DIETRO LE QUINTE/ La guerra per le Europee nasconde una crisi di governo?

- Antonio Fanna

Tra Alfano e Berlusconi è cominciata la battaglia per il “voto utile”: se il Cavaliere fosse il vero antagonista di Renzi, Alfano rischierebbe di restare schiacciato. ANTONIO FANNA

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Angelino Alfano (Infophoto)

Non c’è soltanto Matteo Renzi in campagna elettorale, come egli stesso ha ammesso: il taglio dell’Irpef (a favore dei contribuenti-elettori) anziché dell’Irap (a favore delle aziende) ha un immediato riscontro alle urne. E si vota tra poco più di due mesi per le europee e moltissime amministrazioni locali. Ieri dunque si è mosso, oltre a Renzi in tour europeo, anche il suo principale alleato di governo, Angelino Alfano. Il quale ha preso di mira direttamente Silvio Berlusconi. Forza Italia e il Nuovo centrodestra infatti pescano nel medesimo bacino di voti.

L’altro giorno il Cavaliere ha fatto sapere, attraverso un’intervista di Giovanni Toti, che intende ricandidarsi il 25 maggio alle europee, probabilmente in tutte le cinque circoscrizioni, sicuramente come capolista. È una sfida alla magistratura che l’ha condannato in via definitiva, e al Parlamento che l’ha cacciato dal Senato. Minaccia? Boutade? Alfano, che conosce bene il leader di Forza Italia, non ha preso sottogamba la mossa di Berlusconi, che ha confermato le parole di Toti.

“Forza Italia è un partito che oggi non è né carne né pesce – ha detto Alfano -. Berlusconi dice tanto dei piccoli partiti, ma noi sappiamo dove andare mentre il suo è un partito più grande che però non sa dove andare e alle europee il vero voto inutile sarà quello dato a loro”. Berlusconi, al telefono con una manifestazione azzurra a Varese, ha replicato con l’argomento già utilizzato contro Fini e Casini: “Frazionare il voto non è soltanto inutile ma dannoso”.

Il voto delle europee è il primo test elettorale sia per Renzi sia per Alfano: quello scrutinio, condotto con un sistema proporzionale, consentirà finalmente di dare un peso alle velleità del segretario Pd diventato premier senza passare per le urne, e anche a quelle dell’ex delfino di Berlusconi che anche nel governo Renzi (analogamente all’utima fase del governo Letta) mantiene un peso superiore alla propria rappresentanza parlamentare.

La presenza in campagna elettorale di Berlusconi sarebbe pericolosissima per il Nuovo centrodestra. Al quale potrebbe venire in soccorso la magistratura di sorveglianza che tra un mese deciderà il futuro giudiziario del Cavaliere, arresti domiciliari o servizi sociali, sempre che il capo dello stato non ceda alle pressioni dei luogotenenti forzisti: proprio ieri Daniela Santanché ha riaperto il fronte della richiesta di grazia per Berlusconi. Ma anche privato della libertà, il Cav rimane una mina vagante: con la sua consolidata abilità nell’attirare su di sé l’attenzione, sarà inevitabilmente il vero antagonista di Renzi. E Alfano rischia di restare schiacciato tra i leader dei due partiti maggiori.

Tuttavia il Nuovo centrodestra ha anche un secondo problema: deve uscire dall’ambiguità in cui lo sta relegando Renzi. Il premier infatti dimostra di avere molto più a cuore il rapporto con Berlusconi che con Alfano. Il Ncd è necessario per governare, Forza Italia lo è per fare le riforme. E a Renzi, in questo momento, è più utile riformare che governare. Il capo del governo tiene il piede in tante staffe: Berlusconi per le riforme, Alfano per il governo, i sindacati per il mercato del lavoro, Confindustria per la ripresa produttiva, senza contare gli alleati europei per allentare i vincoli di bilancio.

Alfano invece deve ribaltare questa prospettiva: senza governo è impossibile riformare, quindi l’asse Renzi-Ncd deve prevalere su quello Renzi-Berlusconi. Il Ncd deve affrancarsi da due scomode posizioni: troppo appiattito su Renzi, di cui appare più uno scudiero che un coprotagonista, e troppo bisognoso di un patto elettorale con Berlusconi nelle realtà locali dove si andrà a votare assieme alle europee. Sentiero impervio per il partito di Alfano. Che ha necessità di smuovere per tempo le acque.

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