ISRAELE/ Così i paesi arabi hanno venduto i palestinesi a Netanyahu

- int. Filippo Landi

Con il suo proposito di “annessione”, Netanyahu intende annientare i palestinesi. Solo le inchieste sul premier possono salvarli

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Proteste in Israele contro Netanyahu (LaPresse)

“Mai in passato nessuno aveva parlato di annessione della Valle del Giordano; questa di Netanyahu non è solo una mossa elettorale in vista del voto di domenica per compattare intorno a lui l’estrema destra e i partiti religiosi, ma un tentativo di isolare del tutto lo Stato palestinese, sempre che ovviamente questo Stato prima o poi si riesca a farlo”. Così ci ha detto Filippo Landi, corrispondente Rai dal Medio Oriente e esperto di geopolitica dell’area, a proposito del clamoroso annuncio del primo ministro israeliano di annettere tutta la zona che in pratica costeggia il fiume Giordano e che fa parte dei territori occupati alla Giordania dopo la Guerra dei sei giorni. Territori che da allora sono abitati da coloni israeliani e controllati militarmente dalle forze di Gerusalemme. Che cosa cambierà con questa mossa?

Quanto annunciato da Netanyahu è una mossa puramente propagandistica in vista delle elezioni nazionali di domenica prossima?

È qualcosa di più che una mossa elettorale. Quello che il primo ministro ha annunciato a pochi giorni dalla conclusione della campagna elettorale, annettere cioè la parte della Cisgiordania che costeggia il fiume Giordano, è qualche cosa di più di una richiesta di consensi per una vittoria elettorale.

Che cosa è allora?

Netanyahu ha parlato per la prima volta di annessione, mentre in precedenza aveva sempre detto, così come anche vari leader laburisti in passato, di controllo militare ai fini di evitare infiltrazioni di armi o di terroristi una volta che lo Stato palestinese fosse stato costituito. C’è una differenza notevole fra annessione e controllo. Si può vedere oggi qualcosa di diverso dai discorsi fatti per decenni.

Come si spiega la politica aggressiva di Netanyahu?

Esattamente. Quello che stiamo vedendo è in linea non tanto con il discorso della sicurezza nazionale come in passato, ma una serie di annessioni concordate e coordinate con l’amministrazione americana. L’annessione dell’intera Gerusalemme e lo spostamento dell’ambasciata americana e l’annessione dei territori ex siriani del Golan sono stati i passi precedenti. Parlare di annessione della valle del Giordano, sottolineando in modo anche umoristico che nessun territorio porterà l’annessione di un solo palestinese, significa invece precostituire una situazione sul terreno che renderà, se mai nascerà, uno Stato palestinese una realtà completamente circondata e controllata.

Una sorta di schiacciamento, di isolamento totale?

Il paragone che è stato fatto e che sembra il più appropriato è lo Stato africano del Lesotho, che venne completamente circondato dal Sudafrica e poteva esistere solo in rapporto con il Sudafrica pro apartheid.

Non sembra, a parte frasi di circostanza, ci sia una grande reazione dei paesi arabi. Si stanno dimenticando dei palestinesi?

È vero. Alcuni paesi arabi guidati dai sauditi come anche lo stesso Egitto non vanno oltre a delle proteste verbali e diplomatiche, senza alcuna ricaduta sui nuovi accordi economici e commerciali e anche sul piano della cosiddetta sicurezza con Israele.

Che cosa significa questo?

Vuol dire che i paesi arabi hanno timore a innescare proteste su questi temi perché sanno che sono temi che comunque ancora colpiscono l’opinione pubblica e grandi fasce sociali di Paesi che si reggono su apparati polizieschi repressivi come l’Egitto e anche il Bahrein e l’Oman. Potrebbero aprire il varco a problemi interni, ecco così che il tema palestinese viene messo in secondo piano per non alimentare crisi interne.

Secondo recenti sondaggi, la coalizione di Netanyahu è praticamente allo stesso valore percentuale del partito centrista Blu e Bianco, si può azzardare una previsione sul voto di domenica?

Netanyahu ci ha abituati a rovesciamenti di campo e vittorie sull’ultimo metro a quasi ogni elezione. Risulta evidente dagli annunci da lui fatti il tentativo di compattare intorno al Likud anche forze dell’estrema destra e dei partiti religiosi che hanno sempre fatto del Grande Israele dal Giordano al Mediterraneo un loro cavallo di battaglia. Se questa operazione di ricompattamento dei voti di destra riesce, quella lieve mancanza di voti nei confronti dei partiti di centro-sinistra, sarebbe più corretto dire di centro, dovrebbe essere colmata. C’è però una nota degna riessere sottolineata.

Quale?

Come hanno detto alcuni esponenti di Peace Now che hanno condannato l’annessione, c’è da dire che Netanyahu sarebbe già sepolto dalle inchieste giudiziarie che lo riguardano. Questo è importante perché potrebbe orientare a non dare il governo a chi potrebbe essere scalzato dalla magistratura, cosa che forse sposterà il voto di una parte seppur piccola, ma non è detto, dell’opinione elettorale israeliana.

(Paolo Vites)

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