sono emblematici. L’effetto domino dalla banca più problematica, a quella con qualche problema e poi a quella solo un po’ meno sana e infine a quella sana (magari fermandosi a quella estera…) è il film che si stanno facendo o che rischiano di farsi gli investitori in un mercato che pare avere una voglia matta di vendere dopo anni di calma artificiale.

Il film che si rischia di vedere non è fantascienza ma un horror che rischia di coinvolgere tutto il sistema bancario italiano. Il governo italiano non può pensare che la questione del sistema bancario italiano si risolva da sola tanto più in una fase di Cina in tumulto e di petrolio a 30 dollari. Non contempliamo nemmeno l’ipotesi che si possa pensare che siano le forze del mercato a sistemare il problema perché invece in questa fase possono essere il cerino buttato nel barile. Ancora oggi i mercati vagheggiano di un’ipotesi di bad bank fattibile in sede europea che non si capisce se il governo non voglia o non sappia fare al di là delle sparate anti europee che servono a coprire anche quelle che sono esclusive ed evidenti colpe italo-italiane dal 2011 a oggi nessuno escluso e inclusi quelli che le sparate le fanno.

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