ILVA TARANTO/ Onida: il decreto del governo “aiuta” i giudici e l’azienda

- int. Valerio Onida

Il Cdm ha approvato un decreto legge sull’Ilva che sostituisce il sequestro degli impianti con l’obbligatorietà del rispetto dell’Aia. VALERIO ONIDA spiega perché non è incostituzionale

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Foto Infophoto

Il consiglio dei ministri ha approvato un decreto legge relativo all’Ilva di Taranto che sostituisce il sequestro degli impianti deciso dai giudici con l’obbligatorietà del rispetto dell’Autorizzazione Integrata Ambientale (Aia). La procura di Taranto sta pensando di rivolgersi alla Corte costituzionale per rivendicare l’incostituzionalità del provvedimento del governo. Per Valerio Onida, presidente emerito della Corte costituzionale, “il decreto dà valore di legge all’autorizzazione amministrativa, cioè alle prescrizioni che si devono seguire per produrre. L’Autorizzazione Integrata Ambientale è un atto amministrativo che precisa le prescrizioni che devono essere seguite. Non vedo quindi la ragione dell’incostituzionalità”.

Il governo però aggira la decisione dei giudici …

I magistrati hanno ordinato il sequestro per impedire la commissione di reati. Non mi pare che il decreto del governo autorizzi a commettere reati, in quanto stabilisce piuttosto le prescrizioni ambientali da seguire. Si tratta quindi di due cose che si muovono su piani abbastanza diversi. Il decreto precisa le condizioni legali alle quali lo stabilimento deve essere sottoposto.

Secondo il ministro Passera il decreto è costituzionale e valorizza le richieste della magistratura. Lei è d’accordo con lui?

Se il decreto-legge conferma o integra delle prescrizioni di tipo ambientale che devono essere seguite dall’industria, è lo stesso obiettivo che voleva raggiungere la magistratura, e cioè che non si realizzino attività che danneggiano la salute e l’ambiente.

E lei ritiene che non sia l’Ilva in quanto tale a danneggiare l’ambiente?

Tutte le industrie devono seguire delle prescrizioni. Le produzioni spesso sono potenzialmente pericolose per l’ambiente. Ci sono le emissioni in atmosfera e in acqua e per entrambe ci sono dei limiti legali, delle soglie tollerabili e delle prescrizioni normative. In questo caso sono addirittura individuate attraverso una legge e quindi non vedo quale sarebbe il profilo di incostituzionalità. E’ difficile tra l’altro capire quale sarebbe l’articolo della Costituzione violato dal decreto.

Eppure la Procura di Taranto valuta eventuali profili di incostituzionalità del decreto, nonché la possibilità di sollevare un conflitto di attribuzione …

Si tratta di due cose molto diverse. L’incostituzionalità dovrebbe discendere dal fatto che questo decreto legge viola prescrizioni o standard internazionali, al punto da essere una sorta di licenza a inquinare. Il conflitto d’attribuzione nasce invece sul presupposto che l’intervento legislativo del governo tende a menomare l’esercizio della funzione giurisdizionale. Non vedo però come, in quanto la funzione dei giudici è impedire che siano commessi reati e reprimere le violazioni eventualmente commesse in passato. Quello del governo invece è un provvedimento che si muove sul piano delle prescrizioni legali da proporre all’industria affinché la sua produzione e attività di bonifica avvengano secondo gli standard prescritti.

 

E’ un fatto però che per i giudici con il sequestro gli altiforni dovevano essere spenti …

 

Il sequestro si giustifica in quanto la magistratura ritiene che se gli stabilimenti non fossero sequestrati, l’attività dell’Ilva integrerebbe reati e attività penalmente perseguibili. Se invece le attività si svolgono conformemente alle leggi, grazie a un decreto che precisa le prescrizioni, le soglie di emissione, i controlli, non c’è più il rischio del reato e quindi non vedo in che senso il provvedimento governativo interferirebbe indebitamente con l’attività della magistratura. Non conosco tutti i dettagli, ma il quadro è questo.

 

Con il varo del decreto perde efficacia il rigetto arrivato oggi da parte del Gip Patrizia Todisco dell’istanza di dissequestro del prodotto finito e semilavorato con divieto di commercializzazione …

 

Le attività dell’Ilva, che consistevano nel realizzare prodotti finiti e rivenderli, non erano vietate perché di per sé siano illecite. Il provvedimento di blocco da parte della magistratura era motivato con il fatto che l’intero ciclo lavorativo del prodotto finito fosse tale da integrare violazione di normative ambientali e a tutela della salute. Nel momento in cui interviene però un provvedimento legislativo, con il quale si afferma come l’industria deve agire, si tratta di un campo che spetta appunto al governo o tutt’al più al Parlamento e non invece alla magistratura.

 

(Pietro Vernizzi)

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