CARO BENZINA/ Le sette sorelle del petrolio mandano in fumo le speranze dei consumatori

Il pacchetto di iniziative promesse dal governo per calmierare il prezzo della benzina, spiega ZACCHEO, si rivelerà inefficace

26.04.2010 -
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Fumo negli occhi. Il “pacchetto” di iniziative promesse dal governo, per bocca del sottosegretario allo Sviluppo Economico Stefano Saglia, per calmierare il prezzo della benzina e del gasolio è soprattutto fumo negli occhi.

 

Che, ammesso e non concesso venga varato e applicato, promette di ridurre i prezzi di pochi centesimi al litro, lasciando però inalterata l’anomalia di un Paese dove il consumo dei carburanti è tartassato da un’imposizione fiscale stratosferica, pari a più della metà del prezzo totale alla pompa. Perché?

Innanzitutto perché le “accise” – ovvero le imposte indirette che gravano sulla benzina e che tutti i contribuenti pagano in ugual misura, siano ricchi o poveri – fanno parte stabilmente, con un gettito complessivo di vari miliardi di euro, delle entrate fiscali dello Stato, che sono ovviamente incomprimibili.

Poi perché il “cartello” delle compagnie petrolifere – le famose “Sette sorelle”, con l’integrazione dell’Eni e di alcune minori – pilota i prezzi al consumo in modo da minimizzare il minor guadagno quando le quotazioni del greggio scendono e massimizzarle quando salgono: su questo tema, il governo ha promesso ai consumatori di insediare un “osservatorio” che finalmente documenti e smascheri questo fenomeno, ma anche rispetto a questo impegno c’è poco da fidarsi, perché l’anomalo saliscendi è pilotato dal cartello internazionale, cioè dai capi delle grandi compagnie globali angloamericane – dalla Exxon alla BP alla Mobil – che non devono chiedere il permesso né a Saglia né a Berlusconi per continuare imperterrite a far quello che vogliono.

Infine, perché l’unico provvedimento di razionalizzazione che è, effettivamente, nelle mani del governo nazionale… in realtà non lo è affatto! Già, perché la cosiddetta “razionalizzazione della rete di distribuzione”, che significa ridurre drasticamente di numero i 24 mila distributori di carburante in Italia portandoli al massimo a 15 mila, più o meno come in Francia, non lo decide Palazzo Chigi ma le Regioni, che piuttosto di perdere il consenso della casta dei benzinai e dei loro rappresentanti – Confcommercio, Confesercenti, Confartigianato, eccetera – semmai concederebbero altre licenze! E del resto, non è “facendo volare gli stracci”, cioè togliendo il pane a qualche migliaia di piccoli gestori, che si calmiererebbe veramente il prezzo dei carburanti.

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E allora? Allora quel minimo beneficio che si può attendere dai preannunciati provvedimenti del governo, Saglia potrà ottenerlo soltanto agevolando la diffusione dei self-service, oggi presenti sul 40% della rete e non sull’80%, come accade in media in Europa: almeno al self-service la benzina costa meno e comunque la loro maggior diffusione alleggerisce i costi fissi di personale dei gestori.

 

Ma, ecco: questo genere di provvedimenti, rispetto a un problema grave e incancrenito come quello del “caro benzina” italiano, a Roma li chiamano “pecette”. Cioè, come si diceva: semplice fumo negli occhi.

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