CALCOLO IMU/ Bortolussi (Cgia Mestre): ecco a quanto ammonta la stangata per le imprese

La batosta dell’Imu, spiega GIUSEPPE BORTOLUSSI,si sommerà ad una situazione determinata anche dal governo che, già attualmente, per le nostre imprese è sempre meno sostenibile

capannoneR400
Fotolia

Tra gli effetti dell’Imu, per lo più detestabili, ce n’è uno particolarmente perverso. Forse, si tratta di una riprovevole svista (che, in ogni caso, difficilmente il governo corregerà). Sta di fatto che a essere particolarmente colpito dal nuovo strumento impositivo sarà il tessuto produttivo italiano. Per esigenze di bilancio, il governo non si è fatto scrupoli a procedere senza guardare in faccia nessuno. E così, un piccolo imprenditore e un artigiano che possiedono un capannone saranno equiparati a ricchi possidenti di ville. Giuseppe Bortolussi, segretario della Cgia di Mestre, rivela a ilSussidiario.net a quanto ammonterà la bastonata media per imprenditore e descrive una panoramica piuttosto preoccupante. «La situazione è grave – dice -. Siamo in recessione, i consumi sono in calo e a esser particolarmente penalizzate sono le microimprese, quelle sotto i 10 dipendenti. Le stesse che, secondo i dati dell’Ue, hanno creato, nel 2011, il 58% di tutti i nuovi posti di lavoro a livello comunitario». A tutto ciò, si aggiunge quindi il peso dell’Imposta comunale sugli immobili.

Bortolussi fa qualche calcolo: «Per le abitazioni principali l’esborso medio annuo sarà di 203 euro; per le altre di 663; per i negozi e le botteghe (Cat C1) di 727; per gli uffici e gli studi privati (Cat A10) di 1.451; per i fabbricati a uso produttivo, infine, di 3.889». Vere e proprie stangate. «L’imprenditore che conduce una piccola attività subisce una aggravio impositivo inaccettabile». Stesso discorso vale sulle seconde case. Si obietta, infatti, che chi possiede una seconda abitazione possa permettersi anche il lusso di pagare un’Imu così alta. «Non è vero – replica Bortolussi -. Spesso di tratta di persone con un reddito medio che, dopo una vita di lavori e sacrifici, hanno accumulato un po’ di soldi. E invece che investirli in azioni, hanno preferito acquistare una seconda abitazione. Magari per affittarla o per lasciarla ai figli».

Anche in questo caso, ecco qualche numero: «Chi possiede una prima casa, poniamo un’abitazione popolare (A3), con la detrazione paga mediamente 85 euro; se possiede anche una seconda casa, paga in più 540 euro se è un’A3, se è un’A2 ne paga 800». Bortolussi riflette sulla politica fin qui adottata dall’esecutivo e ci spiega cosa non va. «Per il momento si è attuata solamente la ricetta del rigore. Eppure, tutti i sacrifici richiesti per raggiungere il pareggio di bilancio nel 2013, non sortiranno l’effetto voluto; secondo il Fmi, infatti, non lo raggiungeremo prima del 2017». 

Quindi, «tutto ciò lascia intendere che i sacrifici andrebbero mescolati a segnali di attenzione. Specie per chi produce. Come quello lanciato dalla Regione Veneto che, nonostante i suoi problemi di bilancio, ha stanziato  6 milioni di euro per le aziende in difficoltà. Non è molto. Ma fa capire che le istituzioni, quanto meno, hanno presente il problema e riconoscono la funzione sociale delle nostre aziende». E poi, piantiamola di brandire lo spettro della Grecia: «E’ Paese degnissimo, che ha fatto molti errori; ma bisogna piantarla di paragonarla, produttivamente, all’Italia; la nostra provincia di Treviso, da sola, produce tanto quanto l’intera penisola ellenica». 

 

(Paolo Nessi)

© RIPRODUZIONE RISERVATA

I commenti dei lettori