LA STORIA/ E ora Darwin è arrivato anche tra le imprese

- int. Paolo Fantoni

Ormai l’export è molto importante per le imprese e, spiega PAOLO FANTONI, nel settore legno-arredo sarà inevitabile una crescita dimensionale delle stesse per andare avanti

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Un ufficio arredato Fantoni

Le industrie italiane del legno devono riposizionarsi. La crisi ha messo bene in luce quali sono le loro debolezze. «Dalla crisi salteranno fuori quelle che riescono a raggiungere livelli di efficienza tali da riuscire a competere a livello internazionale. Tante piccole imprese avevano prodotti discreti, ma non sono riuscite a svilupparli in quantitativi tali da potersi strutturare per venderli all’estero». Pertanto l’industria italiana del legno-arredo andrà a riposizionarsi su «aziende di dimensioni un po’ più grandi». Chi parla è Paolo Fantoni, amministratore delegato del Gruppo Fantoni, nonché Presidente di Assopannelli, che abbiamo incontrato al Made Expo di Milano. Il dialogo con lui ha offerto diversi spunti di riflessione. Uno di questi riguarda il costo dell’energia. «Nel conto economico delle nostre imprese il fattore energia rappresenta un costo superiore a quello del personale. In più dobbiamo fare i conti con una concorrenza estera che spende un 30-40% in meno» su questa voce. Per questo in Friuli verrà realizzato un elettrodotto che importa energia elettrica dall’Austria, «un bacino d’offerta che ha quel 30-40% di minor costo rispetto alle fonti nazionali». Poi c’è il problema della materia prima: «Facendo di necessità virtù torneremo nel bosco a tagliare quello che nel bosco lasciamo spesso marcire, ignorando le opportunità che offre».

Al Made Expo c’erano tanti visitatori stranieri. È stato un buon momento per le aziende del legno?
È stato un buon momento per l’attività di comunicazione rivolta ai mercati esteri. Un po’ offuscato dalle difficoltà del mercato interno.

Le difficoltà continuano?

Sì, purtroppo continuano e le aziende devono andare a intercettare i filoni che il mercato offre. E questi filoni oggi sono tutti sui mercati esteri. Il termometro ci conferma la necessità che le aziende siano sempre più proattive e si dotino di risorse e uomini capaci di colloquiare con i mercati dove l’edilizia tira.

All’ultima assemblea nazionale della Federazione ha ribadito la necessità di puntare sull’innovazione. A che punto siamo?

Guardi l’innovazione è una medicina continua attraverso la quale sviluppare idee nuove. Perché in un mondo molto competitivo si brucia in tempi molto brevi tutto quello che l’innovazione offre. All’assemblea avevo accennato anche ad alcuni esempi di innovazione che si sono visti nel nostro settore.

Quali esempi?

Mi riferivo in particolare al collega Bonzano (Gruppo Ibl, ndr) che ha presentato il pannello Osb in pioppo, reinterpretando un prodotto noto ma da sempre coniugato con materiali resinosi. Vederlo sviluppato con un legno tipicamente italiano come il pioppo, per ottenere caratteristiche estetiche e funzionali diverse da quelle che si ottengono nel resto del mondo è stato motivo di grande orgoglio. Mi è parso un esercizio corretto di quello che da italiani siamo chiamati a fare.

Cioè?

A dare alla tecnologia un apporto basato sulla nostra cultura, sulla nostra creatività, sulla nostra tradizione.

 

La sua azienda come va?

Stiamo tenendo i fatturati. Questo vuol dire che stiamo rubando quote di mercato a una concorrenza che evidentemente viene meno. A questo punto dobbiamo forse fare un ragionamento su quella che è la struttura industriale del nostro settore.

 

Prego.
Per molto tempo, forse troppo, noi imprenditori, sbagliando, ci siamo cullati pensando che “piccolo è bello” fosse una sorta di panacea, nascondendo difetti e difficoltà della nostra industria. La crisi che stiamo attraversando credo stia imponendo una selezione naturale, di tipo darwiniano alle nostre imprese.

 

Quali sono quelle che si salvano?

Credo che dalla crisi salteranno fuori sicuramente quelle più brave, ma probabilmente anche quelle che, mercé la legge dell’economia di scala, riescono a raggiungere livelli di efficienza tali da riuscire a competere a livello internazionale. A tante nostre buone piccole imprese molto spesso, secondo me, è mancato proprio questo. Molte avevano prodotti discreti, ma non sono riuscite a svilupparli in quantitativi tali da potersi strutturare per venderli all’estero.

 

Le pmi non sono più un modello?

Io vedo un’Italia industriale che andrà a riposizionarsi su aziende con dimensioni un po’ più grandi, che garantiscano economie di scala tali da essere virtuose sul mercato internazionale.

 

Quali sono le prospettive di sviluppo per la sua azienda?

In questo momento stiamo puntando su una maggiore efficienza energetica. Nel conto economico delle imprese del nostro settore il fattore energia rappresenta infatti un costo superiore a quello del personale. Dovendo fare i conti con una concorrenza estera che spende un 30-40% in meno, è chiaro che se non riusciamo a ottenere una maggiore efficienza sul fronte dell’energia rischiamo di compromettere il nostro lavoro. Abbiamo anche un altro grande problema.

 

Quale?
Quello della materia prima. Le politiche di Kyoto, piuttosto che l’obiettivo di produrre maggiori quantità di energia con le biomasse o l’enorme forza economica della produzione di energia termica a base pellet stanno creando momenti di grande tensione sui mercati. Basti pensare che il consumo di pellet in Italia ha raggiunto l’enorme cifra di 2,5 milioni di tonnellate mentre il nostro Paese ne produce solo 300mila. Evidentemente stiamo parlando di volumi di importazione spaventosi. Per dare un’idea stiamo parlando di un volume di legno pari a quello che in Italia consumiamo per produrre tutto il monte dei pannelli truciolari. Con tassi di crescita del 10-15%.

 

Come pensate di risolvere il problema della materia prima?

Spero che in tempi brevi tutto questo faccia scattare degli interessi – e in Italia in questo siamo ancora attenti e virtuosi – per cui facendo di necessità virtù si torni nel bosco a tagliare quello che nel bosco lasciamo spesso marcire, ignorando le opportunità che offre.

 

Torniamo al tema del risparmio energetico. Cosa state facendo?

Da 15-20 anni abbiamo incorporato la tecnologia della cogenerazione: bruciamo gas e produciamo energia elettrica e tutto il gas di scarico lo utilizziamo per l’essiccazione del legno. Siamo ormai prossimi al 90% dell’efficienza energetica nell’uso del gas. In più…

 

In più?

Con altri colleghi imprenditori siamo impegnati in un progetto che dovrebbe avvicinarsi ormai alla fase conclusiva. Riguarda la realizzazione di un elettrodotto, un’infrastruttura di importanza nazionale, per importare direttamente dall’Austria l’energia elettrica nel cuore del Friuli. L’elettrodotto è lungo una settantina di chilometri e va a pescare l’energia in bacini di offerta che hanno proprio quel 30-40% di minor costo rispetto alle fonti nazionali.

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