TELECOM/ Dal cda un’altra “batosta” per l’Italia

Le iniziative illustrate da Marco Patuano ieri al consiglio d’amministrazione di Telecom Italia, spiega ZACCHEO, non cambiano il quadro societario e anzi Telefonica ne sembra rafforzata

08.11.2013 -
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“Il coraggio chi non l’ha non se lo può dare”, scriveva Alessandro Manzoni a proposito di Don Abbondio. Marco Patuano, amministratore delegato di Telecom Italia, ha coraggio? Non c’è nessuno che possa dargli il “rating”, al riguardo. Ma i fatti autorizzano a sospendere, per lo meno, ogni giudizio. L’azienda che si ritrova a gestire è bloccata tra un indebitamento mostruoso che le taglia il fiato, tanto più pesante dopo il downgrading, un azionariato che per metà è in fuga e per metà in conflitto d’interessi e una politica che “dice no” ma non sa come farlo. In un simile contesto o un manager si ritrova nello zaino “il bastone del maresciallo”, prende il potere, focalizza iniziative semplice e chiare, e allora può anche farcela; o è abituato a fare il cane da riporto – come avrebbe detto Gardini – cioè attuare strategie impartitegli da qualcuno, e quindi è smarrito, incerto, nella temporanea mancanza di padroni che comandino.

Le iniziative illustrate da Patuano ieri al consiglio d’amministrazione di Telecom riflettono questo stato d’animo. La vendita di Telecom Argentina, un pannicello caldo, che comunque dà una sforbiciata ai già dimagritissimi asset internazionali del gruppo; il convertendo; qualche altro ritocco. La scelta se proporre un aumento di capitale, quello che chiaramente servirebbe al gruppo, Patuano non l’ha fatta. Il consiglio gliel’avrebbe bocciata? Bene, sarebbe stata un’assunzione di responsabilità da brividi, per i consiglieri (sì, proprio le persone fisiche) che avessero detto “niet”. Ma Patuano doveva metterci le palle, per usare un’espressione sdoganata dal compassato Enrico Letta, e non l’ha fatto. Comprensibile.

Dunque zero a zero e si va avanti. O meglio, si resta fermi inchiodati: Telefonica vuol mettere le mani su Telecom allo scopo inequivocabile di bloccarne la crescita e inchiodarla entro i confini italiani. L’imbarazzante miopia strategica dei soci italiani di Telco, ma quindi in primis di Mediobanca in tutti questi anni di influenza sostanziale di piazzetta Cuccia sul gruppo, li ha messi nella condizione di regalare il controllo agli spagnoli. Le cosette annunciate ieri non cambiano il quadro.

Salvo in una cosa, che suona da una parte come uno schiaffo alla politica e dall’altra come il primo “diktat” spagnolo: la revoca del progetto di scorporo della rete, declassato a mera separazione contabile, un nulla all’atto pratico. Ma dare uno schiaffo alla politica è facile, oggi, visto che le “larghe intese” non presentano un volto univoco, con Catricalà e lo stesso Letta che velatamente tifano Spagna e il Pd che confusamente dice no…tra un (giusto) progetto di riscrittura della legge sull’Opa, un confuso decreto di rafforzamento della golden power e una mancanza assoluta di strategie sulla Cassa depositi e prestiti che quindi, legittimamente e ineccepibilmente, continua a gestire i suoi soldi in scienza e coscienza senza prendere iniziative strategiche diverse da quelle statutariamente previsti (come, per esempio, comprarsi tutta Telecom) che potrebbe anche fare ma spetterebbe all’azionista-governo concepire e ordinare…

E quindi? Quindi resta un’azienda, Telecom, che ha chiuso i primi nove mesi dell’anno con una perdita di 902 milioni di euro, contro l’utile di 1,94 miliardi registrato nello stesso periodo dello scorso anno avendo dovuto svalutare l’avviamento attribuito al business domestico per quasi 2,2 miliardi, processo che verosimilmente in futuro non potrà che essere replicato… Infatti, il giro d’affari non promette nulla di buono per la chiusura del bilancio 2013: i ricavi non sono andati oltre i 20,4 miliardi, in flessione del 7,6% rispetto al fatturato dei primi nove mesi del 2012 e l’Ebitda è stato invece pari a 7,93 miliardi (-10,5%), mentre l’Ebit è arrivato a 1,834 miliardi.

Unica nota positiva, il calo di 1,2 miliardi dell’indebitamento finanziario, sceso così a 28,2 miliardi: come dire a un ammalato di malaria che la febbre da 42 è scesa a 41,5. Con un simile quadro, in qualunque momento una politica che “battesse un colpo” potrebbe, quantomeno, imporre lo scorporo e la vendita della rete, e allora agli spagnoli toccherebbe la scelta se persistere nel loro progetto di acquisizione a supersconto del controllo di Telecom o esercitare le clausole contrattuali che hanno ottenuto per garantirsi il recesso dall’impegno. Ma non è dato prevedere se e quando la politica riuscirà a prendere un’iniziativa al riguardo…

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