Serie A/ La strana Epifania di Squinzi e l’Inter al ritmo del jazz

- Alfredo Mariotti

Alfredo Mariotti analizza i principali temi emersi dalla 17^giornata del campionato di Serie A 2014-2015: la vittorie di Lazio e Roma, la sconfitta del Milan, il pareggio in Juventus-Inter

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A chi può far paura un piccolo bambino che, depositato in una mangiatoia, ti accoglie a braccia aperte? Perché vogliamo dimenticare il fatto che sta alla base della nostra civiltà? E anche il contorno al Bambino rappresenta le attività più svariate della nostra vita passata e attuale. Perché esistono soggetti che, atteggiandosi a principi dell’uguaglianza e della libertà, ritengono che il Presepio vada ad offendere le coscienze degli appartenenti ad altre religioni o dei non credenti? Forse qualcuno ha bisogno di fare qualcosa di eclatante per far conoscere la sua esistenza agli altri e a sè stesso.

Consiglio: continuiamo nelle nostre tradizioni non curandoci di loro. Sono arrivati i tre re Magi e tre sono state le reti che la Lazio ha piazzato alla Samp nella gara di (ri)apertura del campionato. L’ho scritto più volte: squadre come Samp e Genoa potevano resistere solo fino a Natale, figuriamoci ora senza Gabbiadini e Pinilla, faranno qualche colpo a sorpresa e non di più. Era goal o no quello dalla Maggica a Udine? L’arbitro lo ha dato e…va bene così. Ripeto la domanda: cosa ci fanno gli assistenti dietro le porte? Sostituiamoli con la tecnologia già applicata in altri campionati, perché vogliamo lasciare agli arbitri il potere di rovinare un campionato già mediocre per suo conto? Adesso cosa dirà Garcia? A Squinzi è capitata una Epifania contrastata: non saprà se essere contento per la vittoria del suo Sassuolo o incavolato per la sconfitta del suo Milan. Colpa sua, ha formato una squadra troppo organizzata, è più forte dei casciavid, Intanto Napoli e Lazio vanno, il terzo posto se lo giocano loro!

Normale il derby d’Italia. L’Inter dopo cinque minuti era già sotto, per questa stagione (sarà l’ultima) la Gobba è più forte e più vogliosa di risultati. Questo l’ho scritto al termine del primo tempo per scaramanzia ma sentivo che qualcosa sarebbe successo. In fondo l’Inter è una squadra democratica, non ha uno schema predefinito; ognuno, quasi fosse in una ensamble di jazz, si muove secondo intuizione propria e improvvisa ma, proprio come nel jazz, se arriva il momento in cui ognuno svolge correttamente il proprio ruolo, nasce la bellezza. E anche stavolta Mancini, buttato alle ortiche il primo tempo, ha fatto quadrare il complesso: Guarin piazzato nel suo corretto ruolo che è quello del mediano e Poldi, che con il suo ingresso ha dato fiducia ai compagni bauscia, hanno portato la Beneamata a far paura. Riassunto: gobbi schiacciati e ringrazino gli dei del calcio per aver ottenuto un pareggio che li tiene ancora sopra la Roma.

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