CGIL/ Fiom e Pomigliano, le “scomode” eredità che Epifani lascia alla Camusso

- Giovanni Gut

Susanna Camusso è stata eletta ieri segretario generale della Cgil. GIOVANNI GUT ci spiega quali sono le principali sfide che dovrà affrontare

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Susanna Camusso (Foto Ansa)

Susanna Camusso, già leader della Cgil in Lombardia e vice-segretario nazionale, è stata eletta segretario generale della Cgil. La prima donna alla guida della più grande confederazione sindacale italiana raccoglie il testimone da Guglielmo Epifani, che dopo otto anni lascia la segreteria e che della Camusso è stato il principale sponsor.

 

Susanna Camusso è chiamata ad affrontare una duplice sfida che coinvolge sia il fronte interno che i rapporti con le altre organizzazioni sindacali. Da una parte deve mediare con le posizioni più radicali della Fiom, federazione che ben conosce per il suo passato di dirigente della stessa Fiom, dall’altra ricucire lo strappo con la Cisl e la Uil reso ancor più netto dall’affaire Pomigliano. Attendendo di vedere come il nuovo segretario generale risponderà a queste sfide, possiamo fare alcune riflessioni sulle relazioni industriali nel nostro paese. Anche se sono molte le questioni aperte, le principali possono essere riassunte in due: l’unità sindacale e il ruolo del sindacato.

L’unità tra i sindacati, almeno quella delle principali confederazioni, è certamente un aspetto positivo quando è un mezzo per il confronto nel mondo del lavoro, perché permette una maggior condivisione nelle scelte e degli indirizzi delle relazioni industriali. Diventa invece un vero e proprio cappio intorno al collo dei lavoratori quando si trasforma in fine e per essa si cede a compromessi di basso profilo che si risolvono nell’immobilismo o in sterili rivendicazioni.

Lo strappo reso evidente dall’affaire Pomigliano non può essere ricucito attraverso un appello all’unità senza un ripensamento delle linee strategiche di confronto. Proprio in questo aspetto si inserisce la seconda questione che riguarda il ruolo del sindacato. L’accelerazione di quella serie di fenomeni che si riuniscono sotto il nome di globalizzazione, le conseguenze di questi processi e gli effetti di una crisi economica che non sembra ancora essersi esaurita, interrogano profondamente il mondo del lavoro e in particolare i rapporti tra le sue componenti.

Un sindacalismo meramente antagonista appare come un semplice e inutile esercizio di retorica, un volersi trincerare dietro rivendicazioni rese vane da una realtà in continuo mutamento. Inoltre, non si può dimenticare la violenza sempre in agguato (si pensi solamente ai recenti attacchi alla Cisl) che trova il proprio humus in un clima avvelenato e di ideologica contrapposizione. Oggi è sempre più necessario un sistema di relazioni industriali di tipo collaborativo che nel confronto – talvolta anche acceso – sappia trovare le migliori soluzioni per affrontare le criticità del lavoro.

 

Non significa in alcun modo confondere il ruolo delle parti né rinnegare la vocazione del sindacato, ma di avviare una nuova stagione di promozione del lavoro e delle persone nel lavoro. Questo in parte già avviene in tutti quei contesti in cui la contrattazione si sposta a livelli territoriali al fine di ricercare le migliori soluzioni nei differenti realtà locali. Si tratta dunque di continuare in una linea di confronto che mette al centro una collaborazione tra le parti sociali che sia libera dai legacci ideologici per dare una risposa concreta ed effettiva ai bisogni del mondo del lavoro e della società.

 

Si tratta, dunque, di una sfida culturale, ancor prima che sociale o economica, per il nuovo segretario generale della Cgil e dalla quale dipenderà una nuova stagione delle relazioni industriali in Italia.



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