IL FATTO/ 2. Anzani (Poliform): una scuola di made in Italy che fa crescere giovani e imprese

- int. Giovanni Anzani

GIOVANNI ANZANI guida una delle realtà principali dell’arredamento italiano. In questa intervista ci spiega l’importanza di apprendere un mestiere per i giovani e per le imprese stesse

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Foto Infophoto

Il vecchio capo Ufficio studi di Mediobanca, Fulvio Coltorti, ha citato la Poliform in un suo saggio dal titolo “Un nuovo protagonismo economico: la media impresa” all’interno di una bella ricerca curata da Giuseppe Berta su “La questione settentrionale”. La Poliform è un’azienda specializzata di mobili e arredamenti per la casa, di primissima qualità, un’eccellenza italiana nel mondo. Oltre ai mobili per la zona giorno, vanta una produzione eccezionale nella cosiddetta zona notte e anche per le cucine commercializzate con il marchio “Varenna”. Nel 2004 ci ha aggiunto una divisione “contract” rivolta a grandi costruttori e a catene alberghiere. In quel 2004, la Poliform, impresa del mobile della Brianza, ha realizzato una fornitura al “Clinton Presidential Center” che comprende la biblioteca presidenziale, un museo e diverse strutture di servizio. E ha fornito la ricostruzione dello studio ovale della Casa Bianca e le camere presidenziali.

Fondata nel 1942, adesso parla uno dei figli di quegli imprenditori tanto bravi che hanno esportato il marchio del mobile italiano nel mondo. Giovanni Anzani (che è anche Presidente di Assarredo) quasi si schernisce di fronte ai successi di questa azienda, bisogna quasi strapparglieli dalla bocca. Spiega: «Siamo una spa con 600 dipendenti e posso dire che ce la stiamo cavando ancora bene, nonostante la crisi di questi anni. Ma le sofferenze sono sul mercato interno. L’export, dove noi operiamo per il 60%, ci fa vivere ancora discretamente, anche se indubbiamente il cambio tra euro e dollaro ci penalizza non poco».

Ma voi siete ormai un’eccellenza storica mondiale nella produzione del mobile e dell’industria dell’arredamento.

Guardi che facciamo anche offerte per l’arredamento di una casa di 70 o 80 metri quadrati a 30mila euro complessivi. Il problema che ci si pone adesso di fronte è quello di mantenere la qualità dei prodotti che abbiamo sempre fatto. E di migliorali ancora. Se non possiamo contare sulla quantità, dato il costo del lavoro, dovremo puntare sempre di più sulla qualità. E per fare questo, ci vuole un mestiere, che va appreso e coltivato.

Lei dove l’ha imparato il mestiere?

Le famiglie, le nostre famiglie che hanno creato la Poliform mandarono tutti i figli alla “Scuola d’arte” di Cantù. E lì si imparava il mestiere di come lavorare il legno, l’arte dell’imbottitura, gli infissi. Insomma, si trasmetteva un mestiere dai vecchi ai giovani, che poi veniva ancora di più acquisito nell’azienda. Adesso quella scuola l’hanno trasformata in un Liceo artistico e un canale di trasmissione del mestiere non c’è più. Sembra che non esista più questa cultura del saper fare. Di scuole ce ne sono altre, ma le esigenze del mercato di oggi sono tante e sono anche urgenti.

Oggi a Monza, FederlegnoArredo e Aslam presentano il nuovo polo formativo dei mestieri del Legno Arredo che la Federazione avvierà nel 2013 in Brianza. Insomma, entrate nel mondo della formazione, volete ricostituire questa trasmissione di mestiere ai giovani attraverso una scuola.

È una sfida che si deve fare, che si deve tentare e quindi questa iniziativa può rivelarsi importante. Capisco che oggi la mentalità è cambiata, i giovani preferiscono laurearsi in facoltà universitarie che poi… assicurano disoccupazione. Ma in queste zone della Brianza c’è il più forte distretto del mobile e dell’arredo, con più di ottomila imprese. Perché quindi non cercare di dialogare con i giovani per creare dei bravi tecnici in questo settore? In fondo si tratta di valorizzare una tradizione radicata in questo territorio che offre possibilità di lavoro e di espansione.

 

Che cosa occorre oggi per mantenere una tradizione di questo tipo e magari migliorala, mantenendo buone posizioni sul mercato globale?

 

Immagini un giovane dopo le medie che frequenti una scuola con diversi livelli fino ad arrivare a dei master in questo settore. Significa creare tecnici per le aziende, significa formare tecnici commerciali, che poi vanno in giro per il mondo a vendere questi prodotti, a illustrarli, a fare contratti, con la conoscenza di un buon inglese. L’obiettivo è principalmente questo.

 

In un simile settore, così particolare, c’è sempre stata questa necessità?

 

Certo, in questo settore imprenditoriale c’è sempre stato bisogno di maestranze preparate. È un fatto inevitabile. In queste zone facciamo dei prototipi che vengono visti da architetti e designer di tutto il mondo. Ma oggi, puntando soprattutto sulla qualità, occorre non solo trasmettere la passione per questo mestiere, ma migliorare la preparazione in tutti i sensi. Ripeto, è una sfida, perché la cultura del saper fare certe volte sembra del tutto tramontata. Ma forse si può riscoprire dialogando con i giovani, facendogli comprendere sbocchi di lavoro, opportunità imprenditoriali.

 

Questa scuola sarebbe un buon “bacino” per la sua azienda, per le imprese del distretto del mobile in Brianza?

 

Certamente. Questi giovani potrebbero crearsi una buona preparazione e avere uno sbocco lavorativo abbastanza semplice in tutte le nostre aziende.

 

(Gianluigi Da Rold)

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