IL FATTO/ Centri sociali, Bankitalia, Renzi: (solo) una questione di soldi

- Antonio Fanna

Scontri ieri a Bologna tra polizia e antagonisti. Sotto attacco, Bankitalia, proprio mentre il governatore Visco parlava al Mulino. La politica non c’entra? Errore. ANTONIO FANNA

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Un nuovo obiettivo è stato inquadrato nel mirino dei professionisti dello sfascio: la Banca d’Italia. È successo ieri pomeriggio a Bologna. Il governatore Ignazio Visco era nel capoluogo emiliano per i 60 anni della casa editrice Il Mulino e nell’aula magna dell’università felsinea leggeva un discorso piuttosto atipico per il guardiano dell’euro in Italia. Visco, per esempio, ha aperto all’ipotesi di un «reddito di cittadinanza», un sussidio stabile per i disoccupati poiché «tra 10-20 anni oltre il 50 per cento dei posti di lavoro attuali in Europa sarà automatizzato» e quindi «i sistemi di sicurezza sociale vanno rivisti e ripensati».

Un tema caro a Grillo e alla sinistra radicale che anche Matteo Renzi vorrebbe fare proprio, anche se con minore determinazione. Un uomo del capitale che sposa un cavallo di battaglia della sinistra è un fatto che la sinistra dovrebbe apprezzare, non combattere. Invece a Bologna autonomi e centri sociali hanno trasformato un tranquillo pomeriggio di shopping prefestivo in una corrida con lanci di uova di vernice, bottiglie e petardi contrastati da cariche della polizia.

Una decina sono state le persone ferite, tra dimostranti e forze dell’ordine, con un esponente del mondo antagonista bolognese arrestato. Mentre il bollettino della guerriglia non è purtroppo una novità nelle piazze italiane, sorprende invece l’obiettivo, cioè Bankitalia, considerata la cinghia di trasmissione del rigore finanziario tedesco — e in generale europeo — nei confronti di Paesi come l’Italia.

Se i centri sociali attaccano Bankitalia, significa che ormai tutto è stato ridotto a una questione finanziaria. Un partito non si misura più per le idee e i programmi, quanto per la capacità di sopravvivenza legata alle tessere: anche Forza Italia ne sta facendo esperienza poiché il movimento nato attorno a un uomo solo, Silvio Berlusconi, ora fatica a strutturarsi senza una fonte sicura di finanziamento. Il Cavaliere ieri ha scritto una lettera ai coordinatori aprendo la stagione dei congressi e invitando a individuare in ogni comune un «portabandiera» azzurro responsabile del tesseramento, incaricato cioè di incassare i quattrini.

Anche Renzi si sta rendendo conto che il «grano» inteso come denaro sarà il metro con cui sarà misurato. Gli 80 euro valgono più di qualsiasi riforma politica o istituzionale, e così i tagli, la spending review eccetera, qualificano una manovra più che qualsiasi proclama identitario. Lo scontro con le regioni (tutte amministrate da giunte di sinistra a parte Lombardia, Veneto e Campania) è soltanto una questione di soldi.

La maggioranza che sostiene il governo rischia di sottostare alla stessa nuova legge, se è vero che a più riprese si parla (e si è parlato) di compravendita di parlamentari, nella fattispecie di senatori.

E altrettanto si vocifera a proposito di Forza Italia, proiettata a riportare a casa un certo numero di senatori strappandoli al Nuovo Centrodestra in cui erano confluiti. Una retromarcia, si sussurra, ovviamente «oliata» a dovere.  

Soldi, denaro, «money». Un vecchio socialista come Rino Formica diceva che «la politica è sangue e merda», per sottolineare il livello di compromissione con il reale e i suoi lati più nauseanti. Oggi invece è soprattutto una questione di soldi, finanziamenti e lusinghe, anche per gli ultimi nostalgici delle ideologie. Dei due ingredienti della politica secondo il Psi craxiano, ridateci almeno il sangue della passione.

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