FINALE CHAMPIONS LEAGUE 2015 / E’ morta la Juve, evviva la Juventus

- Alfredo Mariotti

Dopo la finale di Champions League ALFREDO MARIOTTI parla della fenomenologia juventina, passata alla prova della squadra più forte del mondo: il Barcellona di Luis Enrique

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Massimiliano Allegri (Infophoto)

È morta la Juve, viva la Juve! Questo annuncio regale mi pare il modo migliore per onorare la sconfitta di una squadra che, più grazie alla forza di volontà e al fato che non al gioco, si è trascinata fino alle finale di Champions League. I Gobbi non debbono rammaricarsi della sconfitta di fronte alla corazzata catalana, evitino di sentirsi abbattuti per aver visto le gobbentruppen discendere in disordine i colli che avevano salito con baldanza forse eccessiva. Hanno il dovere di prendere atto che prima di questa partita nella loro avanzata europea le “cose” erano andate fin troppo bene. La Juve non è abituata a questi impegnativi confronti europei dove vincono gli “scattisti”: è una squadra “mezzofondista”, per cui da campionato italiano. Certi momenti vanno lasciati alle squadre della grande Milano.

Tutto pareva essersi messo nel verso giusto, l’infortunio di Chiellini aveva costretto Allegri a schierare quello che oggi è il miglior difensore italiano, ovvero Barzagli, e a non impiegare un giocatore sempre a rischio rigore o espulsione. Il miglior centrocampista dei blaugrana, Xavi, era fuori per infortunio, la massa di tifosi partita alla conquista di Berlino numerosissima, il campo un nostro portafortuna. Purtroppo l’arbitro turco (questo Paese ricordando l’eliminazione con il Galatasaray era un segnale un poco nefasto) non ha trovato motivo per annullare la rete di Rakatic dopo quattro minuti e li poteva iniziare il tracollo. Ma la Juve non cede mai, lo si sa. E infatti, dopo miracoli di un eccelso Buffon, papera del portiere del Barca e rete di Morata. Ma qui i catalani hanno deciso di fare sul serio e, come dice un vecchio proverbio, “Barca incazzato, juventino fregato”.

Niente triplete per i torinesi, sarebbe stato troppo pareggiare l’Inter. Ho perso alcuni minuti della partita per ascoltare quello che mi accadeva intorno: la giornata è caldissima e le finestre di tutti aperte, le persone che raggruppate nelle “sale” seguivano la partita. I commenti e le grida di accompagnamento alle azioni delle squadre davano, con chiarezza, l’indicazione delle tifoserie. 

Tantissimi i gobbi ma non pensavo che il Barcellona avesse così tanti tifosi in Italia. Mi è venuto anche il dubbio che potessero essere bauscia o casciavid ma non penso, sono sicuro che fossero i nipoti degli spagnoli che dominavano da noi ai tempi dei Promessi Sposi.

Poi quando l’incontro finisce un poco di italianità ti ritorna, ma pochino, pochino, tanto che quasi ti spiace.E allora cosa dire agli juventini: “dai, vi siete divertiti! Più di così era impossibile”. E Poi quella coppa con le orecchie da somaro non è neanche bella. Fatemi terminare con un grande sentimento e trasporto sapendovi addolorati e in gramaglie: “lo siento”.

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