Inchiesta mascherine/ Membro CTS, “Arcuri faceva pressioni”: quanti soldi sprecati…

- Dario D'Angelo

L’inchiesta sulle mascherine fallate di Quarta Repubblica: le frasi choc del membro del CTS su Domenico Arcui (indagato): “Faceva pressioni e…”.

Arcuri al Mise
Domenico Arcuri, ad Invitalia al Mise (LaPresse, 2021)

Le mascherine accumulate e inutilizzate presenti tuttora in molte scuole sono l’oggetto dell’inchiesta svolta da Quarta Repubblica, il programma condotto su Rete 4 da Nicola Porro, che ha messo nel mirino l’acquisto, da parte della struttura commissariale allora guidata da Domenico Arcuri, di quasi 200 milioni di mascherine rivelatesi non conformi. Le mascherine non erano adatte allo scopo di proteggere dal coronavirus al punto da portare lo stesso Ministero della Salute, con una circolare del 6 settembre, a chiedere agli istituti di “individuare, non utilizzare e quaratenare” le eventuali giacenze. Il riferimento è ad alcuni lotti di mascherine prodotte da FCA Italy Spa nello stabilimento di Mirafiori poi distribuite per il tramite della struttura guidata dall’allora Commissario Domenico Arcuri. Fin da subito le mascherine si erano rivelate inadeguate, al punto da portare gli studenti al rifiuto di indossarle e i genitori a comprarle in autonomia.

Inchiesta mascherine fallate: le accuse contro Arcuri

Sono due i lotti incriminati, mascherine che hanno nell’identificativo il numero 180 e che sono finite anche ai poveri della Caritas, donate da chi credeva di compiere una buona azione e non poteva immaginare che dispositivi autorizzati dallo Stato fossero inefficaci se non addirittura dannosi. “Quante mascherine non conformi ci sono nelle sedi Caritas di tutto il Paese?“: è la domanda che si fa il programma di Rete 4. Da quanto emerso, su 1,9 miliardi di mascherine fornite da FCA sarebbero 197,8 milioni quelle non conformi: lo spreco per le casse dello Stato, dunque, si tradurrebbe in ben 23,7 milioni di euro. Nell’interrogatorio del 16 ottobre scorso, secondo quanto riportato da Quarta Repubblica, Arcuri, indagato per peculato e abuso d’ufficio, avrebbe risposto: “Le mascherine devono superare due controlli, quello delle dogane e quello del CTS. Il primo carico fornito da Benotti arriva il 29 marzo 2020, supera il controllo della dogana e poi viene validato dal CTS. Va tenuto conto che tra marzo e dicembre 2020 il CTS ha dato parere sfavorevole su oltre il 40% della richiesta di validazione delle forniture. Le mascherine di Benotti sono state tutte validate“. Ma chi è Benotti?

Inchiesta mascherine fallate: “Arcuri faceva pressioni”

Il giornalista Mario Benotti, dice Porro, “nel momento della grande emergenza rimedia dalla Cina 800 milioni di mascherine per 1,2 miliardi. Prenderanno insieme i vari intermediari il 5% di commissione, con dei prezzi che all’epoca venivano considerati abbordabili anche se elevatissimi“. Ma sono le gravi affermazioni di un membro del CTS, dietro anonimato, a destare inquietudine: “Non è mai stata fatta una validazione tecnica di laboratorio” sulle mascherine, “ma le validazioni in emergenza venivano fatte sulla base della descrizione cartacea. Se loro hanno mandato un sacco di stro**ate scritte, se loro hanno falsificato le carte, noi non potevamo sapere“. Il membro del Comitato Tecnico Scientifico prosegue ammettendo che “sono state tante le criticità, sono state chieste integrazioni, precisazioni o addirittura documentazione leggibile“. Di fatto, secondo i pm, INAIL e ISS, le strutture che dovevano validare le mascherine, “si sono trovate nella scomoda condizione di dover sconfessare, in caso di giudizio negativo, pagamenti con denaro pubblico già erogati“. Il giudizio alla fine è stato positivo per tutte le 800 milioni di mascherine acquistate da Arcuri aventi per tramite benotti e gli altri intermediari. Arcuri che, secondo il membro del CTS, “anche lui faceva pressione, veniva lui personalmente a presentarle dicendoci ‘ce le chiedono con urgenza, ce le chiedono con urgenza’. Quando arrivava la roba“.



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