SCUOLA/ Gli studenti crescono quando vanno in scena

Una scuola paritaria di Catania ha fatto nascere l’iniziativa “Tutti in scena” che, oltre ad aiutare gli studenti, ha attirato anche istituti stranieri

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Metti la passione di alcuni insegnanti per il teatro (da fare e da vedere), metti dei ragazzi a cui piace seguire i propri insegnanti, metti la tradizionale attenzione per lo studio delle lingue di una scuola alle pendici dell’Etna ed ecco nascere “Tutti in scena”, rassegna teatrale per gruppi delle scuole secondarie di I grado italiane e straniere.

 

Tre anni fa l’Istituto Sant’Orsola di Catania ha lanciato questa proposta alle scuole statali e paritarie del territorio e sei furono le adesioni al progetto che ricevette il sostegno del programma Scuole aperte del MPI. L’anno successivo, con il sostegno della Fondazione Banco di Sicilia, eravamo in dodici di cui un gruppo proveniente da Roma, uno dalla Francia e uno dalla Romania.

I ragazzi hanno recitato in italiano, francese e spagnolo. Gli alunni del Sant’Orsola hanno quindi ospitato per una settimana i compagni stranieri ed hanno preparato per loro un essenziale percorso di conoscenza del territorio.

Per l’edizione di aprile 2010 abbiamo già avuto contatti con una scuola francese, due di Milano e naturalmente quelle siciliane. L’esperienza di questi anni ci ha confermato la bontà delle finalità iniziali:l’attività teatrale è uno strumento prezioso nel processo di formazione degli alunni.

Con il teatro, infatti, gli alunni valorizzano la propria persona con più facilità, aumentano l’autostima individuale, migliorano la comunicazione con gli altri, superano le barriere dovute alla timidezza, sviluppano il senso di responsabilità e accettano il sacrificio perché utile all’ottenimento di ciò che assieme ci si è prefissi di raggiungere.

È altresì uno strumento utile per imparare l’uso di linguaggi non verbali riscoprendo le potenzialità espressiva del corpo e della voce, per sviluppare la fantasia e la creatività, per migliorare la memoria e la capacità di attenzione e di concentrazione, per sviluppare le capacità linguistico-espressive, e per utilizzare la voce come strumento di comunicazione di stati d’animo, di emozioni e di sentimenti. Se svolto poi in lingua straniera aiuta ad utilizzare la lingua in un contesto ben preciso.

Inoltre la condivisione di un lavoro, che è nato all’interno delle singole scuole, ha permesso a tutti, insegnanti e alunni, di crescere e imparare dall’altro: abbiamo apprezzato i testi scritti dagli adolescenti della scuola Espazia di Monterotondo in “Allacciati le scarpe”, l’ironia del mix di favole tradizionali dei rumeni (che hanno recitato in francese), del gruppo “multietnico” del Comprensivo di Acitrezza, il paradosso di Service d’etage della scuola di Acicatena, il non-sense dei francesi di Fontenay-le-Comte, le soluzioni sceniche della Leonardo da Vinci di Misterbianco in “Don Chisciotte”.

 

So che faccio un torto a non citarle tutte, ma è per dire che guardando si impara e si conosce. Non ultimo si abbattono i pregiudizi del tipo “può mai venire qualcosa di buono da una scuola paritaria?”.

 

L’esperienza del Sant’Orsola ci dice che un lavoro didattico e culturale serio trova compagni di strada tutti coloro che sono accomunati dalla stessa passione educativa e di ricerca, indipendentemente dal datore di lavoro da cui si dipende, statale o privato. E questa, con i tempi che corrono, mi sembra già una buona notizia!

 

(Michela D’Oro, preside Istituto Sant’Orsola di Catania)

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