NATALE/ Erri de Luca racconta con realismo e pudore il sì di Maria

- Laura Cioni

Raccontare il mistero della maternità di Maria: molti scrittori vi si sono accostati. LAURA CIONI presenta la trasposizione teatrale di “In nome della madre” di Erri De Luca

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Erri De Luca (Ansa)

Due scritti molto diversi, entrambi diventati teatro, Interrogatorio a Maria di Giovanni Testori e In nome della madre di Erri De Luca, cercano di far luce sul mistero della maternità del tutto singolare della giovane donna che generò Gesù. Lo fanno con l’animo e le parole di chi accosta il segreto legame che unisce ogni madre al proprio figlio dal concepimento alla nascita.
Il tema non è nuovo: due antichi e autorevoli testi  lo espongono. Innanzitutto un’antifona:

O admirabile commercium,
Creator generis humani
 animatum corpus sumens
de Virgine nasci dignatus est
et procedens homo sine semine
largitus est nobis suam deitatem.

(O mirabile scambio, il Creatore del genere umano, assumendo un corpo vivente si degnò nascere da una vergine e divenendo uomo senza l’opera dell’uomo ci elargì la sua divinità).

Il mistero della vergine madre è detto senza reticenza, come è spesso nella lingua latina: sine semine, senza bisogno del seme.

Il secondo testo è una preghiera alla Vergine di san Bernardo, che dà voce all’attesa di tutte le genti  e sollecita il sì di Maria all’Angelo:

Hai udito, Vergine, che concepirai e partorirai un figlio; hai udito che questo avverrà non per opera di un uomo, ma per opera dello Spirito Santo. L’angelo aspetta la risposta: deve far ritorno a Dio che l’ha inviato. O Vergine, da’ presto la risposta. Perché tardi? Perché temi? Credi all’opera del Signore. Da’ il tuo assenso ad essa, accoglila. Nella tua umiltà prendi audacia, nella tua verecondia prendi coraggio. In nessun modo devi ora, nella tua semplicità verginale, dimenticare la prudenza: ma in questa sola cosa, o Vergine prudente, non devi temere la presunzione. Apri il cuore alla fede, le labbra all’assenso, il grembo al Creatore.

Testori amplifica la risposta di una Maria dolcissima e quasi affranta al coro che osa chiederle i suoi sentimenti nell’attimo del concepimento:

Una carezza, un precipizio,
una dolcezza, un lampo;
come se in me scendesse
oltre lo spazio,
dell’Esistente, del Non-nato
e della sua eterna carità,
il respiro, la gloria,
la bellezza, il fiato.
Fu come se accogliessi in me
tutta la febbre del Suo lucente,
sterminato ardore.
La storia si strinse tutta
Dentro il mio magro grembo.

Difficile davvero un’immedesimazione così audace con il femminile riserbo di Maria e di ogni altra donna sull’avvertimento di un’altra vita dentro di sé. Testori usa qui una parola densa e semplificata, resa indimenticabile dall’ interpretazione di Laura Lotti.

Oggi a rivestire i panni di quella sconcertante maternità è la giovane attrice Sara Cianfriglia, che con il regista Simone Gandolfo e l’autore Erri De Luca interpreta il testo del 2006, in uno spettacolo povero di mezzi e ricco di affetti.

Il racconto affidato alla voce narrante di Maria ripropone la storia di sempre: l’amore di Giuseppe, il sì di entrambi alla novità che cambia le loro vite, la malignità della gente, la gravidanza e la nascita sono rievocati con realismo e pudore, come in una moderna sacra rappresentazione, le cui quattro stanze sono divise da canti composti da vari autori, tra i quali Fabrizio De Andrè.
Maria è riempita dall’annuncio e sostenuta dal promesso sposo: 
Con la tenerezza venne la gratitudine. Mi aveva creduto. Contro ogni evidenza si affidava a me. Fai quello che è giusto, Iosef: Io oggi sono tua più di prima, più della promessa.

I mesi dell’attesa sono riempiti dal dialogo con il Figlio:
Chissà se succede ad altre donne incinte di parlare alla creatura chiusa dentro. Lo strano per me è che io credo di rispondere a delle domande tue. Bisogna proprio che tu esca di lì, giovanotto, e che ci presentiamo. Io sono Miriàm e tu, tu chi sei?

E arriva la partenza verso Betlemme per il censimento e il parto lontano da un paese di pettegoli:
E’ una bella notte per venire fuori, agnellino mio, notte limpida in alto e asciutta in terra. Il viaggio è finito e tu hai aspettato questo arrivo per nascere. Sei un bravo bambino, sai aspettare. Ora nasci, che tuo padre ti aspetta. Si chiama Iosef, quando entra gli diciamo: caro Iosef io sono Ieshu tuo figlio. Vedrai che sorpresa, che faccia farà.

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