WELFARE AZIENDALE/ Se i benefit ai lavoratori aiutano anche le imprese a migliorare

- Maria Concetta Rizzo

Secondo il Rapporto 2019 di Welfare Index Pmi, il welfare aziendale viene sempre più utilizzato, con effetti positivi su produttività e fidelizzazione dei dipendenti

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A Roma è stato recentemente presentato il Rapporto 2019 di Welfare Index Pmi dedicato al welfare aziendale nelle imprese, promosso da Generali Italia. I Piani di welfare aziendale (Pwa) sono sempre più diffusi nelle imprese italiane a fronte della crescente consapevolezza di come contribuiscano a migliorare la situazione dei propri lavoratori con effetti positivi su produttività e fidelizzazione.

Il welfare aziendale è uno strumento a disposizione delle imprese che permette di erogare ai dipendenti e ai loro familiari benefit e servizi con importanti vantaggi fiscali; grazie alle recenti novità normative, anche fiscali, un piano di welfare aziendale è sempre più conveniente.

Sanità integrativa, conciliazione vita-lavoro, sostegno alla maternità, iniziative sul territorio, strumenti legati alla flessibilità lavorativa, ma anche attività per il tempo libero e la cultura sono le aree del welfare cresciute più velocemente nell’ultimo anno. L’introduzione del welfare aziendale può avvenire mediante un accordo sindacale oppure con un regolamento aziendale che, non avendo natura negoziale, costituisce un atto unilaterale del datore di lavoro.

L’impresa offre un piano di welfare aziendale che comprende beni e servizi destinati a soddisfare bisogni non prettamente riguardanti la vita aziendale e la prestazione lavorativa, ma la vita personale e familiare del lavoratore dipendente (ad esempio, con sostegni economici per l’asilo nido, l’acquisto dei testi scolastici o per servizi di assistenza per i familiari anziani o non autosufficienti).

Le motivazioni che spingono ad avviare Pwa, o anche singoli strumenti, possono riguardare principalmente l’obiettivo:

– di migliorare la soddisfazione dei lavoratori e il clima aziendale;

– di incentivare la produttività;

– di fidelizzare i lavoratori e ridurre turnover e relativi costi;

– di sviluppare il senso di appartenenza;

– di accrescere la reputazione aziendale;

– di convertire i premi di risultato usufruendo di benefici fiscali.

Secondo il Welfare Index Pmi di Generali Italia, nel 2018 un’impresa su due si è dotata di un Pwa per i propri dipendenti, integrandolo in un progetto di impresa strategico partendo dall’ascolto dei dipendenti. L’obiettivo della ricerca è stato quello di monitorare le iniziative di welfare delle imprese, che operano in tutti i settori produttivi e di tutte le classi dimensionali, suddividendole in dodici aree: previdenza integrativa, sanità integrativa, servizi di assistenza, polizze assicurative, conciliazione vita-lavoro, sostegno economico, formazione, sostegno all’istruzione di figli e familiari, cultura e tempo libero, sostegno ai soggetti deboli, sicurezza e prevenzione, welfare allargato al territorio e alle comunità.

Tra le misure di welfare aziendale più diffuse sono emerse: la salute e l’assistenza sanitaria integrativa, che riguarda circa la metà delle Pmi italiane (46%); la conciliazione vita-lavoro, che interessa il 60% delle Pmi intervistate; e gli interventi inerenti la formazione, attuati dal 44% delle imprese considerate.

Negli ultimi tre-quattro anni la quota delle Pmi attiva nel welfare aziendale è raddoppiata nelle microimprese (con meno di 10 addetti), dove si è passati dal 6,8% del 2016 al 12,2%; in quelle piccole (fino a 50 addetti) dall’11% del 2016 al 24,8%; nelle medie imprese (fino a 256) dal 20,8% nel 2016 al 45,3%.

La crescente evoluzione dei Pwa è stata facilitata anche dalla Legge di stabilità 2016, che ha introdotto significativi sgravi fiscali e contributivi per le aziende che convertono tutto o in parte il premio di produttività in prestazioni di welfare aziendale; con ciò si è passati da una leva fiscale a un mercato di servizi per i lavoratori e per le loro famiglie. Il Censis ha stimato in circa 20 miliardi di euro il valore di questo mercato, ovvero dei servizi erogabili attraverso i piani di welfare aziendale (fonte: Italia Oggi).

Le imprese che fanno più welfare sembrano aver:

• maturato una consapevolezza del proprio ruolo sociale (il 63,4% dichiara che l’importanza degli obiettivi sociali è aumentata negli ultimi 2-3 anni);

• sviluppato una visione strategica di lungo periodo (il 71,7% dichiara l’intenzione di accrescere ulteriormente il welfare aziendale in futuro);

• definito obiettivi e politiche ben focalizzate, coinvolgendo sistematicamente i lavoratori (il 71,2% contro una media del 51,6%);

• ottenuto di conseguenza risultati che incoraggiano a procedere su questa strada: il 73,1% e il 63,9% rispettivamente rilevano impatti positivi sulla soddisfazione dei lavoratori e sulla produttività del lavoro.

Oggi si nota come il Pwa si evolva in welfare society, puntando nell’erogazione di servizi alla persona; e tale fenomeno in crescita è dovuto, in particolare, alla contrazione delle prestazioni dello Stato sociale e pertanto in una trasformazione del welfare tradizionale in welfare evoluto e integrativo, in cui si punta alla personalizzazione nella fruizione di servizi assistenziali e di prestazioni sanitarie integrative di beni individuali o familiari e di forme previdenziali complementari.

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