Serie A/ La differenza tra Napolitano e Mazzarri

- Alfredo Mariotti

Alfredo Mariotti analizza alcuni temi emersi dall’undicesima giornata del campionato di Serie A 2014-2015, dal 2-2 del Milan a Genoa e quello casalingo dell’Inter con il Verona

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Un'immagine della partita d'andata (INFOPHOTO)

L’altro giorno ho sentito due interviste a calciatori: l’immenso Giggirriva e Giacomo Losi detto “er core de Roma”. Dalle stesse ho potuto trarre insegnamento sul totale cambiamento dei valori sui quali si basa la società. In particolare Losi, un cremonese trapiantato a Roma, ha avuto modo di indicare nell’umiltà, nel desiderio di emergere senza per questo affossare gli altri, nel riconoscere nella controparte un avversario e non un nemico da abbattere, i valori che hanno fatto da base alla sua vita e che gli hanno concesso di raggiungere traguardi importanti sia come uomo di sport che nella vita. Concetti analoghi ha espresso Riva. Entrambi, fautori di una vita sobria, di un profondo legame con la terra e la società che ti hanno aiutato ad uscire dall’anonimato, che ti hanno dato la possibilità di far condurre alla tua famiglia una vita con molte meno preoccupazioni e fatiche di quelle che avevano avute e a cui avevano dovuto sottostare le famiglie di origine, sono un esempio non solo per i calciatori di oggi ma per tutti i giovani, che spesso perdono il desiderio di “conquista” e talvolta non disdegnano “scorciatoie” pur di arrivare senza fatica.

Nel calcio, che rispecchia in tutto la società, si dice che non esistono più bandiere, che bisogna essere professionisti. Ecco allora che, spinti anche dai procuratori, basta avere una offerta economica superiore e via, la squadra che ti ha lanciato, i tifosi che ti amano, i bambini che ti vedono come esempio non contano più, tutti pronti a battere sul cuore indossando un’altra divisa. Ciò vale da tutte le parti. E allora questo desiderio di far prevalere l’io sul bene comune ha portato a miglioramenti nel calcio e nella società? Assolutamente no, basta vedere come va l’economia e con lei il mondo del calcio. Abbiamo visto già sabato due incontri da terzo mondo calcistico. Pazienza per Sassuolo-Atalanta ma da Sampdoria-Milan ci si aspettava di più.

Da una parte i genovesi la cui forza è solo la capacità del loro allenatore, il grande Sinisa, di aver svolto una preparazione sulla velocità molto ben fatta e di essere fino ad ora riusciti ad applicare con precisione gli atleticamente dispendiosi schemi imposti dal mister. Potranno tenere fino alla pausa natalizia poi… Di contro i casciavid che oramai hanno una squadra composta di nomi e non di calciatori attuali. Qualcuno è bravino, qualche altro passato, nessuno un campione. Hanno rimediato un pareggio grazie ad un rigore fischiato dall’arbitro per rispetto al passato glorioso della seconda squadra di Milano. Lotteranno per il terzo posto, non per particolare bravura ma per la manifesta incapacità anche dei loro avversari. La Gobba ha preso a legnate un modestissimo Parma malcondotto da Donadoni. Pensate la differenza fra Juve e Inter: meno male che ogni gara fa storia a sè. L’Empoli mostra che in alcuni casi la capacità dell’allenatore nel motivare la squadra e saperla schierare in modo corretto è fondamentale. Una squadretta ha battuto l’armata Lazio presentatasi in Toscana con penne e fanfare e tutt’altro che remissiva.

Da ricordare le reti con le quali il Chievo ha sconfitto il Cesena superandolo in classifica: le ha segnate il “vecchio” Pellissier, uno sempre presente quando è necessario. Ha sempre giocato a Chievo, pensate quanti brocchi hanno comprato in questi anni gli scienziati delle nostre grandi! Bravo anche Stramaccioni che a Palermo ha saputo, nonostante assenze pesanti, controllare tranquillamente la partita e portarsi a casa un punto contro una squadra esaltata dalla vittoria a Milano contro i rossoneri, quasi fosse quest’anno un’impresa. Sembra che anche Napolitano voglia lasciare la squadra Italia, sarà meglio farlo recedere dall’idea, è un buon allenatore! Un buon allenatore non lo è…

Mazzarri. Questa volta l’Inter non ha giocato male, meritava la vittoria ma ci hanno pensato il Mago di San Vincenzo e Rocchi, uno pseudoarbitro che avrebbe meritato di concludere la carriera dopo la sciagurata direzione di Juve-Roma e che invece è stato mandato a San Siro e lì ha voluto ergersi a protagonista, fischiando e ammonendo a capocchia fino a che i bauscia sono rimasti in dieci. E in quel momento si è vista l’incapacità di Mazzarri a gestire l’incontro. Anche gli allenatori all’Oratorio sanno che, se ti trovi con un uomo in meno, la squadra va schierata con il altrimenti l’avversario, dominando a centrocampo, ti schiaccia nella tua area e batti e ribatti segna. Così e successo con il Verona dove è bastata una disattenzione finale di Juan Jesus, che è uscito dall’area facendosi aggirare dall’avversario, per buttare altri due punti e dare l’addio al possibile terzo posto. Per nostra fortuna la Maggica sta tenendo vivo il campionato e il Napoli sta riprendendo a dare spettacolo. Balotelli è stato convocato per la Nazionale in barba alla meritocrazia. Va bene così, godiamoci la Nazionale, per le squadre di Milano sono i momenti migliori, quando il campionato è sospeso sono le settimane in cui esprimono il miglior gioco.

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