Serie A/ Inter, vittoria “da bar”. Allegri, è crisi o strategia?

- Alfredo Mariotti

Serie A, il consueto punto di ALFREDO MARIOTTI sulla giornata del campionato: nel ventesimo turno, contro il Chievo, c’è la quinta vittoria consecutiva di un’Inter che appare davvero rinata

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Foto LaPresse

Tutti abbiamo presente come si integrino bene latte e caffè. Ne nasce un fantastico cappuccino, irresistibile per tutti. Se poi c’è anche la schiumetta e la brioche dire solo che si gode è una diminutio. Questa è l’Inter che il popolo bauscia ha molto apprezzato contro il Chievo: splendida la coppia cappuccino, Kondogbia ottimo difensore e trascinatore e affiancato da un ragazzino, Gagliardini, che alla prima a San Siro non ha avuto alcun timore a proporsi e tentare la via della rete.  A ciò si è aggiunta la schiumetta Perisic e la brioche Icardi, nessun interista poteva pretendere di più; certo, per arrivare in Champions la Beneamata dovrà fare il miracolo di conquistare almeno 40/42 punti su 54 possibili. Difficilissimo ma l’Inter vista ieri non sarà facilmente contrastabile. Pur andata in svantaggio, su cavolata D’Ambrosio-Handanovic, non ha mai preoccupato la tifoseria, si capiva che sarebbe comunque arrivata la vittoria. E così è stato!

Hanno vinto anche Roma, Napoli e Lazio, in modo diverso e con avversari di livello ineguale. L’impegno più difficile l’aveva la Lazio anche se l’Atalanta pare un po’ spompata; forse il pareggio sarebbe stato più giusto ma i biancazzurri non hanno rubato nulla. Ha dovuto lottare fino all’ultimo la Maggica al Friuli, più per sua colpa che per merito dell’Udinese. Ha fallito un rigore con Dzeko, in edizione scorso campionato, poi più bianconeri ma incapaci di concludere. Meglio così, rimane aperto il campionato, si spera.  I partenopei hanno sofferto nel primo tempo l’aggressività del Pescara che, seppur con otto riserve, è riuscito a tenere inviolata la propria rete. Poi la maggior tecnica del Napoli è venuta a galla con il calare della forza fisica dei pescaresi che, in base ai risultati della giornata, assieme ai compagni di sventura, Palermo e Crotone, possono già pensare a come prepararsi per vincere il prossimo campionato in B.

Avendola tanto invocata, pare che gli dei del calcio abbiano deciso di ascoltare le implorazione della metà Italia non gobba: la sconfitta della Juve a Firenze fa sì che la Roma si sia pericolosamente avvicinata e faccia sentire una tangibile pressione ai capiclassifica. Errori di Allegri a parte, i bianconeri non erano mai apparsi, nell’ultimo lustro, così sconclusionati. La difesa comincia in particolare nel portiere a fare acqua; il centrocampo è parso nettamente inferiore a quello Viola e all’attacco non sono arrivate palle giocabili. I gobbi paiono alla frutta con Dybala svogliato e forse in attesa di trasferirsi in Spagna alla corte catalana o blancos. Vedremo come andrà a finire.

Già la prossima giornata l’arrivo allo Stadium della Lazio dirà se le sensazioni avute a Firenze sono casuali o strutturali, non vorrei fosse solo un fatto estemporaneo e la Juve abbia rallentato la preparazione per essere pronta in Febbraio agli scontri di Champions e, per cui, sotto sotto non sia così in crisi. Un po’ come il Governo Gentiloni: pareva nato solo per preparare le elezioni anticipate, per cui nato asfittico. Invece, senza eccessivi clamori, mi pare stia ottimamente operando per portare a soluzione, perfezionandole o ponendo le basi per perfezionarle, alcune problematiche aperte da tempo,vedasi caso scuola, banche e tenendo testa, con grande dignità, ai premier di tutta Europa.

Non sempre vince il matador ma, se il toro non approfitta dei suoi momenti di difficoltà, diviene difficile incornarlo. Il Toro all’inizio ha infilzato il Milan che ha evitato la toreada per merito di un grande Paletta e di una cavolata di Liajic che, sul due a zero, ha sparato in bocca a Donnarumma un rigore. I casciavid, oltre al solito goal di Belotti, si sono dovuti inchinare ad una azione condotta da due ex riserve bauscia, Obi che ha iniziato l’azione e Benassi che l’ha conclusa con un beffardo colpo di tacco, dopo il fallito rigore i granata si sono troppo rifugiati in difesa correndo inutili rischi. Era facile prevedere, a fine primo tempo, che i rossoneri almeno il pareggio lo avrebbero raggiunto. E così è successo. Poi i torinisti hanno cercato di accontentare i tifosi con qualche attacco velleitario ma, oramai, il destino della partita era segnato e corna del Toro e del Diavolo si sono pareggiate. Il Torino si è parzialmente suicidato,il Milan deve”segnass”con il gomito È proprio la sua annata

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