CRISI E SPESA/ Il centro commerciale che fa “rinascere” le città

- int. Giovanni Ferrarelli

I consumi in Italia sono calati fortemente. E se c’è una zona che più soffre è il Sud. Qualcosa però si muove, con iniziative concrete, come ci racconta GIOVANNI FERRARELLI

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I consumi in Italia sono calati fortemente. E se c’è una zona che più soffre è il Sud, da anni alle prese con un Pil inferiore ad altre aree del Paese. Qualcosa però si muove, con iniziative concrete da parte dei commercianti, rappresentanti di un settore decisamente vitale per l’economia. Si parla, per esempio, di centri commerciali naturali. Giovanni Ferrarelli, direttore di Confcommercio Crotone, ci spiega di che cosa si tratta in questa intervista.

Ci sono segnali di ripresa dei consumi dal vostro osservatorio privilegiato?

L’uscita dalla recessione sarà molto graduale, ancor più debole dovrebbe risultare la ripresa dei consumi, nonostante una revisione al rialzo di un decimo di punto apportata al quadro macroeconomico per il 2014 (da 0 a 0,1%). La previsione della variazione dei consumi per il 2015 è confermata a +0,7%. Mediamente, secondo studi Confcommercio, tra il 2007 e il 2013 il prodotto pro capite si è ridotto di oltre 3.100 euro a testa (-10,7%). Al 2015 i recuperi sarebbero assolutamente insignificanti. In questo contesto, i divari territoriali sono destinati ad ampliarsi.

In che modo?

Il Pil procapite del Sud era pari al 57% di quello del Nord-Ovest nel 2007: nel 2013 scende al 55,2% e nel 2015 sarà sotto il 55%. Immaginando una crescita del Pil regionale costante all’1% per tutti i territori, occorreranno undici anni e mezzo al Pil medio dell’Italia per raggiungere i livelli del 2007. Nel Mezzogiorno questo tempo si dilata fino a 13,5 anni dovendo, cioè, aspettare il 2027 per ritornare ai livelli pre-crisi. Nelle condizioni attuali, in assenza di un chiaro e tangibile segnale di ripresa, la crescita pro capite sarebbe praticamente nulla nell’anno in corso e molto modesta nel 2015.

Siamo quindi alla desertificazione umana e industriale del Mezzogiorno?

I dati contenuti nel recente rapporto Svimez sull’economia del Mezzogiorno non fanno che confermare quello che attualmente noi tutti vediamo: oggi c’è il rischio reale che la coesione sociale venga meno. Il Sud è a rischio desertificazione umana e industriale, si continua a emigrare e a non fare figli la popolazione continua a impoverirsi, con un aumento del 40% di famiglie povere nell’ultimo anno. C’è la necessità, dunque, di ripartire dal piccolo, non a caso lo “Small Business Act” sulle piccole e medie imprese crea un quadro strategico finalizzato a sfruttare meglio il potenziale di crescita, di cooperazione e di innovazione delle Pmi.

Quali progetti strutturali state portando avanti per essere di sostegno alle piccole aziende?

La Confcommercio sta compiendo da tempo delle azioni mirate alla riappropriazione dei centri urbani da parte dei cittadini. La strategia si pone come obiettivo la creazione di uno strumento di network marketing a servizio del cittadino/turista, il tutto partendo dall’assunto che sviluppare e/o rilanciare il centro di una città non è un risultato che può prodursi da sé. Per fare ciò servono delle precondizioni di base, bisogna operare su diverse criticità che il centro della nostra città presenta.

Può fare qualche esempio di iniziativa concreta che intendete adottare?

In questo contesto si inserisce l’idea, già ampiamente sviluppata in molte regioni del nord, del centro commerciale naturale inteso come modello innovativo adottato dalle politiche di sviluppo commerciale nelle aree urbane finalizzato a revisionare il rapporto tra l’esercente e i suoi clienti, secondo i principi di cooperazione e di partecipazione tra più imprese che operano negli stessi settori. Si tratta di un modello che incide direttamente sul rapporto tra il cittadino e il suo territorio in cui prevalgono la logica dell’offerta di nuovi prodotti/servizi e l’interazione con i potenziali clienti/turisti, intesi non solo come semplici consumatori, ma piuttosto come utenti di un’area urbana che conserva le caratteristiche e le peculiarità di uno spazio caratterizzato da servizi a misura d’ uomo.

 

Perché questa iniziativa?

L’idea che sorregge il modello di centro commerciale naturale è quella di promuovere un ambiente urbano in cui si svolgono relazioni sociali, si condividono scelte, si promuovono momenti di aggregazione e rigenerazione culturale, si intensificano gli scambi commerciali. Il centro commerciale naturale si configura come un insieme di più esercizi di vicinato, nei settori di somministrazione di alimenti e bevande, imprese artigiane e turistiche, insediate in una determinata area urbana e tra loro organizzate e coordinate.

 

Quindi il centro commerciale naturale è un ritorno alle piazze mercato?

Più che nel passato va diffondendosi il convincimento che lo sviluppo dei centri commerciali naturali rappresenta una risposta “locale” alla crisi che ha investito i centri urbani negli ultimi anni, che vede coinvolto l’intero sistema della rappresentanza istituzionale e degli interessi economici (Regioni, Comuni, Associazioni di categoria e consumatori). Il tutto in un’ottica di sviluppo delle attività economiche, attraverso una permanente attenzione rivolta al funzionamento dei servizi primari, al decoro urbano, alla valorizzazione della zona, evidenziando il pregio storico e artistico e sviluppando nuovi servizi legati all’intrattenimento, allo svago e alla creatività, riuscendo a trasformare il concetto di interesse economico del singolo a vantaggio di un interesse economico collettivo.

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