ISLAM/ Erdogan addestra jihadisti in Siria per rifare l’impero turco

- int. Vincenzo Camporini

Il generale curdo Kobane ha lanciato l’allarme: in Siria, nelle aree curde occupate dalla Turchia, ex miliziani dell’Isis e di al Qaeda vengono addestrati da Ankara

Coronavirus Isis
Jihadisti (Foto dal web)

La denuncia che arriva dal generale curdo Mazloum Abdi Kobane, la massima autorità politica e militare delle Forze Democratiche Siriane, un’alleanza composta da curdi, arabi, assiro-siriani, è inquietante. È la stessa alleanza, che, come ricorda lui stesso, ha sconfitto e abbattuto lo Stato islamico. Intervistato da Repubblica, il generale avverte come nelle zone della Siria del nord, le aree curde occupate dalla Turchia durante l’invasione di mesi fa, vengano addestrati e armati dai turchi ex miliziani jihadisti, dell’Isis e di al Qaeda, allo scopo di essere inviati in teatri di guerra. Già si sapeva che in diverse migliaia sono stati mandati in Libia a sostegno delle forze di Tripoli e altre migliaia in Azerbaijan per combattere contro gli armeni. “Quella di Erdogan – afferma il generale Vincenzo Camporini, già capo di Stato maggiore dell’areonautica e della difesa, oggi Consigliere scientifico dell’Istituto Affari Internazionali – è una politica espansionistica spregiudicata, che arriva fino ai Balcani ed è probabilmente motivata dalla grave crisi economica interna nel tentativo di distrarre i suoi elettori da tale crisi”. In questo senso, aggiunge, “non c’è da stupirsi che stia utilizzando gli ex miliziani jihadisti come truppe da spedire nelle aree dove ha bisogno”.

Miliziani jihadisti addestrati, finanziati e armati dalla Turchia nelle zone curde del nord della Siria, occupate dalla stessa Turchia. Erdogan con il suo espansionismo è diventato ormai una minaccia per l’Occidente?

È evidente che Erdogan giochi una partita molto impegnativa. Le motivazioni, come già ipotizzato da diversi esperti, potrebbero essere legate alla necessità di garantirsi un supporto da parte del popolo a causa della grave situazione economica in cui versa il suo paese, dovuta a vari fattori comuni a tutti come il Covid, ma anche e soprattutto a fattori tipici della Turchia.

Sta quindi cercando di distrarre l’attenzione del suo elettorato?

Sì, con una politica espansionistica. Noi focalizziamo l’attenzione su quanto accade in Siria, in Libia o in Azerbaijan, ma non dimentichiamo quello che accade nei Balcani. A partire, per esempio, dagli accordi stretti con l’Albania: il porto di Valona è passato in mani turche, un porto che noi italiani abbiamo ricostruito dopo gli anni difficili del post-comunismo. C’è un tentativo di espansione dell’area di influenza turca e perciò non sarebbe sorprendente quanto detto sull’addestramento di truppe nei territori curdi da spendere nei vari teatri in cui la Turchia si può trovare impegnata. È un trend geopolitico che Erdogan sta inseguendo con spregiudicatezza e ferma intenzione. Ed è paradossale se si pensa che la Turchia è un paese membro dell’Alleanza atlantica.

Appunto, la Nato. Come è possibile accettare ancora un membro che si comporta in questo modo?

L’Alleanza atlantica ha pochi strumenti giuridici per condizionare certi sviluppi politici di uno dei suoi membri. Questo fa apparire l’Alleanza uno strumento che manca di efficacia in certe situazioni.

Il generale curdo Kobane avverte anche di una rinnovata attività dell’Isis, in grado di raccogliere fondi e reclutare nuovi miliziani. È una situazione che ci deve preoccupare?

Se si prova a strappare la gramigna da un prato, le radici rimangono e la gramigna ricresce di nuovo. È stato sì eliminato il fenomeno del jihadismo territoriale, però le motivazioni che lo hanno generato non sono state affatto eliminate. Il fatto che ci siano propaggini non ci deve stupire, la situazione nel mondo islamico è di grande instabilità.

Dovuta a che cosa?

C’è una lotta di potere tra l’area iraniana e le cosiddette petro-monarchie, in cui Erdogan si è inserito con ambizioni neo-ottomane. Ci sono tutte le condizioni per cui il fenomeno jihadista continuerà a rappresentare una minaccia.

E l’Occidente? Gli Stati Uniti? Stanno solo a guardare?

Non vedo alcuna possibilità di intervento dell’Occidente in quell’area, non vedo convergenze su una linea di politica interventistica. Giusto la Francia cerca di muoversi in questo teatro, ma non mi sembra che riesca a suscitare interesse in altri paesi (a proposito di Francia, Erdogan si è scagliato proprio nelle ultime ore contro Macron, che ha proposto una legge per un maggior controllo dell’islam radicale: “In certi Paesi europei, l’odio verso l’islam e i musulmani è diventato una pratica promossa persino dai presidenti” intimando ai suoi cittadini di non comprare più prodotti francesi, ndr). Staremo a vedere quello che accade e, come spesso è già successo, poi magari ci strapperemo i capelli quando ci accorgeremo di essere andati troppo in là.

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