DIRITTO/ Le “consuetudines aversanas”

- La Redazione

Tra gli studiosi di diritto italiano campani il nome di Nunzio Pelliccia è abbastanza noto, ma dai suoi attuali concittadini esso viene ormai ricondotto solo a quello di una strada della città di Aversa. Il merito che viene riconosciuto dagli “addetti ai lavori” a questo avvocato del ‘600 è quello di aver “salvato” per la posterità le consuetudini aversane

aversaR375_02feb10

Tra gli studiosi di diritto italiano campani il nome di Nunzio Pelliccia è abbastanza noto, ma dai suoi attuali concittadini esso viene ormai ricondotto solo a quello di una strada della città di Aversa.
Il merito che viene riconosciuto dagli “addetti ai lavori” a questo avvocato del ‘600 è quello di aver “salvato” per la posterità le consuetudini aversane, risalenti almeno a 3 secoli prima di quando Pelliccia redasse la sua opera. L’originale testo sul quale questa è basata è, infatti, ormai perduto.
L’importanza dei “Commentaria” del Pelliccia è data, principalmente, dal fatto che essi raccolgono e spiegano le norme consuetudinarie di origine franco-normanna (mos francorum) della città di Aversa, in particolare quelle in tema di diritto matrimoniale. La tesi di Claudio Bovino ne prospetta, però, in modo originale, nuove chiavi di lettura – pure di carattere “politico” – riuscendo anche a recuperare dall’oblio del tempo alcuni aspetti che arricchiscono la scarna biografia finora disponibile sul Pelliccia (vedi Lorenzo Giustiniani, Memorie storiche degli scrittori legali del Regno di Napoli, Napoli, 1787-88). Secondo l’autore della ricerca, il giurista aversano avrebbe redatto i “Commentaria” in “difesa” della demanialità della città di Aversa – prima contea normanna in Italia – per salvaguardarla dal pericolo di “vendita” e di infeudazione, e per fare ciò il Pelliccia ne ha voluto mettere in rilievo la “promiscuitas” con la città di Napoli e la singolarità della regolamentazione consuetudinaria.

Grazie alla guida accorta del Prof. Pier Luigi Rovito dell’Università degli Studi di Salerno, l’avvocato Bovino – che da qualche anno vive a Milano e collabora con il gruppo editoriale Wolters Kluver scrivendo per IPSOA e Sistema di Leggi d’Italia in tema d’ambiente e di privacy – ha compiuto una vera e propria indagine storico-giuridico-genealogica durata più di due anni, attraverso le antiche carte conservate in alcuni importanti archivi nazionali, partendo dalla Biblioteca Comunale di Aversa, passando per la Biblioteca Nazionale di Napoli e gli Archivi di Stato di Caserta e Napoli, soffermandosi nell’Archivio storico del Banco di Napoli, fino a giungere all’Archivio del Sovrano Ordine Militare dei Cavalieri di Malta di via Condotti a Roma.
Alla fine, della famiglia Pelliccia è stata “riscoperta” l’antica origine normanna, la provenienza calabrese (“approdata” dapprima a Nicotera e poi scissa in due rami trasferitisi a Tropea e ad Aversa), e ricostruito l’intero albero genealogico, dal 1181 sino agli inizi del ‘900. Ne fecero parte importanti ufficiali militari e canonici, avvocati e notari, cavalieri gerosolimitani ed insigni studiosi accreditati presso la Corte spagnola. Due i palazzi nobiliari aversani che nel corso dei secoli hanno riportato il nome Pelliccia e si tratta del Palazzo Abenavolo/Saporito, sito in via Drengot, e il Palazzo Candia, oggi Moschetti, in Piazza Vittorio Emanuele III.

Del Pelliccia, in particolare, è stato rinvenuto dall’avv. Bovino il testamento olografo col quale questi destinò parte dei suoi averi alla chiesa dell’Annunziata di Aversa e parte alla chiesa di Santa Maria di Costantinopoli in Napoli, dove ancora oggi è possibile ammirare il bel monumento funerario che ne conserva le spoglie. Infine, secondo l’autore della ricerca, la copia dei “Commentaria” custodita presso la biblioteca di Aversa reca delle annotazioni autografe dello stesso Pelliccia e per tale motivo ne ha richiesto l’attento restauro allo stesso sindaco Domenico Ciaramella che insieme all’Assessore alla cultura Nicola De Chiara ed alla famiglia Cecere hanno fortemente voluto la realizzazione del citato “Premio Cultura”.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

I commenti dei lettori