BORSA ITALIANA/ Il “finto rimbalzo” dopo la Brexit

- Paolo Annoni

La Borsa italiana, come le altre piazze europee, sono risalite dopo il tracollo di venerdì e lunedì. Per PAOLO ANNONI non si può parlare però di un vero rimbalzo dei mercati

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Ieri i mercati sono saliti dopo il tracollo post Brexit di venerdì scorso e dopo l’ulteriore calo di lunedì; il “rialzo” di ieri vale, forse, per le statistiche, ma sostanzialmente lascia i mercati al giorno dopo della Brexit. Innanzitutto, da un punto di vista numerico il +3,3% della Borsa di Milano non annulla nemmeno il calo di lunedì e tanto meno fa recuperare quanto perso venerdì con il crollo record di Piazza Affari; da un punto di vista più “qualitativo”, il rimbalzo non ha toccato i nervi scoperti del mercato e i settori più delicati a partire da quello bancario.

Intesa Sanpaolo, la banca italiana per eccellenza e sana nella mente dell’investitore europeo, non solo non recupera il calo di venerdì, ma nemmeno quello di lunedì e il conto rimane pesantemente in negativo con un calo di quasi il 30% rispetto a giovedì scorso prima dell’esito del referendum. Unicredit ieri non è riuscita a chiudere nemmeno con un rialzo simbolico, ma con un altro calo dell’1,5% dopo il -30% post Brexit e dopo un -65% da inizio anno. Anche i volumi scambiati confortano l’impressione che non ci sia un ritorno sul mercato degli investitori, che infatti per il momento si guardano bene da scommettere su un settore, quello delle banche, che riflette non solo l’andamento dell’economia italiana ed europea, ma anche le “disfunzioni” dell’Unione e la competizione tra Paesi; una competizione combattuta anche a colpi di scherzetti sull’applicazione di regole più o meno asimmetriche e più o meno tarate per colpire il nemico e coprire i guai di casa propria.

Capire cosa possa succedere nei prossimi giorni sui mercati in un periodo di eventi che finiscono sui libri di storia è un’impresa ardua; quello che si registra però è che il mercato ha perso la fiducia sull’Europa e che in questo momento alcuni settori “euro-europei”, come le banche, sono un tabù che è ancora troppo presto per toccare. Sono anni che si sente parlare, e qualcuno fuori dall’Europa ci ha anche scommesso, di ripresa europea e sono anni che si sente parlare di ripresa italiana o greca. La Grecia è finita come sappiamo e l’Italia non vede neanche la luce in fondo al tunnel della crisi e del debito. Per recuperare fiducia si dovrebbe scommettere su un cambiamento radicale dell’Europa e in particolare su quello della Germania; finora, però, ognuno ha pensato ai propri interessi nazionali e non si capisce come e perché questo atteggiamento di fondo dovrebbe cambiare.

Possiamo osservare lo stesso problema da un altro angolo. Ipotizziamo di essere un investitore basato a New York o a Singapore oppure un ricco ereditiere europeo e ipotizziamo che si sia obbligati a scegliere tra euro e sterline da mettere in una cassetta di sicurezza da riaprire tra dieci anni. In questo caso fare valutazioni sui tassi di cambio dei prossimi tre mesi sarebbe un esercizio inutile e si sarebbe obbligati a fare valutazioni di medio lungo termine; immaginiamo che la stragrande maggioranza degli “investitori” sceglierebbe con pochissimi dubbi le sterline.

Oggi ci si interroga sulle conseguenze negative della Brexit per l’Inghilterra misurando gli impatti in un’ottica trimestrale; questo orizzonte temporale, tipico dei mercati finanziari, non può essere preso in considerazione per misurare una scelta che cambia la storia europea e inglese dei prossimi decenni. La Brexit regala all’Inghilterra qualche problema di breve termine, ma la lascia partner commerciale dell’Europa (nessuno vuole perdere i clienti inglesi) e più libera di fare e vendere finanza nel mondo. Al contrario la Brexit rimette nel radar degli investitori globali i problemi europei seppelliti sotto le immissioni di liquidità della Bce; problemi di crescita – l’Italia ha una disoccupazione a due cifre e neanche la Francia si sente bene -, di “convivenza” economica e strategica con la Francia, per esempio, che fa la guerra all’Italia in Libia.

Dire che il mercato ieri ha “rimbalzato” è una mezza verità o una mezza bugia. Il mercato non ha rimbalzato, né è tornato a comprare Italia o Europa e anzi si guarda bene dal ritornarci prima che riesca a capire come va a finire. 

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