IMPIANTI RISALITA/ Varallo (Dolomiti Superski): regole e ristori, Roma non ci aiuta

- int. Andy Varallo

Gli impianti di risalita hanno ripreso la loro attività, ma ancora non hanno ricevuto i ristori promessi e fanno i conti con regole anacronistiche

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Il 15 maggio hanno riaperto gli impianti di risalita del comprensorio Dolomiti Superski (circa una dozzina) nelle zone di più bassa altitudine, quelle che potevano attirare gli ospiti già in quel mese. Il Supersummer, la stagione estiva vera e propria, è partita invece il 12 giugno, e si concluderà prevedibilmente nei primi giorni di novembre, meteo permettendo. Si tratta di 118 impianti, tutti tranne gli skilift, ovviamente, per un’estate all’insegna dell’attività outdoor, con moltissime alternative per chi ama la natura, gli sport o semplicemente la vita all’aria aperta.

“Primi giorni di maggio ancora incerti, ma poi poco a poco l’affluenza è salita: adesso stiamo lavorando bene, i turisti ci sono, anche se in numero inferiore rispetto a quanto si registrava pre-pandemia, ma da oggi in avanti prevediamo sempre più accessi. E si tratta di vacanzieri ed escursionisti consapevoli, direi educati e rispettosi dell’ambiente e delle persone”. È complessivamente soddisfatto Andy Varallo, presidente del Dolomiti Superski, il carosello nelle 12 aree vacanza per la stagione estiva delle Dolomiti, una zona di circa tremila chilometri quadrati, nata nel 1974 a cavallo tra Trentino, Alto Adige e Veneto, con circa 450 impianti di risalita, da Cortina all’Alta Badia, da San Martino di Castrozza alla Val di Fassa o alla Val Gardena.

Se i vostri impianti funzionano bene, significa che anche in quota le cose vanno bene, no?

Direi di sì: so che nei rifugi l’affluenza è assolutamente buona, e in via di intensificazione. Tra l’altro, si è goduto tutti di un meteo particolarmente favorevole.

Diceva di turisti educati e consapevoli. Forse perché vaccinati, presidente?

Probabilmente sì. Non possiamo essere noi i controllori di green pass e certificazioni, ma la nostra sensazione è che le persone siano effettivamente informate, con un bagaglio di esperienze e probabilmente in gran parte effettivamente vaccinate.

I vostri operatori hanno potuto accedere in via prioritaria ai sieri?

Lo avevamo sperato, ma… Molti però hanno sfruttato i vari open-day che si sono succeduti, ma sempre in maniera privata, senza nessuna strada agevolata, malgrado avessimo tutti chiesto che il personale più a contatto con i turisti venisse subito messo in sicurezza, per sé e per gli altri.

Niente vaccini preventivi al personale. Ma quei famosi 700 milioni stabiliti dal Decreto Sostegni per il “fondo montagna” sono poi arrivati?

No. Non abbiamo visto ancora niente: i decreti attuativi che mancavano due mesi fa mancano ancora. Adesso si parla di metà luglio… Vedremo. In realtà non sappiamo ancora le modalità d’accesso ai fondi: noi avevamo chiesto l’erogazione diretta da Roma, senza passaggi ulteriori, ma non abbiamo avuto risposte. Se si pensa che in Austria o in Germania, tanto per fare due esempi, i nostri colleghi sono ormai da tempo tutti ristorati, è evidente il divario, con una nostra conseguente scarsa competitività. Loro possono permettersi interventi e investimenti, noi si fa fatica a mantenere aperta l’attività. Per le imprese di montagna l’85% dei fatturati si realizza in inverno, e dopo una stagione totalmente persa si può capire oggi l’angoscia di chi non ce la fa più.

Niente vaccini ai vostri operatori, niente fondi a ristoro. Almeno le linee guida sono arrivate?

Mi ripeto: no, non abbiamo visto nulla, e si va avanti con quelle dello scorso febbraio, che però erano tarate su un’eventuale ripresa della stagione invernale, ed oggi ovviamente sono a dir poco obsolete. Nel frattempo, abbiamo messo quanto possibile on-line, anche le corse singole, più gettonate d’estate; abbiamo varato poi un Q-code da scaricare sul telefonino, che consente di accedere alle prenotazioni e quindi agli impianti, senza nessun “passaggio umano”. Adesso si dice che forse, a metà mese, dovrebbero arrivare le nuove linee… Ma io dico basta: basta a regolamenti particolari solo per il nostro settore, applichiamo semplicemente il TPL, le regole del trasporto pubblico locale, e stop, come già fa ad esempio l’Alto Adige.

Solo l’Alto Adige?

Per adesso. Il Veneto usa i calcoli sulla portata delle cabine, altri lavorano in altri modi. Direi che sarebbe bene, e stiamo lavorando in questo senso, che almeno le tre regioni del Superski, Veneto, Alto Adige e Trentino, adottassero un comportamento comune, magari prevedendo due scenari: un piano A, con l’Italia in immunità diffusa o di gregge, e un piano B, con l’Italia ancora bisognosa di qualche contingentamento a causa di un’immunità ancora deficitaria.

Un’ultima questione, presidente. Avete subito un “effetto Mottarone” con l’onda lunga di 14 indagati per 14 vittime?

Decisamente no. La nostra serietà è sopra ogni dubbio, e i turisti lo sanno bene, vista l’affluenza ai nostri impianti. A Stresa non c’è stato un guasto tecnico, c’è stato un errore umano, per quanto consapevole possa essere stato. Il nostro personale è formato, i nostri collaudi sono impeccabili: un “errore” potrebbe anche capitare, ma sarebbe senza gravi conseguenze; un “errore consapevole” (come recita il capo d’accusa a Stresa) no.

(Alberto Beggiolini)

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