Indi Gregory, Comunione e Liberazione: il coraggio della speranza/ “Accompagnare chi soffre con amore e cura”

- Silvana Palazzo

Indi Gregory, il sostegno di Comunione e Liberazione alla bambina e alla sua famiglia: "Accompagnare chi soffre con amore e cura, giusto spendersi in ogni modo". Il coraggio della speranza

indigregory 1 web1280 640x300 La piccola Indi Gregory (foto dal web)

CASO INDI GREGORY, IL COMUNICATO DI COMUNIONE E LIBERAZIONE

Spendersi in tutti i modi per accompagnare chi soffre, con amore e cura che tutti meritano: questa la strada da seguire per Comunione e Liberazione, intervenuta con una nota ufficiale in merito alla vicenda di Indi Gregory, la neonata affetta da una rara malattia mitocrondiale attorno a cui è in corso una battaglia legale nel Regno Unito per il trasferimento in Italia e consentirle il proseguimento delle cure. In queste ore in cui si stanno decidendo le sorti della bambina, Comunione e Liberazione esprime la sua vicinanza alla piccola e alla sua famiglia, sostenendo le richieste, in virtù anche della disponibilità dell’ospedale Bambino Gesù di Roma ad accoglierla e dell’impegno del governo Meloni a farsi carico del trasferimento. “In queste ore di trepidazione, di mobilitazione e di preghiera per la piccola Indi Gregory, ore nelle quali in tanti e giustamente si battono affinché i suoi genitori possano vedere accolto il loro desiderio di accompagnarla con tutto il loro amore e col supporto di una adeguata struttura sanitaria, per il tempo che le è dato di vivere, emerge drammaticamente quella domanda radicale che è alla base di ogni pur necessaria discussione sulle implicazioni etiche, educative e giuridiche della vicenda“, dichiara Davide Prosperi, presidente della Fraternità di CL.

La domanda è “su quale senso abbia il dolore e in particolare, come in questo caso, del dolore innocente“. Da un lato c’è un giudice secondo cui non va prolungata la sofferenza di Indi Gregory, dall’altro una famiglia che vuole continuare a fornire alla figlia le cure, seppur palliative. “Il dolore e il limite sono dunque una obiezione che “deve” avere la meglio sulla vita e sull’amore?“. Ma bisogna andare al centro della questione per Prosperi: “Perché Dio permette il dolore innocente? Credo che solo lasciandosi ferire dall’aculeo di questa domanda si possa guardare ciò che sta accadendo a Indi e ai suoi genitori con speranza, e si possa essere al loro fianco senza lasciarsi sovrastare dalla sofferenza, dalla fatica, dall’incomprensione del mondo, “l’inferno” di cui ha parlato il padre di Indi uscendo dal tribunale“.

DAVIDE PROSPERI “DIO DALLA NOSTRA PARTE”

Per Davide Prosperi bisogna “comprendere perché in questo caso il giudice ha torto e i genitori di Indi hanno ragione: se la sofferenza ha un significato, allora è giusto spendersi in ogni modo possibile per accompagnare chi soffre, con quell’amore e quella cura che ogni persona, nel suo grande mistero, merita“. Comunione e Liberazione nel comunicato ricorda le parole di Benedetto XVI del 2011, quando rispose ad una bambina che gli chiese spiegazioni al dolore dei suoi coetanei: “Non abbiamo le risposte, ma sappiamo che Gesù ha sofferto come voi, innocente… Questo mi sembra molto importante, anche se non abbiamo risposte, se rimane la tristezza: Dio sta dalla vostra parte“. Ma si citano anche quelle di qualche anno dopo di Papa Francesco sulla stessa domanda: “Questa domanda è una delle più difficili a cui rispondere. Non c’è risposta“. E poi aggiunse: “Cosa posso fare io perché un bambino soffra di meno? Stargli vicino. La società dia aiuti anche palliativi per le sofferenze dei bambini, si sviluppi l’educazione dei bambini verso le malattie“.

C’è poi l’intervento del cardinale Pizzaballa in merito alla guerra in Medio Oriente: “Sulla croce inizia una nuova realtà e un nuovo ordine, quello di chi dona la vita per amore. […] La risposta di Dio alla domanda sul perché della sofferenza del giusto, non è una spiegazione, ma una Presenza. È Cristo sulla croce. È su questo che si gioca la nostra fede oggi. Gesù in quel versetto parla giustamente di coraggio. […] Io voglio, noi vogliamo essere parte di questo nuovo ordine inaugurato da Cristo. Vogliamo chiedere a Dio quel coraggio. Vogliamo essere vittoriosi sul mondo, assumendo su di noi quella stessa Croce, che è anche nostra, fatta di dolore e di amore, di verità e di paura, di ingiustizia e di dono, di grido e di perdono“. Infine, il riferimento a don Giussani: “Che coraggio ci vuole per sostenere la speranza degli uomini!“.

“UN NOME AL MISTERO DEL DOLORE…”

Ci vuole del coraggio per condividere la sofferenza degli uomini“, prosegue Davide Prosperi di Fratellanza CL. Nel comunicato di Comunione e Liberazione lascia spazio anche ad un’esperienza personale. “Qualche anno fa l’associazione La Mongolfiera, una onlus impegnata nell’aiuto alle famiglie con figli disabili, mi chiese di scrivere la prefazione al libro che racconta la loro storia attraverso le testimonianze di famiglie coinvolte. Scrivere quel testo mi costrinse anzitutto ad affrontare quelle stesse domande. Domande che la vicenda di Indi, così come anche quella dei tanti bambini innocenti che oggi muoiono a causa di guerre e persecuzioni, ripropongono in tutta la loro inevitabilità. È guardando quelle famiglie della Mongolfiera, quei ragazzi disabili e i loro genitori che per me è stato possibile iniziare a dare un nome al mistero del dolore“. Per Prosperi lo spiega bene Charles Peguy: “Voi bambini imitate Gesù. Non l’imitate. Siete dei bambini Gesù. Senza accorgervene, senza saperlo, senza vederlo“.





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