SCUOLA/ L’insegnamento delle scienze: contro l’idealismo gentiliano

- Associazione Diesse

Le discipline scientifiche e tecnologiche sono ormai da qualche anno oggetto di una particolare attenzione a livello comunitario e nazionale. Migliorare l’efficacia dell’insegnamento delle scienze e far sì che i giovani europei acquisiscano competenze e conoscenze nelle materie scientifiche acquista oggi il carattere di una sfida cruciale per l’Europa

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Un insegnante spiega alla lavagna

Le discipline scientifiche e tecnologiche sono ormai da qualche anno oggetto di una particolare attenzione a livello comunitario e nazionale.

Migliorare l’efficacia dell’insegnamento delle scienze e far sì che i giovani europei acquisiscano competenze e conoscenze nelle materie scientifiche acquista oggi il carattere di una sfida cruciale per l’Europa da realizzarsi su due fronti.

Si tratta da un lato di fornire a ciascuno un bagaglio culturale scientifico tale da poter svolgere appieno il ruolo di cittadino in una società tecnologicamente avanzata e dall’altro di attirare un numero più ampio di giovani verso gli studi scientifici, colmando quindi la carenza sempre più preoccupante di vocazioni in questo settore.

Accrescere il reclutamento negli indirizzi scientifici e tecnici rappresenta, infatti, uno degli obiettivi fissati dai ministri dell’istruzione nel 2001 nell’ambito della strategia di Lisbona, in modo da formare giovani scienziati capaci di innovazione in una società competitiva basata sulla conoscenza. Nella maggioranza dei paesi, in quasi tutti i percorsi di formazione dei futuri insegnanti sono incluse la conoscenza dei programmi di studio e alcune competenze specifiche per l’insegnamento delle scienze (conoscenza della storia delle scienze e attitudine all’aggiornamento sugli ultimi sviluppi scientifici).

La didattica delle scienze è sviluppata  al fine di permettere agli studenti di sviluppare un approccio scientifico:

L’importanza di considerare le differenze di attitudine e di interesse tra le ragazze e i ragazzi

L’importanza della capacità, da parte  del docente, di realizzare esperimenti complessi e

La necessità di partire dai concetti e dai ragionamenti spontanei degli studenti (il cosiddetto “senso comune”).

I curricoli scolastici della maggior parte dei paesi si riferiscono agli aspetti contestuali delle scienze, in relazione alla loro storia e ai problemi contemporanei della società.

Le attività laboratoriali che richiedono un insieme di saper-fare, di conoscenze complesse e di competenze di comunicazione, sono molto diffuse a livello secondario: si tratta di proporre e discutere protocolli sperimentali, di verificare sperimentalmente una legge scientifica e di comunicare i risultati ottenuti.

Riteniamo quindi giustificate le preoccupazione espresse da Luigi Berlinguer nel breve articolo pubblicato da Il Sole 24Ore del 14 gennaio; è impossibile non cogliere con l’autore il riemergere, nelle scelte relative ai quadri orari per il Liceo scientifico e per gli Istituti tecnici, quell’idealismo gentiliano che ha condizionato fino ad oggi la struttura della scuola superiore italiana .

Nella Bozza di Regolamento e relativi allegati si legge: «Il fine specifico dei percorsi dei licei è la theoría. Questo fine non esclude, né lo potrebbe per l’unità della persona umana e della cultura, la dimensione operativa».

«Il liceo scientifico approfondisce la cultura liceale nella prospettiva del rapporto fra la tradizione umanistica ed i saperi scientifici, sviluppa i metodi propri della matematica e delle scienze sperimentali, permette di individuare le interazioni tra le diverse forme del sapere. Rispetto al liceo Scientifico di ordinamento è molto più robusta l’area matematico-scientifica».

In realtà, per fare un esempio, in tutti i licei, compreso quello scientifico, il monte ore settimanale della Fisica, quando c’è, è sempre di due ore. Questo comporta di fatto l’impossibilità di eseguire esperienze di laboratorio. La Fisica è ridotta, come e più che nella riforma di gentiliana memoria, all’apprendimento nozionistico di alcuni contenuti. La dimensione sperimentale, essenziale nell’apprendimento, è di fatto eliminata.

Gli aspetti che sottendono a questa scelta culturale sono ben enunciati dalla prof.ssa M. Luisa Bergamaschini in una lettera pubblicata sul sito di Diesse all’indirizzo http://www.diesse.org/detail.asp?c=1&p=1&id=2716

Da ultimo una nota positiva: “Scienze integrate” la nuova materia, prevista nelle prime bozze dei piani di studio dei nuovi istituti tecnici, e contestata dalle associazioni disciplinari dei chimici e dei fisici,  è, per ora, scomparsa nel testo del regolamento. Nell’area della attività e insegnamenti comuni a tutti gli indirizzi si trova ora la seguente formulazione: “Scienze integrate: Scienze della Terra e Biologia”, e in quella delle attività e insegnamenti specifici degli indirizzi una formulazione sdoppiata: “Scienze integrate (Fisica)” e “Scienze integrate (Chimica)” con le rispettive ore di Laboratorio (fonte Tuttoscuola).

Molto da dire ci sarebbe su questo tema, l’interdisciplinarità; ci limitiamo ad una riflessione di carattere generale. Le discipline sono diversamente funzionali al progetto educativo. L’allievo non può essere l’unico responsabile di una sintesi fra le discipline, punto fondamentale del processo di apprendimento;  è di competenza della comunità dei docenti i quali, a partire dalle discipline, rispettandone gli statuti propri e la peculiarità di metodi di indagine, contribuiscono alla coscienza del significato della realtà, facendo gustare la bellezza del particolare.



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