SPILLO/ Se Confindustria si spacca sulle slot machines

- Edmond Dantès

È esplosa ieri una mina sul tema delle slot machines che rivela un’altra crepa in uno dei settori minori del mondo imprenditoriale che Confindustria non riesce a presidiare

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Povera Confindustria, quanti pasticci! In queste ultime, poche settimane di tira-e-molla sui commi della legge di Bilancio che taglia e frena a destra e a manca per quadrare i conti dello Stato, è esplosa ieri una mina sul tema delle slot-machines che rivela un’altra crepa in uno dei settori minori del mondo imprenditoriale che Confindustria non riesce a presidiare a dovere: quello, appunto, dei giochi.

In poche parole, l’Amministrazione dei monopoli, che sovraintende al settore (in sigla, Adm) ha emanato una circolare che stabilisce una serie di parametri volti a ridurre l’utilizzo delle slot-machine, o videolottery che dir si vogliano. Tipo la loro concentrazione territoriale o la loro distanza dalle scuole e da altri punti “sensibili”. Il principale operatore del settore è Lottomatica, che aveva apprezzato le norme dell’Adm non perché non siano restrittive, ma perché rappresentano il male minore rispetto al possibile rischio di guai ben peggiori. Sulla stessa linea di Lottomatica molti altri operatori tra i quali Gamenet.

E invece, cosa capita? Che il capo dell’Associazione Sistema gioco Italia (Sgi), aderente appunto a Confindustria, Stefano Zapponini ha diramato una nota dinamitarda contro l’Adm, dicendo che “l’intervento sulla riduzione slot mina la libera concorrenza del mercato e compromette il percorso di riordino del settore giochi. Con forte disappunto e amarezza apprendiamo il contenuto della circolare inviata ieri, in forza di un parere reso dall’Avvocatura dello Stato…(condiviso da 6 concessionari del gioco su 10, ndr)”, eccetera.

Apriti cielo: gli altri operatori del gioco legale, che non si riconoscono in Sistema Gioco Italia, hanno replicato secchi. Lottomatica ha affidato alle agenzie la propria “piena condivisione di quanto Adm ha ritenuto necessario precisare in risposta al Presidente di Sgi. In particolare si evidenzia come il rispetto dei criteri inequivocabilmente stabiliti per la rimodulazione dell’offerta di apparecchi (…) vada nella direzione di un interesse più generale di credibilità dell’intero comparto che si fonda prima di tutto sul rispetto e applicazione delle normative nazionali che lo regolano”. E l’Acadi, Associazione concessionari apparecchi da intrattenimento, che è l’associazione rivale di Sgi, ha rincarato la dose: “La circolare Adm applica le norme di legge esistenti” (…) e “tale interpretazione è condivisa dalla maggioranza dei concessionari che, come chiaramente indicato dal legislatore, hanno iniziato a ridurre il proprio parco macchine dall’inizio dell’anno”.

Morale: neanche sul numero di slot e la loro distanza dalle scuole la Sgi di Confindustria ha saputo compattare la categoria. L’Amministrazione dei monopoli ha campo libero…

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