DECRETO SVILUPPO/ Iva per cassa, crediti e burocrazia. Vignali (Pdl): ecco i pregi e le lacune

- int. Raffaello Vignali

RAFFAELLO VIGNALI spiega i punti qualificanti del decreto sviluppo, tradotto in legge dal Senato, e le misure che, prevalentemente per mancanza di copertura, non sono state adottate

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Come da copione, il decreto sviluppo è stato tradotto in legge. Il Senato, senza modificare una virgola del testo uscito dalla Camera, ha dato il via libera con 216 voti favorevoli, 33 contrari e 4 astenuti. Governo e Parlamento hanno lavorato con l’obiettivo di utilizzare le poche risorse disponibili come leva finanziaria per attivarne altre e come spinta propulsiva per rilanciare la crescita. L’onorevole Raffaello Vignali, relatore alla Camera del decreto, spiega a ilSussidiario.net come. Illustrando i punti qualificanti del provvedimento (in forma di scheda) e quanto, invece, ancora non è stato fatto. «L’insieme delle misure contenute nella legge sono animate da una logica di fondo, finalizzata a creare un ambiente favorevole agli investimenti, specie per le infrastrutture, attraverso il credito d’imposta; e a creare un ambiente favorevole all’impresa come condizione per rilanciare la crescita, consentendo a chi ha energie da mettere in campo di poterlo fare». Ecco, quindi, alcune delle principali novità.

«Attraverso il credito d’imposta, si agevolerà l’assunzione di capitale umano qualificato proveniente dalle facoltà scientifiche e tecniche o in possesso del titolo di dottorato di ricerca. E’ la prima volta, dopo anni che si parla del capitale umano come forza fondamentale dell’impresa, che si investe effettivamente in esso. In particolare, si erogherà un contributo che coprirà il 35% delle spese con un tetto di 200mila euro ad azienda».

«Le imprese che hanno un giro d’affari compreso entro i due milioni di euro (prima la soglia era di 200mila) potranno pagare l’Iva una volta incassata la fattura. Si tratta di una misura che riguarda il 96,9% delle imprese e che garantirà loro più liquidità. Rappresenta, inoltre, il ripristino di un principio di sana normalità fiscale. E’ ragionevole, cioè, che un’impresa paghi l’Iva solo quando incassa l’importo relativo».

«E’ stata introdotta la sanzione per i responsabili dei procedimenti amministrativi che non rispettino i tempi di legge fissati per concedere dei permessi. L’indeterminatezza dei tempi è il primo freno agli investimenti stranieri in Italia e ci costa dai 2 ai 4 punti di Pil l’anno. Per intenderci: in Svizzera una valutazione d’impatto ambientale per costruire una fabbrica di pannelli fotovoltaici viene erogata nell’arco di tre mesi. In Italia, possono passare tranquillamente 3 anni. Questo, nonostante la legge 249/90 fissi i termini per concedere i permessi in assoluto più complicati e delicati a 180 giorni».

«E’ stato istituito lo sportello unico obbligatorio per l’edilizia, il comparto più in difficoltà e che rappresenta la filiera industriale più lunga. Se, infatti, non si costruiscono case ne risente anche chi produce, ad esempio, profilati un alluminio, complementi d’arredamento o cucine».

«Ora potranno avere personalità giuridica. Se una decina di artigiani decidevano di mettersi insieme e volevano, ad esempio, acquistare un macchinario, a oggi si ponevano una serie di problemi quali: a chi bisogna intestarlo? A chi si intesta la fattura? E se si volesse assumere un export manager, a chi dovrebbe fare riferimento per i pagamenti. Le stesse banche, senza personalità giuridica, sono molto meno disposte a concedere finanziamenti. La norma consente ai piccoli di ingrandirsi senza doversi necessariamente fondere o accorpare. Si preserva così la peculiarità del tessuto imprenditoriale italiano fondato sulla collaborazione e la preservazione della propria identità».

«Anche la aziende non quotate in borsa potranno emettere obbligazioni potendo, così, finanziarsi nonostante la stretta creditizia».

 – «Abbiamo modificato la legge Fornero, accorciando i tempi che intercorrono tra un contratto a termine e l’altro nel settore stagionale e turistico, favorendo ulteriormente l’utilizzo dell’apprendistato, attraverso la somministrazione a tempo indeterminato, individuando criteri più congrui per la determinazione delle partite Iva effettive e facendo slittare di un anno l’aumento per i loro contributi».

Si diceva che la legge che ha appena visto la luce è nata priva di alcune componenti fondamentali:

 «A causa di un pregiudizio sbagliato non siamo riusciti a riformarli. C’erano due emendamenti, infatti, che riguardavano la possibilità per gli imprenditori di destinare, ancora in vita, i propri beni ai figli; e, facendo salva la legittima, di decidere a chi lasciare l’azienda di famiglia e a chi, per esempio, la casa al mare. Qualcuno l’ha letta come una norma per consentire a Berlusconi di penalizzare i figli di Veronica. Un falso problema, perché le grandi aziende hanno tutti gli strumenti che vogliono per sistemare queste faccende. Basti pensare agli Agnelli: è sufficiente fare un’accomandita a capo della finanziaria e il problema è risolto. La norma avrebbe riguardato i piccoli. Solo in Lombardia il 50% delle imprese chiudono per problemi di successione».

 – «In origine c’era un provvedimento che riguardava la compensazione debiti-crediti, ma la Ragioneria dello Stato ha deciso di bloccarlo perché non si disponeva della copertura necessaria. Tuttavia, tra agosto e settembre, uscirà il decreto legislativo per il recepimento della direttiva europea sui ritardi dei pagamenti che prevede che la Pubblica amministrazione paghi a 30 giorni, i privati a 60; dopo di che, scatta una penale dell’8% e interessi sulla base dei criteri europei.

CASE – «Non siamo riusciti a varare misure che agevolassero l’acquisto della prime case, attraverso un contribuito sui mutui, sempre per esigenze di copertura».

Infine, ecco le misure sulle quali il ministro Passera e il Parlamento si concentreranno nel corso dell’estate:

«E’ in corso il lavoro sulla delega per la riforma fiscale, depositata dal governo e all’esame della commissione Finanze della Camera. Dovrebbe introdurre un principio sacrosanto, diversificando la tassazione degli utili reinvestiti da quelli distribuiti. Gli utili lasciati in impresa saranno tassati al 20%, quelli portati fuori, invece, secondo le aliquote progressive Irpef. Non averlo fatto finora è una delle ragioni per cui le nostre imprese sono sottocapitalizzate. Ad agosto, inoltre, saranno varati provvedimenti per facilitare le start up, per attirare gli investimenti esteri e per rendere operativa l’agenda digitale».

 

(Paolo Nessi)

 





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