FIAT/ Giorgio Cremaschi della Fiom: “L’accordo con Marchionne è degno del fascismo”

- La Redazione

Cremaschi della Fiom invoca lo sicopero generale

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Sergio Marchionne (Foto Imagoeconomica)

Parole dure del presidente del comitato centrale della Fiom, Giorgio Cremaschi, in relazione all’accordo tra Cisl, Uil e Fiat, il cosiddetto accordo di Mirafiori. Per Cremaschi, si tratta del «più grave atto antidemocratico verso il mondo del lavoro dai tempi del fascismo».

Cremaschi ricorda che il 2 ottobre 1925 Mussolini, la Confindustria e i sindacati corporativi fascisti firmavano a Palazzo Vidoni un accordo che cancellava le elezioni delle commissioni interne. L’accordo di Mirafiori che cancella le elezioni delle rappresentanze aziendali è, da allora, il più grave atto antidemocratico verso il mondo del lavoro». «L’accordo – prosegue Cremaschi – abolisce la democrazia e istituisce un regime di fiduciari come durante il fascismo ed è di una gravità inaudita che Cisl e Uil abbiano potuto sottoscriverlo, è una rottura senza precedenti a cui non si potrà che rispondere con la lotta e la mobilitazione democratica per questo è convocato il comitato centrale della Fiom il 29 dicembre e da li dovrà partire una risposta in grado di fermare questo attacco. Per questo rinnovo la richiesta a Susanna Camusso di fare lo sciopero generale e di non continuare ad illudersi che la Confindustria si dissoci da Marchionne. Non è successo nel 1925 e non succederà oggi».

Ricordiamo che giovedì 23 dicembre è stato raggiunto l’accordo tra Fiat e sindacati per lo stabilimento di Mirafiori. L’intesa è stata firmata da tutti, tranne che dalla Fiom. L’accordo prevede, in particolare, un investimento in joint venture tra Fiat e Chrysler di oltre un miliardo di euro, la produzione a regime di 280mila vetture l’anno di Suv a marchio Chrysler e Alfa Romeo e il pieno utilizzo degli impianti su sei giorni lavorativi. Il monte ore complessivo di lavoro settimanale individuale rimarrà invariato a 40 ore, mentre sono previsti 3.700 euro in più in busta paga, all’anno, per la maggiore incidenza delle maggiorazioni di turno.



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