CALCIOPOLI/ L’esperto: la prescrizione “salva” l’Inter, ma lo scudetto ora è di cartone

- Matteo Pozzi

Ieri sono arrivate importanti novità da parte del procuratore Palazzi in particolare sulla società nerazzurra. MATTEO POZZI ci aiuta a capire cosa è successo

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Moratti patron nerazzurro (Foto Ansa)

Sono state rese note solo ieri, 04 luglio 2011, le 72 pagine con cui il Procuratore Federale della FIGC Dott. Stefano Palazzi si è espresso a seguito del procedimento avviato dalla stessa Procura il 1 aprile del 2010 ed all’esposto presentato dalla Juventus il 10 maggio dello stesso anno. Elemento comune dei suddetti erano le nuove intercettazioni telefoniche che sono emerse durante l’istruttoria del processo penale “Calciopoli”, celebrato avanti il Tribunale Ordinario di Napoli, portate alla luce dai legali e consulenti tecnici della difesa di Luciano Moggi. Come è noto, infatti, dal dibattimento processuale napoletano sono state rivelate moltissime conversazioni telefoniche tra soggetti diversi rispetto a quelli che furono deferiti, e poi condannati, nell’estate del 2006. Tra questi nuovi elementi di prova, ovviamente, quelli che hanno destato maggiore stupore sono stati quelli relativi ai colloqui che l’ex Presidente dell’Inter Giacinto Facchetti e l’attuale Massimo Moratti, intrattenevano con diversi esponenti del settore arbitrale (in particolare con l’ex designatore Bergamo). Ed i motivi di tale stupore sono molto semplici.

L’Inter, infatti, non solo non fu mai coinvolta nel processo sportivo del 2006 perché le siffatte intercettazioni non vennero acquisite agli atti di indagine processuale, ma si ritrovò anche sul petto uno scudetto che le venne assegnato a seguito di un parere consultivo reso il 24 luglio 2006 da una Commissione nominata dalla FIGC stessa (i c.d. “tre saggi”), all’epoca commissariata dal Prof. Guido Rossi. Da ciò, si giustifica l’esposto della società bianconera che, alla luce del nuovo materiale probatorio di cui sopra, chiese rispettivamente:

A) la revoca del titolo di campione d’Italia 2006 assegnato all’Inter e, di conseguenza,

B) il deferimento di tutti i tesserati e delle relative società di appartenenza che fossero risultati coinvolti nei comportamenti antisportivi emersi durante il processo penale di Napoli.

Prima di vedere come la Procura abbia risposto ai suddetti quesiti, è interessante osservare come sono state definite, dallo stesso Dott. Palazzi, le nuove elementi prove emerse durante il processo ordinario di Calciopoli. Si legge, infatti, a pagina 67 della relazione del Procuratore federale che “dalla documentazione recentemente acquisita (omissis) emergono una serie di fatti e circostanze che presentano aspetti di indubbio rilievo disciplinare, sia in termini di violazione dei precetti di lealtà, probità e correttezza sportiva sanciti dall’art. 1 del Codice di Giustizia Sportiva”. Quindi, tutte condotte che, se scoperte e risultanti all’epoca dei fatti, avrebbero di sicuro portato al deferimento dei soggetti coinvolti, quindi anche dell’Inter.

 

Attenzione però: deferimento non vuol dire condanna. In pratica, secondo la ricostruzione di Palazzi, anche la società nerazzurra sarebbe stata imputata nel processo sportivo del 2006 perché, di fatto, anche i suoi dirigenti avevano l’uso di intrattenere contatti (telefonici e personali) con i designatori arbitrali, seppure “con modalità e connotazioni diverse” da quelle di Moggi & C. L’Inter, quindi, avrebbe dovuto affrontare un processo che, con molta probabilità per come si è poi svolto e per le motivazioni delle sentenze redatte nei diversi gradi di giustizia, le avrebbe sicuramente irrogato alcuni punti di penalizzazione in classifica.

 

Ma una cosa è certa: lo scudetto 2005/2006 non sarebbe mai stato assegnato o, comunque, non dato ad una società comunque coinvolta in episodi che, a distanza di anni, sono stati definiti “contrari ai principi normativi ed etici, in quanto idonei ad alterare in modo evidente i caratteri dell’altreità, di terzietà e imparzialità che devono connotare i rapporti fra i dirigenti delle società di calcio e i rappresentanti del settore arbitrale”. In particolare, il comportamento tenuto dal compianto Giacinto Facchetti (ma anche di Massimo Moratti) “ha rappresentato un forte potere di condizionamento sui designatori arbitrali” (pag. 59) al fine di “condizionarli” (pag. 57) al fine di “assicurare un vantaggio in classifica a vantaggio della società Internazionale FC” (pag. 61) e, pertanto, assolutamente integrante la violazione dell’ illecito di cui all’ art. 1 e 6 del previgente Codice di Giustizia Sportiva. Pertanto, e per tornare ai quesiti posti dalla Juventus nell’esposto dell’aprile del 2010, ciascuna delle condotte emerse con le nuove prove, la Procura Federale non ha potuto che constatarne l’improcedibilità per avvenuta prescrizione.

 

 

 Vale a dire che, sebbene si siano evidenziati tutti gli elementi per potere deferire i suddetti soggetti alla Commissione Disciplinare, sono comunque trascorsi i termini di prescrizione previsti dall’ordinamento sportivo (4 stagioni sportive successive a quella della commissione dell’infrazione per le persone fisiche, 2 per le società). Ovviamente, come ricorda lo stesso Procuratore Federale (pag. 67), gli stessi soggetti interessati possono rinunciare ai termini di prescrizione e, quindi, resistere in un regolare processo. Come a dire: se vuoi dimostrare di essere innocente, rinuncia alla prescrizione, e fatti processare. Se però difficilmente assisteremo ad un nuovo processo di Calciopoli, sicuramente si avrà una pronuncia in merito al famigerato scudetto del 2006 e sulla sue eventuale revoca. Tale verdetto, però, non arriverà da un organo della Giustizia Sportiva, bensì dalla stessa Federcalcio per mezzo del proprio Consiglio Federale che, il prossimo 18 luglio, si dovrà pronunciare per votazione dei propri membri sulla scorta di questi nuovi elementi e della relazione della Procura FIGC. Sul caso Calciopoli, pertanto, il sipario non è ancora calato…

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