Inps, caos Bonus baby-sitting per centri estivi/ “È una prestazione diversa da Bando”

- Silvana Palazzo

Inps, caos bonus baby-sitting per centri estivi: confusione con il Bando. Avviso dell’Istituto previdenziale: “Sono due prestazioni diverse”

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Pasquale Tridico, presidente Inps (Lapresse)

Nuovi problemi per il sito Inps. A segnalarli è stato proprio l’Istituto previdenziale attraverso i suoi canali social. È comparso infatti il seguente messaggio: «Attenzione. Molti utenti hanno effettuato l’accesso al Bando Centri Estivi, la prestazione dedicata alla Gestione Dipendenti Pubblici. Si precisa che non si tratta della prestazione Bonus Baby-sitting per i centri estivi introdotta dal Decreto Rilancio». Il tweet rimanda poi ad un comunicato ufficiale pubblicato dall’Inps sul suo sito ufficiale in cui si rende ancor più chiaro cosa è successo. Molti utenti hanno effettuato l’accesso al bando Centri Estivi al posto della pagina per richiedere il bonus baby-sitting per i centri estivi che è una delle misure di intervento per l’emergenza coronavirus inserite nel Decreto Rilancio. Quindi, l’Inps ha deciso di intervenire per fare chiarezza e spiegare che si tratta di prestazioni differenti.

INPS, CAOS TRA BONUS BABY SITTING E BANDO CENTRI ESTIVI

«Il bando Centri Estivi è una prestazione riconosciuta annualmente agli iscritti alla Gestione Unitaria delle prestazioni creditizie e sociali e ai pensionati utenti della Gestione Dipendenti Pubblici», ha scritto l’Inps nel comunicato pubblicato sul suo sito ufficiale. E ha chiarito che si tratta di una misura che non è fruibile da altri utenti. Di conseguenza, ha colto l’occasione per invitare «a prestare la massima attenzione per non confondere le due prestazioni». Infatti, l’iscrizione al bando Centri Estivi non è valutabile ai fini della domanda di Bonus baby-sitting per i centri estivi. Si è evidentemente creato un “corto circuito” per l’espressione centri estivi, che ha confuso molti utenti spingendoli ad accedere alla pagina riservata al Bando che però è riconosciuto ai dipendenti pubblici e quindi nulla a che fare con l’altra prestazione inserita dal governo nel Decreto Rilancio a sostegno delle famiglie.



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